Influenza Aviaria nel seme bovino: il caso americano che apre nuovi frontiere sulla diffusione del virus

Uno studio pubblicato su Emerging Infectious Diseases segnala per la prima volta la presenza di RNA del virus H5N1 nel seme di un toro asintomatico durante un focolaio in California. Il virus infettivo non è stato isolato, ma il lavoro apre interrogativi sulla possibile diffusione intra-allevamento e sulle misure di biosicurezza nella riproduzione bovina

21 Maggio, 2026

L’influenza aviaria ad alta patogenicità H5N1 continua a mostrare una capacità di adattamento e diffusione tra specie che sta modificando profondamente l’approccio epidemiologico al virus. Dopo il coinvolgimento dei bovini da latte negli Stati Uniti e le evidenze relative alla trasmissione attraverso il latte, un nuovo studio pubblicato sulla rivista Emerging Infectious Diseases aggiunge un ulteriore elemento di attenzione, il rilevamento di RNA virale nel seme bovino.

Il focolaio in California

Il lavoro, condotto da ricercatori dell’Università del Wisconsin, della Cornell University e di altri centri statunitensi e giapponesi, descrive il caso di un allevamento Holstein della California colpito nell’autunno 2024 da un focolaio di H5N1 appartenente al genotipo B3.13. Secondo gli autori, il focolaio sarebbe stato favorito dalla movimentazione interstatale di bovine infette, contribuendo alla rapida diffusione del virus nello Stato.

Nell’allevamento, composto da circa 4.500 capi, le bovine in lattazione mostravano sintomi compatibili con l’infezione: riduzione della produzione di latte, mastite, letargia, disidratazione, anoressia e febbre elevata. Il tasso di morbilità avrebbe raggiunto circa il 60% degli animali nell’arco di tre settimane.

Le analisi sui tori

Circa quattro settimane dopo l’identificazione del focolaio, i veterinari aziendali hanno raccolto campioni da tre tori Holstein di tre anni utilizzati per monta naturale. I campioni comprendevano tamponi nasali profondi, raschiati prepuziali, liquido pre-eiaculatorio, seme e siero.

Le analisi molecolari mediante RT-PCR hanno evidenziato la presenza di RNA influenzale esclusivamente nel seme di uno dei tre animali esaminati. Il dato è stato confermato da tre differenti saggi PCR e successivamente attribuito al ceppo H5N1 clade 2.3.4.4b. Gli altri campioni, inclusi tamponi nasali e raschiati prepuziali, sono risultati negativi.

Il sequenziamento ha poi confermato la presenza del virus H5N1, consentendo di ottenere un genoma virale parziale successivamente depositato nella banca dati GISAID. L’analisi filogenetica ha mostrato una stretta correlazione con sequenze virali bovine circolanti nello stesso periodo in California e con un campione proveniente da un lavoratore dell’allevamento.

RNA virale non significa virus infettivo

Un aspetto particolarmente importante dello studio riguarda però l’interpretazione dei risultati. Nonostante il rilevamento dell’RNA virale, i ricercatori non sono riusciti a isolare virus infettivo né in uova embrionate né in colture cellulari MDCK. Anche i test sierologici sui tori sono risultati negativi, sebbene uno degli animali presentasse valori vicini alla soglia interpretativa del test ELISA.

Gli stessi autori sottolineano quindi che il significato biologico del ritrovamento resta ancora incerto. Il virus potrebbe essere stato realmente eliminato attraverso il seme, ma non si può escludere una contaminazione del campione durante la raccolta, effettuata in condizioni operative particolarmente complesse all’interno dell’allevamento. Nel supplemento metodologico dello studio viene infatti descritto come il campionamento dei tori, animali adulti di grandi dimensioni gestiti in piena emergenza sanitaria, abbia richiesto strutture temporanee di contenimento e procedure sul campo non semplici da standardizzare.

Resta inoltre fondamentale distinguere tra presenza di RNA virale e presenza di virus infettante. La rilevazione molecolare indica che materiale genetico virale era presente nel campione, ma non dimostra automaticamente la capacità del virus di trasmettere l’infezione. Gli autori evidenziano comunque che, se future ricerche dovessero confermare una reale escrezione virale nel seme, potrebbero emergere implicazioni rilevanti per la biosicurezza aziendale e per i programmi di fecondazione artificiale.

Le implicazioni per la biosicurezza

Lo studio richiama anche l’attenzione sul tema della diffusione “silenziosa” dell’H5N1 negli allevamenti bovini. A differenza di quanto osservato negli avicoli, nei bovini molte dinamiche epidemiologiche sono ancora poco comprese. Gli autori ricordano che il movimento degli animali in lattazione rappresenta già oggi un fattore di rischio riconosciuto per la diffusione interstatale dell’infezione negli Stati Uniti. L’eventuale coinvolgimento della via riproduttiva potrebbe quindi complicare ulteriormente gli scenari di controllo.

Dal punto di vista operativo, il lavoro non modifica al momento le pratiche riproduttive né introduce evidenze sufficienti per attribuire al seme un ruolo epidemiologico certo nella trasmissione dell’H5N1. Tuttavia, il paper evidenzia la necessità di approfondire il tropismo del virus per gli organi riproduttivi bovini, valutare la possibile escrezione seminale in condizioni naturali e rafforzare le misure di biosicurezza durante le operazioni di raccolta e gestione del materiale seminale.

Il presente articolo è una sintesi e rielaborazione giornalistica dello studio scientifico “Highly Pathogenic Avian Influenza A(H5N1) Virus RNA in Bovine Semen, California, USA, 2024”, pubblicato su Emerging Infectious Diseases (Vol. 32, No. 5, maggio 2026).

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