Sale l’indice dei prezzi FAO, complice la preoccupazione relativa all’offerta
Condizioni meteorologiche avverse, conflitti in Medio Oriente e problemi logistici legati al commercio nel Mar Nero sono tra le cause primarie dell'aumento dei prezzi delle principali materie prime alimentari

Nel mese di agosto 2026, l’Indice FAO dei prezzi alimentari (FFPI) ha registrato una media di 133,3 punti, in aumento di 2,5 punti (1,9%) rispetto al dato rivisto di luglio. Il rialzo mensile è stato determinato da aumenti diffusi nei principali gruppi di materie prime alimentari, seppure con intensità diverse tra i vari comparti. Rispetto ad agosto dello scorso anno, l’indice generale risulta in crescita del 2,5% (3,3 punti), pur rimanendo inferiore di 26,9 punti (16,8%) rispetto al massimo storico raggiunto nel marzo 2022.
Cereali: i prezzi raggiungono i massimi da oltre due anni
L’Indice FAO dei prezzi dei cereali ha raggiunto ad agosto una media di 116,3 punti, in aumento del 2,2% (2,5 punti) rispetto a luglio 2026 e ai massimi livelli da maggio 2024. Il rialzo ha interessato tutti i principali cereali ed è stato sostenuto dalla robusta domanda globale, dalle preoccupazioni legate alle condizioni meteorologiche in diverse aree produttive e dalle persistenti incertezze logistiche nel Mar Nero. I prezzi internazionali del frumento sono aumentati del 2,6% su base mensile e del 15,0% rispetto ad agosto dello scorso anno. A sostenere le quotazioni sono stati i persistenti problemi logistici nel Mar Nero, le revisioni al ribasso delle stime di produzione in alcune aree d’Europa colpite da caldo e siccità e l’indebolimento del dollaro statunitense, che ha favorito la competitività delle esportazioni americane. Anche per il mais le quotazioni internazionali sono cresciute del 2,5%, sostenute dal peggioramento delle prospettive di resa nella Corn Belt statunitense e nell’Unione Europea, a causa del caldo prolungato. Sul rialzo hanno inoltre inciso la forte domanda da parte dei settori dei mangimi e dell’etanolo, le interruzioni dei flussi di esportazione dall’Ucraina e le tensioni sulle forniture di input agricoli seguite alla chiusura dello Stretto di Hormuz. Per quel che riguarda il riso, l’aumento è stato più contenuto, attestandosi sullo 0,5% sostenuto dai movimenti valutari, dalla domanda costante dei Paesi asiatici e africani e dalle prospettive di disponibilità limitata per la varietà Indica. In deciso aumento anche le quotazioni di sorgo (+3,9%) e orzo (+2,6%).
Prodotti lattiero-caseari: primo aumento dopo quattro mesi di calo
L’Indice FAO dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari ha registrato ad agosto una media di 119,2 punti, in crescita del 2,3% (2,7 punti) rispetto al mese precedente. Si tratta del primo aumento dopo quattro mesi consecutivi di flessione, anche se l’indice rimane inferiore del 21,7% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. La ripresa è stata trainata dal latte scremato in polvere (+3,0%) e dal latte intero in polvere (+2,4%). Le quotazioni hanno beneficiato della contrazione stagionale dell’offerta di latte nell’Unione Europea, aggravata dalle condizioni di caldo e siccità in diverse aree produttrici, e di una solida domanda di importazione. A controbilanciare parzialmente il rialzo è stato l’aumento stagionale della produzione in Oceania. In crescita anche i prezzi del formaggio (+2,7%), che hanno proseguito il recupero iniziato a luglio: i forti aumenti registrati in Europa hanno più che compensato i cali in Oceania, dove la concorrenza statunitense ha esercitato una pressione al ribasso. Per quel che riguarda il burro, le quotazioni sono rimaste sostanzialmente stabili rispetto a luglio. La tenuta dei prezzi nell’Unione Europea, sostenuta dalla minore disponibilità di prodotto, è stata compensata dall’aumento stagionale delle forniture in Oceania.
Carne: leggero rialzo per pollame e suini, frena il bovino
L’Indice FAO dei prezzi della carne ha raggiunto ad agosto una media di 127,9 punti, in aumento dell’1,0% (1,2 punti) rispetto al dato rivisto di luglio, mantenendosi su livelli molto simili a quelli registrati un anno fa. I prezzi della carne suina hanno registrato un marcato aumento, trainato soprattutto dall’Unione Europea, dove le temperature elevate hanno rallentato la crescita degli animali, riducendo la disponibilità di capi pronti per la macellazione. In aumento anche le quotazioni del pollame, sostenute dal rimbalzo dei prezzi all’esportazione del Brasile, a fronte di una domanda globale particolarmente solida. Anche le quotazioni della carne ovina sono aumentate, sostenute dai prezzi più elevati registrati in Nuova Zelanda, dove la disponibilità per l’esportazione rimane limitata a fronte di una domanda globale sostenuta. In controtendenza rispetto agli altri comparti, i prezzi internazionali della carne bovina che hanno registrato una flessione. Con la quota assegnata al Brasile nell’ambito del programma cinese di salvaguardia delle importazioni di carne bovina quasi esaurita, le esportazioni hanno subito un ulteriore rallentamento a causa del rischio di tariffe più elevate sulle spedizioni aggiuntive, mentre l’Australia aveva già raggiunto le soglie di quota in Cina e nella Repubblica di Corea. Ciò ha intensificato la concorrenza per le destinazioni alternative, esercitando una pressione al ribasso sui prezzi delle esportazioni in entrambi i Paesi.
Fonte: FAO – Food and Agriculture Organizzation of the United Nation

















































































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