Allevatori e lupi: la convivenza passa per la prevenzione e la storia del territorio

Uno studio condotto dall’Università della Tuscia rivela che su 350 allevatori italiani intervistati nel 2023-2024, il 70% chiede aiuto contro le predazioni da lupo. La tolleranza cresce al Centro-Sud grazie all’uso di recinti e cani da guardiania

lupo - bosco
19 Agosto, 2026

La recente espansione del lupo in Italia ha riacceso il conflitto con le attività zootecniche. Sebbene protetta da leggi nazionali ed europee, la presenza del predatore rappresenta una sfida concreta per chi vive di pastorizia. Un nuovo studio pubblicato su The Journal of Wildlife Management offre una chiave di lettura inedita, evidenziando che l’atteggiamento degli allevatori non è omogeneo, ma varia in base a fattori geografici, socio-cognitivi ed esperienziali. Non esiste una ricetta unica per gestire la convivenza, poiché ogni territorio richiede strategie mirate. Questa eterogeneità di percezioni suggerisce che il contesto geografico e la storia locale giochino un ruolo decisivo.

Lo studio

Il lavoro è coordinato da Gianluca Damiani e Sarah Droghei dell’Università della Tuscia, in collaborazione con Riccardo Mattea, Andrea Gallizia del Centro Studi Ecologia Biodiversità Appenninica, e Giovanna Jona Lasinio dell’Università Sapienza di Roma. Gli studiosi, mediante delle interviste, hanno esaminato le opinioni personali in relazione alle caratteristiche delle aziende e all’impiego di difese attive. Per interpretare le singole risposte, bisogna guardare come la gestione zootecnica vari notevolmente lungo la penisola.

Tra modelli intensivi e pratiche tradizionali

La pastorizia italiana è diversificata lungo un gradiente latitudinale. Al Nord prevalgono sistemi intensivi e su larga scala, con scarso ricorso alle pratiche tradizionali di custodia. Al Centro-Sud è invece diffusa una zootecnia estensiva che si affida da generazioni a metodi protettivi come i cani da guardiania. Questa disparità si riflette anche nei tempi di convivenza: nell’Appennino il lupo non è mai del tutto scomparso, mentre al Nord sta ricolonizzando territori dopo una lunga assenza. Proprio questa differenza nei decenni di coabitazione rappresenta uno dei fattori determinanti identificati dai ricercatori.

L’indagine sul campo 

L’indagine si è svolta tramite questionari anonimi, distribuiti di persona e online, tra maggio 2023 e marzo 2024, raccogliendo 350 risposte complete da allevatori di tutta Italia: 175 al Nord, 116 al Centro e 59 al Sud. Il campione presenta un’età media di 43,4 anni e un’esperienza media di 24,2 anni, con aziende che gestiscono in media 208,9 capi, tra equini, bovini, ovini e caprini. Dai dati emerge chiaramente la pressione del conflitto: il 70,9% degli intervistati ha subito almeno un evento di predazione nella vita lavorativa, e il 74,4% di essi riferisce un incremento degli attacchi nel tempo. Le difficoltà economiche connesse a queste perdite sono aggravate da una diffusa percezione di isolamento istituzionale.

I numeri del divario 

I risultati evidenziano una discrepanza tra il bisogno di protezione degli operatori e il sostegno economico pubblico effettivo. Circa il 70,4% degli intervistati chiede aiuto per difendere il bestiame, ma l’81,3% dichiara di non aver mai ricevuto finanziamenti pubblici per la prevenzione. Inoltre, solo il 2,7% ritiene di aver ottenuto fondi sufficienti per installare e mantenere le difese. Sul fronte degli indennizzi, il 24,5% sceglie di non presentare alcuna richiesta di rimborso dopo un attacco, trovandosi talvolta ad affrontare barriere socioeconomiche all’accesso al supporto istituzionale. L’analisi statistica ha permesso di isolare i fattori specifici che spingono verso posizioni più o meno favorevoli alla convivenza.

Risultati

The influence of socio-demographic, management and individual factors in perceptions of a predator in Italy

I ricercatori hanno applicato un modello lineare generalizzato per individuare quali variabili influenzino la richiesta di metodi letali di gestione, come l’abbattimento controllato (noto come culling). I dati indicano che gli allevatori del Nord Italia mostrano una probabilità significativamente maggiore di sostenere l’abbattimento rispetto ai colleghi del Centro-Sud. Chi convive con il lupo da un periodo compreso tra 5 e 20 anni esprime una tolleranza molto superiore rispetto a chi sperimenta la sua presenza da meno di 5 anni. La richiesta di abbattimento aumenta anche tra chi reputa il lupo pericoloso per l’essere umano, nocivo per le attività o ne stima una presenza locale superiore ai 10 esemplari. L’adozione attiva di misure di difesa concrete si conferma, tuttavia, lo strumento più efficace per mitigare l’ostilità.

Cani da guardiania e recinti fanno la differenza

L’impiego di sistemi protettivi risulta strettamente correlato a una visione più costruttiva e positiva nei confronti del lupo. Chi utilizza cani da guardiania o recinti elettrificati mostra una propensione decisamente inferiore a richiedere l’abbattimento. L’efficacia di questi strumenti è riconosciuta dagli intervistati: il 53% considera i cani altamente efficaci, mentre i recinti elettrificati sono reputati molto efficienti dal 30,1% e moderatamente utili dal 44,2%. Al Nord, dove l’ostilità registrata è maggiore, si rileva un uso ridotto dei cani da guardiania e un tasso del 10% di aziende che non adottano alcuna misura protettiva. Queste evidenze indicano la strada da seguire per garantire un futuro sostenibile al comparto zootecnico.

Verso la coesistenza

La ricerca suggerisce che il superamento del conflitto non possa prescindere da interventi di supporto mirati e differenziati a livello regionale. Garantire finanziamenti costanti, fornire assistenza tecnica e promuovere l’uso corretto dei metodi di prevenzione rappresentano le reali opportunità per salvaguardare il lavoro degli allevatori. Al tempo stesso, l’elaborazione di campagne informative trasparenti sul reale comportamento e sul monitoraggio del predatore può contribuire a ridurre i timori o le sovrastime locali. Solo con un impegno congiunto tra istituzioni e produttori sarà possibile costruire una coabitazione duratura, tutelando sia la biodiversità sia la preziosa economia rurale.

Farmers versus wolves: how geographic, social cognitive, and experiential factors influence attitudes towards a predator in Italy; Gianluca Damiani, Sarah Droghei, Riccardo Mattea, Andrea Gallizia, Giovanna Jona Lasinio; Journal of Wildlife Management, July 21 2026; DOI: https://doi.org/10.1002/jwmg.70250

Da leggere - Agosto 2026

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