Corretta colostratura dei vitelli: pubblicate le nuove linee guida del Ministero della Salute
Uno strumento tecnico operativo di supporto all’applicazione del D.Lgs 126/2011 e delle recenti ordinanze emesse dal Ministero della Salute sui controlli Ufficiali per la tutela del benessere dei vitelli nel primo mese di vita in allevamenti da latte e centri di raccolta.

Il Ministero della Salute ha incaricato il Centro di Referenza Nazionale per il Benessere Animale (CReNBA), in collaborazione con il Centro di Referenza Nazionale sull’Igiene e le Tecnologie dell’Allevamento e delle Produzioni Bufaline (CReNBuf ), di redigere delle linee guida sulla corretta colostratura dei vitelli. Il documento nasce dallo studio della più recente bibliografia scientifica sull’argomento e dall’esperienza raccolta direttamente sul campo nei progetti di ricerca condotti dagli Istituti Zooprofilattici Sperimentali di Lombardia ed Emilia, Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, Mezzogiorno e delle Venezie, e dall’ATS di Brescia. Di seguito le indicazioni principali emerse.
Gli aspetti ritenuti fondamentali per una corretta colostratura ed analizzati dettagliatamente all’interno della pubblicazione, sono:
- tempestività nella somministrazione;
- qualità del colostro somministrato;
- quantità del colostro somministrato;
- monitoraggio dell’avvenuta colostratura.
Tempestività nella somministrazione
Partendo dall’assunto, orami a tutti noto, che il colostro materno viene assorbito dal vitello durante le prime ore di vita attraverso l’intestino tenue e che la capacità di assorbimento diminuisce già dopo 6-12 ore dalla nascita, esaurendosi entro le 24 ore (Chase et al., 2008), il primo aspetto cruciale è la tempestività della somministrazione. Data l’importanza, questo aspetto è stato anche normato (All.I punto 15 del D.Lgs 126 del 2011) prevedendo che la somministrazione avvenga “al più presto“, e per garantire ciò è necessaria la definizione ed adozione di una strategia idonea per la propria realtà aziendale. L’indicazione fornita dalle presenti linee guida è che sia somministrato entro le prime 2–3 ore, preferibilmente seguito da una seconda dose tra le 6 e le 12 ore successive (Fischer et al., 2018).
Qualità del colostro
Il colostro da somministrare può essere: fresco, refrigerato, congelato, pastorizzato, artificiale, ecc. e la scelta deve tenere in considerazione i limiti associati a ciascuna di queste tipologie relativamente ad igiene, conservazione e praticità di utilizzo. Un colostro di buona qualità è denso (densità > 1050), di colore giallastro, contiene almeno 60 g/L di gamma-globuline, che corrispondono ad un valore pari a 23 sulla scala Brix e presenta una carica batterica totale < 100.000 ufc/ml (Berge 2023, Care4Dairy 2024). La corretta conservazione del colostro è essenziale per mantenerne le proprietà nutrizionali e immunologiche, prevenendo la contaminazione batterica. Il colostro fresco va somministrato entro un’ora e conservato al massimo per 48 ore a 4 °C, mentre il congelamento consente di preservarlo fino a 12 mesi. In quest’ultimo caso è importante che il colostro di partenza sia di elevata qualità (≥ 25 Brix) e che lo scongelamento avvenga correttamente (immerso a bagnomaria in acqua che non superi i 49°C) e la somministrazione sia effettuata alla temperatura corporea del vitello (38-39°C). Infine, va garantita l’igiene delle attrezzature e la tracciabilità del colostro per prevenire malattie e contaminazioni.
Quantità del colostro
Per garantire un efficace trasferimento dell’immunità passiva, i vitelli devono assumere colostro ricco di immunoglobuline entro 2-3 ore dalla nascita, per un totale pari almeno al 10% del loro peso vivo nelle prime 12 ore. Entro 6 ore, devono ricevere almeno 220 g di Ig (meglio ≥ 300 g per un’immunità ottimale). Dopo la fase colostrale, si somministrano latte di transizione e poi sostituti, mantenendo un apporto pari al 20% del peso vivo per 6–8 settimane, favorendo così la crescita e lo sviluppo dell’apparato gastrointestinale e riducendo lo stress da svezzamento (Care4Dairy,
2024). Nel vitello bovino lo svezzamento dovrebbe avvenire non prima delle 8–9 settimane di età, quando c’è un consumo stabile di almeno 1–1,5 kg di mangime starter per almeno tre giorni consecutivi e il rumine è sufficientemente sviluppato. Per i bufalini, si ritiene opportuno uno svezzamento dopo 90 giorni e almeno 80–95 kg di peso.
Monitoraggio dell’avvenuta colostratura
Una volta stabilita la procedura aziendale di somministrazione del colostro, è opportuno monitorare sulla sua efficacia. Il metodo più sicuro è l’analisi del siero del vitello, che indaga il trasferimento dell’immunità passiva. I test eseguibili sono di diverse tipologie, quelli consigliati su siero di sangue sono:
- la determinazione delle gamma-globuline mediante elettroforesi del siero (g/L),
- la determinazione di immunoglobuline G mediante immunodiffusione radiale (RID) o ELISA (g/L);
- il dosaggio della gamma-glutamil-transferasi (GGT) (UI/L).
A livello di campo può essere utilizzato il rifrattometro per la determinazione delle proteine totali contenute nel siero (g/L) o per la determinazione del valore su scala Brix (Elsohaby et al., 2019).
Per maggiori dettagli tecnici è possibile scaricare le linee guida complete QUI!
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