Ambiente e clima: la biodiversità europea al bivio

Un nuovo report dell'Agenzia Europea sull'ambiente (EEA) fa chiarezza sulle sfide che l'agricoltura deve affrontare per garantire sostenibilità e un futuro produttivo

Report ambiente
3 Ottobre, 2025

La biodiversità europea è in forte declino. È quanto emerge dal report quinquennale dell’EEA (European Environmental Agency) “Ambiente e clima in Europa: conoscenze per la resilienza, la prosperità e la sostenibilità”. Il report fornisce una valutazione scientifica dettagliata dello stato dell’ambiente e del clima in Europa, analizzando i progressi compiuti verso gli obiettivi politici dell’UE per il 2030 e il 2050, in particolare quelli stabiliti dal Green Deal europeo (EGD).

Il rapporto copre argomenti cruciali come la biodiversità e gli ecosistemi, i cambiamenti climatici, l’inquinamento e la salute umana, e la transizione verso un’economia circolare, sottolineando la necessità di resilienza in un contesto geopolitico instabile. Inoltre, la struttura evidenzia come la sicurezza economica e la qualità della vita dipendano strettamente dalla protezione delle risorse naturali.

Gioie e dolori

Secondo il report, la produzione agro-alimentare, e all’interno di questa in buona parte i prodotti di origine animale, rappresenta una delle categorie con il maggiore impatto, causando una significativa riduzione della fertilità del suolo, emissioni di gas serra e perdita di biodiversità. I fattori ritenuti più critici sono l’uso intensivo di terreni e pascoli, le emissioni di metano e protossido di azoto, l’inquinamento da fertilizzanti e reflui e il consumo eccessivo di acqua.

Al tempo stesso, secondo quanto riportati nel documento non tutte le forme di allevamento hanno lo stesso impatto. Il resoconto spiega come sistemi estensivi basati sul pascolo contribuiscono al mantenimento di habitat semi-naturali, mentre modelli integrati di allevamento e coltivazione possono ridurre la dispersione di nutrienti, creando cicli chiusi più sostenibili.

Emissioni in calo, ma non abbastanza

Dal 2005 al 2022, le emissioni agricole di gas serra sono calate solo del 7%, con una riduzione media dello 0,4% annuo. L’allevamento resta il principale responsabile delle emissioni di ammoniaca (93%), legate alla gestione dei reflui. Secondo l’EEA, esempi di buone pratiche con effetti benefici includono la copertura dei depositi di letame, oltre che tecniche moderne per lo spandimento e la costruzione di impianti a biogas.

Qualità dell’acqua

Il 30% del territorio europeo e il 34% della popolazione vivono in aree a rischio di stress idrico. L’agricoltura è secondo il report il settore che esercita la maggiore pressione sulle risorse idriche. Gli autori segnalano che il dilavamento di fertilizzanti e agrofarmaci, in particolare a base di azoto e fosforo, degrada la qualità dell’acqua, favorendo fioriture algali, riducendo i livelli di ossigeno e causando la perdita di vita acquatica, in un processo noto come eutrofizzazione.

Perdita di biodiversità

L’agricoltura è il settore più frequentemente segnalato come impattante per gli habitat e le specie, rappresentando il 21% di tutte le pressioni. L’abbandono dei pascoli e l’intensificazione produttiva colpiscono impollinatori e uccelli delle aree agricole, mettendo a rischio le rese e la stabilità degli ecosistemi, di cui la produzione agro-alimentare stessa dipende.

Impatto indiretto

Gli attuali tassi di autosufficienza alimentare dell’UE sono generalmente elevati, sebbene esistano alcune dipendenze, ad esempio le importazioni di cereali e soia per mangimi, spesso importati da Paesi extra-UE con un forte impatto su foreste e habitat tropicali.

Idee e prospettive: un settore in trasformazione

Dal rapporto europeo si evince che il futuro dell’allevamento europeo dipenderà dalla capacità di innovare e integrare la sostenibilità nei processi produttivi e quotidiani. Le abitudini alimentari restano un nodo centrale. In Europa il consumo di proteine animali e grassi è secondo quanto riportato dalla EEA più alto rispetto alla media mondiale, e lo spreco in casa e lungo la filiera rimane elevato.

Le nuove politiche agricole europee (PAC 2023-2027) puntano su eco-schemi e misure volontarie per incentivare pratiche virtuose: gestione più efficiente dei reflui, riduzione dell’ammoniaca con coperture e sistemi moderni di spandimento, uso di sottoprodotti per la produzione di biogas.

Le opportunità non mancano

Investire in pascoli estensivi per preservare habitat e paesaggio, rafforzare il legame tra allevamento e coltivazioni per chiudere i cicli di nutrienti, adottare tecniche di precisione per migliorare l’uso efficiente delle risorse, sono tutte pratiche citate come positive per un avvenire più sostenibile. Tuttavia, i rischi restano evidenti: crisi idriche, perdita di fertilità dei suoli e instabilità climatica minano la produttività futura. L’obiettivo adesso è fare dell’innovazione ambientale non un vincolo ma una leva di competitività e di resilienza per le aziende agricole.

Fonte: Report EEA

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