Allevamenti e nitrati: Olanda condannata per il superamento dei limiti. Cosa succederà all’Italia?
A seguito della causa promossa da Greenpeace, il governo olandese è stato dichiarato colpevole di non aver messo in atto misure idonee. Si teme ora per il nostro Paese

Greenpeace annuncia la vittoria della causa intentata contro il governo olandese per non aver messo in atto misure adeguate a ridurre i livelli di azoto nell’ambiente.
Secondo la sentenza proclamata il 22 gennaio scorso, i Paesi Bassi non avrebbero applicato la normativa in essere, inducendo una degradazione degli habitat olandesi a causa delle eccessive quantità di gas nocivi prodotti, soprattutto, dagli allevamenti intensivi. Per tale motivo il governo dovrà ora adottare degli opportuni interventi che, entro il 2030, consentano di riportare almeno metà delle aree naturali sensibili all’azoto al di sotto delle soglie critiche stabilite.
Una notizia che ha suscitato immediate reazioni anche nel nostro Paese, come si legge nel comunicato stampa divulgato da Greenpeace Italia:
“È una vittoria agrodolce perché non dovrebbe essere necessaria la sentenza di un tribunale per far rispettare le leggi di protezione ambientale in vigore da decenni”, commenta Simona Savini di Greenpeace Italia. “Ci auguriamo però che suoni come un monito anche per il nostro governo , visto che l’Italia è sottoposta a una procedura di infrazione per il mancato rispetto della Direttiva Nitrati, dovuta agli eccessivi carichi di azoto che contaminano alcuni territori italiani, provenienti principalmente dagli allevamenti intensivi”.
Effettivamente il nostro Paese ha già ricevuto una prima lettera di mora, inviata dalla Commissione europea, nel 2018 e una successiva nel 2020, per arrivare poi, nel 2023, ad un “parere motivato“. In quest’ultimo è scritto che, se l’Italia, e la Lombardia in particolare, non prenderanno subito provvedimenti, bisognerà risponderne di fronte alla Corte di Giustizia Europea e pagare ingenti sanzioni per non aver protetto adeguatamente le acque e la popolazione dall’inquinamento da nitrati provenienti da fonti agricole.
Che l’inquinamento da nitrati sia un aspetto da gestire celermente all’interno del settore zootecnico è risaputo, come si evince dalla stessa relazione tecnica relativa all’anno 2024 (QUI) stilata dalla Regione Lombardia, nella quale si evidenzia che il 40% dei Comuni della regione, che si trova in zone vulnerabili ai nitrati, supera i livelli di azoto di origine zootecnica consentiti:
“Dei 413 comuni ubicati in ZVN (≈ 27% del totale) il limite di 170 kg N/ha/anno viene superato in 155 comuni (2 in meno rispetto al 2023), distribuiti prevalentemente nelle aree agricole di pianura delle province di Brescia (36%), Cremona (26%), Bergamo (17%) e Mantova (12%). A questi si aggiungono 10 comuni ubicati in ZnVN in cui viene superato il limite di 340 kg N/ha/anno (con un incremento di 2 comuni rispetto al 2023)”.
Tale contesto non deve però indurre al tipico errore di generalizzazione e demonizzazione di un intero comparto, ma dovrebbe, piuttosto, far maturare nuovi approcci e soluzioni condivise, come avevamo già sottolineato quando, nel nostro articolo “Depositata alla Camera una proposta di legge che vuole stravolgere la zootecnia italiana“, abbiamo illustrato la proposta di legge “Oltre gli allevamenti intensivi. Per una transizione agro-ecologica della zootecnia” (disponibile QUI ), presentata lo scorso febbraio 2024 da alcune associazioni ambientaliste.



















































































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