Il vaiolo ovicaprino torna in Serbia: sotto accusa la movimentazione illegale di animali

L'episodio riaccende l'attenzione sui rischi legati ai traffici illeciti e sulla necessità di mantenere elevati i livelli di biosicurezza negli allevamenti

pecore - gregge
4 Agosto, 2026

Il vaiolo ovicaprino ritorna in Serbia. Una malattia riemergente che era stata dichiarata eradicata nel paese proprio nel dicembre 2025 e che oggi è invece tornata a diffondersi nella zona di Raška.

L’origine sembra essere la movimentazione illegale di animali che ha permesso quindi la diffusione del patogeno in 132 pecoreb identificate da controlli ufficiali e senza sintomi evidenti. Le autorità, successivamente alla conferma del focolaio, hanno prontamente messo in atto le procedure di controllo previste tra cui l’abbattimento degli animali positivi al test Rt-PCR e l’applicazione di zone di restrizione attorno all’area colpita. Sono state prontamente inserite le imitazioni alle movimentazioni non solo degli animali ma anche di prodotti e sottoprodotti di origine animale ed i relativi controlli di prevenzione alle movimentazioni illecite.

Un precedente focolaio aveva coinvolto il territorio nel dicembre 2025 e grazie alla rigorosa applicazione delle misure di sicurezza era stato prontamente contenuto ed eliminato in tempi ristretti, nell’arco di circa 2 mesi dalla conferma dei casi positivi. Il Ministro dell’agricoltura serbo Dragan Glamocic ha avanzato i suoi sospetti sulla provenienza di questo mercato illecito da Kosovo, Macedonia del nord e dall’albania, un dato fondamentale che servirà alle autorità per proseguire le indagini in corso, ed intensificare ulteriormente i controlli.

L’economia agricola serba si trova già in una situazione di criticità legata alle ingenti perdite economiche determinate dalla rapida diffusione della peste suina africana (PSA), che interessa sia le popolazioni di cinghiali selvatici che gli allevamenti suinicoli domestici del territorio. A questa emergenza sanitaria si aggiunge il recente focolaio di vaiolo ovicaprino che rischia di aggravare ulteriormente l’impatto complessivo sul comparto agricolo, aumentando le perdite produttive, sebbene in percentuale l’impatto di questo focolaio sia nettamente inferiore rispetto all’impatto economico della PSA.

L’autorità ha inoltre rassicurato i cittadini sul consumo di prodotti e sottoprodotti di origine ovicaprina da allevamenti controllati, che rimangono sicuri per il consumatore.

Fonte: Report WAHIS

 

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