Anacer: l’andamento dei mercati cerealicoli nei primi sette mesi del 2026
Importazioni in crescita del 2,1%, trainate da grano tenero, grano duro e farine proteiche. Il mais perde il 6,7%, mentre l’export scende dell’1,8%

Le importazioni italiane di cereali, semi oleosi e farine proteiche nei primi sette mesi del 2026 sono aumentate di 315.500 tonnellate (+2,1%), mentre il loro valore è diminuito di 236 milioni di euro (-4,6%) rispetto allo stesso periodo del 2025. È quanto emerge dai dati provvisori Istat elaborati da Anacer.
L’incremento dei volumi importati è dovuto in particolare al grano tenero, che registra una crescita di 300.000 tonnellate, e al grano duro, in aumento di 85.000 tonnellate. Per entrambi, tuttavia, il controvalore risulta in diminuzione: dell’1,5% per il grano tenero e del 9,2% per il grano duro. Crescono anche gli arrivi dall’estero di orzo (+11.300 tonnellate) e avena (+27.000 tonnellate).
Si riducono, invece, le importazioni di mais, scese di 285.000 tonnellate (-6,7%) e di 116 milioni di euro in valore (-10,8%). L’import di riso, considerando complessivamente risone, semigreggio e lavorato, aumenta di circa 12.800 tonnellate (+6,2%), mentre il valore diminuisce di 6 milioni di euro (-3,2%).
Le importazioni di farine proteiche vegetali crescono di 60.000 tonnellate (+3,6%), ma diminuiscono di 5 milioni di euro in valore (-0,9%). Positivo anche l’andamento dei semi e frutti oleosi, che registrano un aumento di 70.000 tonnellate (+4,2%) e di 11 milioni di euro in valore (+1,5%).

Nel complesso, tra gennaio e luglio 2026 sono state importate 15,03 milioni di tonnellate di prodotti, per un valore di 4,89 miliardi di euro.
Le esportazioni italiane del settore cerealicolo sono diminuite sia nelle quantità, con una flessione di 54.000 tonnellate (-1,8%), sia nei valori, scesi di 36 milioni di euro (-1%) rispetto ai primi sette mesi del 2025.
La contrazione riguarda soprattutto i prodotti trasformati, che perdono 71.000 tonnellate (-12,4%) e 37 milioni di euro in valore (-10,5%). In diminuzione anche l’export di cereali in granella, sceso di 46.000 tonnellate, nonostante un aumento del valore del 5,9%.
Le esportazioni di riso, considerando complessivamente risone, semigreggio, lavorato e rotture, diminuiscono di 18.800 tonnellate (-4,5%) e di 50 milioni di euro in valore (-9,7%).
Aumentano, invece, le vendite all’estero di farina di grano tenero (+31.800 tonnellate), mangimi a base di cereali (+15.300 tonnellate) e pasta alimentare (+39.000 tonnellate, pari a +2,9%), quest’ultima con un controvalore sostanzialmente invariato.

Complessivamente, nei primi sette mesi del 2026 le esportazioni si sono attestate a 2,98 milioni di tonnellate, per un valore di 3,46 miliardi di euro.
I movimenti valutari relativi all’import-export del settore cerealicolo hanno determinato un esborso di 4.889 milioni di euro e introiti per 3.455,9 milioni di euro. Il saldo valutario netto risulta quindi negativo per 1.433,2 milioni di euro, in miglioramento rispetto al disavanzo di 1.633,8 milioni registrato nello stesso periodo del 2025.
N.B. I dati, basati sull’anno solare, sono stati elaborati ai fini della bilancia commerciale del settore cerealicolo. Per una corretta analisi dei flussi commerciali di importazione ed esportazione deve essere considerato il periodo compreso tra il 1° luglio e il 30 giugno, corrispondente alla campagna di commercializzazione agricola.
Fonte: Anacer
















































































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