Sta vacillando anche la sacralità della scienza
Il diritto alla verità tra democrazia, intelligenza artificiale e scienza sotto assedio

La civiltà che l’uomo ha ultimamente creato, e che taluni chiamano antropocene, è caratterizzata dal trionfo della tecnica e dallo sgretolamento del Sacro, almeno nel mondo occidentale e nella profondamente laica Cina. Alcune grandi religioni monoteistiche come quella giudaico cristiana vedono inesorabilmente ridursi praticanti e vocazioni, anche se gli ultimi Papi della fede cattolica sono visti sempre più come punti di riferimento morale nel tentativo disperato di arginare la spietatezza e la voracità umana. Anche se la cultura umanistica ha da sempre cercato di domesticare l’uomo e dargli delle regole inviolabili, almeno in teoria, come leggi, dogmi e tabù, la fascinazione della tecnologia ha creato un’irresistibile attrazione nei suoi confronti e al contempo un terrore del futuro.
Sembra che quello che spaventa di più l’uomo sia l’uomo stesso. Sono decenni che la cinematografia per avere successo produce film distopici imponendo la convinzione che il futuro dell’uomo e della Terra non può che essere terrificante. Un mondo distrutto e dominato dalle macchine create dall’uomo stesso dove l’uomo è braccato, affamato e regredito.
Sembra che l’umanità, pur consapevole che sta distruggendo le risorse naturali e surriscaldando il pianeta, non riesca a fermarsi, forse per un puro spirito masochistico che rasenta la patologia. Qualche tentativo di sensibilizzazione delle coscienze da parte dei tanti movimento ambientalisti attivi è stato fatto, ma senza ottenere alcun risultato. La voracità e il narcisismo sono le uniche vere cause delle gravi crisi geopolitiche in corso, che ci toccano molto da vicino nella quotidianità delle nostre vite. L’umanità è impaurita dal risveglio dell’animale che è in ognuno di noi e che la cultura aveva, con difficoltà, tenuto sotto controllo. Il crollo della natalità e il disgusto per la democrazia ne sono l’esempio più tangibile.
Per continuare a gettare benzina sul fuoco due recenti episodi. Fino allo scorso anno gli USA ci rassicuravano perché noi occidentali, ritenuti un possente baluardo della cultura e della democrazia avevamo delegato agli Stati Uniti d’America la nostra sicurezza e lo sviluppo tecnologico riservandoci, almeno noi italiani, il primato di tutti quei beni materiali e immateriali riconducibili all’arte e alla cultura. Ci siamo risvegliati da un lungo sogno scoprendo che negli USA la democrazia è sotto un fuoco amico e che la loro costituzione non è così evoluta e in grado di salvaguardare i diritti e i doveri di questo grande Paese. Abbiamo visto anche la loro delegittimazione della ricerca scientifica, ora non ritenuta così importante, e quindi non meritevole di essere cospicuamente finanziata come era sempre stato fatto. Abbiamo visto un Paese che si vantava di essere in grado di esportare la democrazia e la liberà trasformarsi nella dittatura di un solo uomo che agisce con lo stesso stile e con la stessa dialettica delle altre grandi autocrazie del mondo.
Abbiamo festeggiato l’avvento dell’AI come una promessa di libertà e di sapere diffuso, per poi sentire Jacob Coxon, ricercatore prima di OpenAI e poi di Anthropic, che, abbandonando quest’ultimo gigante dell’AI, ha denunciando pubblicamente la pericolosità di questa corsa verso la super-intelligenza capace di auto-migliorarsi. Ci ha fatto gelare il sangue sentire dire da lui che queste aziende starebbero giocando con le nostre vite ed inevitabilmente abbiamo pensato alle guerre dell’uomo con le macchine che lui stesso ha creato così bene rappresentate dalla trilogia cinematografica di Matrix.
Ancora più inquietante l’appello di Dario Amodei, CEO di Anthropic, di rallentare lo sviluppo dell’AI perché potrebbe sfuggire di mano, condiviso da Sam Altman, numero uno di Open AI e da Elon Musk. Un’altra secchiata d’acqua gelida in faccia è l’accusa di non qualità delle evidenze pubblicate sulle riviste scientifiche peer reviewed. Tanti sono i sospetti di violazione dell’imparzialità e del metodo scientifico.
Ruminantia ha dapprima pubblicato l’allarme di Giovanni Ballarini dal titolo: “Lo dice la scienza, ma chi lo assicura?” per poi approfondire questo tema nel numero 697 di settembre 2026 della rivista le Scienze dal titolo “La ricerca travolta dalle frodi” di Florian Sturm.
A rincarare la dose, l’articolo di Milena Gabanelli e Andrea Priante dal titolo “AI e ricerca medica, come si truccano i dati” pubblicato il 14 settembre 2026 su Dataroom del Corriere delle Sera.
La parte più colta dell’umanità riteneva sacra l’imparzialità della ricerca scientifica ma da quando la pubblicazione sulle riviste scientifiche è diventato un business, l’unica strada per fare carriera nell’accademia e uno strumento di manipolazione per l’industria poco seria, l’incantesimo si è rotto perché quello che è stato compromesso è il diritto alla verità e, nel caso si tratti di scienze biomediche, il diritto alla salute.
Scagli la prima pietra chi, costretto ad assumere farmaci per una patologia cronica o per un trattamento di lunga durata, non ha mai avuto dubbi sulla loro efficacia o non si sia mai chiesto se il medico li abbia prescritti sulla base delle evidenze scientifiche oppure perché influenzato dagli informatori scientifici. Questo ovviamente non ha nulla a che vedere con il pensiero no vax che mette in dubbio, senza se e senza ma, la profilassi vaccinale di per sè e non uno specifico tipo di vaccino, e lo fa solo per motivazioni ideologiche.
Ma cosa si può fare per continuare a pensare che ci siano valori come la democrazia, i diritti e i doveri, e l’onesta anche intellettuale, che l’uomo non è solo un predatore che caccia in branco, e che valga la pena difendere questi valori a tutti i costi? Forse è utopistico pensare che ad un certo punto appariranno sulla scena politici che mettono tutto ciò tra le priorità.
Ci piacerebbe pensare che non tutto è perduto, e che esista una parte sana dell’umanità che potrebbe ribaltare la situazione, perché questi periodici imbarbarimenti sono avvenuti più volte nella storia dell’uomo. Certo, a fronte della violazione della sacralità del metodo scientifico, e di come la scienza viene divulgata, la tentazione di perdere la speranza è tanta. Un suggerimento alle società scientifiche e all’Accademia: perché non fate sentire forte e chiaro la vostra voce? Perché nei corsi di studio universitari non si dedica più tempo a insegnare come si legge, con spirto critico, un articolo scientifico? Diamoci da fare perché nulla è perduto ma di tempo ce ne é rimasto molto poco.
Ruminantia fa la sua parte e, di sicuro, continuerà a farla. Identifichiamo spesso la nostra linea editoriale nella strofa «ho ancora la forza di dire che, comunque, la mia parte ve la posso garantire» della canzone scritta da Francesco Guccini e Luciano Ligabue dal titolo “Ho ancora la forza”, che merita ogni tanto di essere ascoltata.

















































































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