Antibiotici veterinari: -22,8% nelle vendite, Italia vicina al target UE 2030
Il nuovo report del Ministero della Salute con i dati 2023 conferma la riduzione dell’uso di antimicrobici e l’efficacia del sistema di tracciabilità. Dati completi per bovini, suini, polli e tacchini.

Il Ministero della Salute ha pubblicato il “Rapporto sulle vendite e sull’uso di antimicrobici negli animali. Dati nazionali – Anno 2023“, che fornisce un quadro dettagliato e aggiornato sull’impiego degli antimicrobici negli animali, in attuazione delle strategie italiane messe in piedi per contrastare l’antimicrobico-resistenza (AMR).
Nel rapporto è stata inserita un’importante rettifica rispetto al documento “European sales and use of antimicrobials for veterinary medicine: Annual surveillance report for 2023″ dell’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA), pubblicato nel marzo 2025 e da noi analizzato nell’articolo “Primo report UE su vendite e uso di antimicrobici. In Italia c’è ancora molto da fare“. In particolare, l’aggiornamento riportato riguarda una revisione dei dati nazionali sui volumi di vendita, dalla quale è emersa una riduzione del 22% delle tonnellate vendute, a seguito della correzione di un errore relativo a medicinali veterinari destinati ai suini, in formulazione orale. Tale rettifica italiana sarà inclusa nel prossimo report europeo, nella sezione “Correction of historical data”.
Chiaramente, essendo stato il 2023 il primo anno di attuazione della raccolta dati secondo la nuova metodologia, per fornire delle linee di tendenza attendibili, si è dovuti ricorrere ai criteri precedentemente utilizzati dall’European Surveillance of Veterinary Antimicrobial Consumption (ESVAC). I risultati emersi confermano il costante andamento positivo del percorso di progressiva riduzione delle vendite di antimicrobici, intrapreso ormai da anni dal settore veterinario.
Infine, per la prima volta, sono stati raccolti e riportati anche i dati sull’impiego degli antimicrobici negli animali e l’Italia, grazie al sistema informativo nazionale di tracciabilità, è uno dei pochi Stati membri dell’UE che risulta aver fornito dati completi sull’impiego effettivo degli antimicrobici in bovini, suini, polli e tacchini.
Scopriamo di seguito i dettagli più interessanti.
Volumi di vendita
Nel 2023, le vendite di antimicrobici destinati alle specie animali destinate alla produzione di alimenti rappresentano il 98,7% del totale, ed ammontano a 506,6 tonnellate. La biomassa animale nazionale ammonta a 6.218,2 (1.000 tonnellate), con bovini, suini e polli che costituiscono l’80,9% del totale. Correlando le tonnellate di antimicrobici venduti con la biomassa animale, l’indicatore delle vendite riporta il valore di 81,5 mg/kg.
Categorie e classi di antimicrobici venduti
Le soluzioni orali rappresentano la categoria più venduta, con una quota del 55% sul totale delle vendite, seguite dalle premiscele (32,7%), dalle formulazioni iniettabili (8,6%) e dalle polveri orali (1,9%). Le soluzioni orali, le premiscele e le polveri orali, principalmente impiegate per la somministrazione a gruppi di animali, rappresentano il 90% delle vendite totali negli animali destinati alla produzione di alimenti.

Fonte: Ministero della Salute
Le principali classi di antimicrobici vendute per gli animali destinati alla produzione di alimenti sono penicilline (35,6%), tetracicline (20,5%) e sulfamidici (14,1%), che complessivamente rappresentano il 70,2% delle vendite totali di antimicrobici in questo settore. Il 96,9% delle penicilline vendute è rappresentato da penicilline a spettro esteso (95,4% amoxicillina e 4,6% ampicillina), il 2,3% da penicilline resistenti alle β-lattamasi e lo 0,8% da penicilline sensibili alle β-lattamasi. Soltanto una quota minore delle aminopenicilline totali è rappresentata dalle aminopenicilline in associazione con inibitori delle beta-lattamasi.
In base alla categorizzazione AMEG si osserva una netta prevalenza degli antibiotici appartenenti alla categoria D “Prudenza”, che rappresentano il 72,8% delle vendite totali (59,3 mg/kg), seguiti da quelli della categoria C “Attenzione” con una quota del 25,9% (21,1 mg/kg). Le classi di antibiotici appartenenti alla categoria B “Limitare”, che includono le cefalosporine di 3ª e 4ª generazione, i chinoloni (fluorochinoloni e altri chinoloni) e le polimixine, costituiscono complessivamente solo l’1,3% delle vendite totali (1,1 mg/kg), a conferma della piena aderenza ai principi di uso prudente e responsabile degli antibiotici. Per questa categoria è interessante notare come con 1,88 mg/PCU, si registri una diminuzione del 34,5% rispetto al 2020 e del 90,7% rispetto al 2016.

Fonte: Ministero della Salute
Questi dati evidenziano un uso limitato di antibiotici considerati critici per l’uomo, in linea con le strategie di riduzione del rischio di resistenza agli antibiotici.
Indicatori del Piano Nazionale di Contrasto all’Antibiotico-Resistenza
Ai fini della valutazione dei target di riduzione stabiliti nel PNCAR (2022-2025), definiti per monitorare l’impatto delle azioni attuate, i dati di vendita del 2023 sono analizzati secondo la metodologia ESVAC. Ciò che emerge è la tendenza in riduzione dell’indicatore primario, ossia delle vendite totali di antibiotici (mg/PCU), per il periodo 2010-2024, con valori di:
- – 22,8% rispetto al 2020 (anno di riferimento per i target di riduzione definiti nel PNCAR 2022-2025);
- – 52,4% rispetto al 2016 (anno di riferimento per i target di riduzione definiti nel PNCAR 2017-2020);
- – 66,7% rispetto al 2010, anno di avvio del progetto ESVAC.

Fonte: Ministero della Salute
Altro interessantissimo risultato che viene evidenziato nel report riguarda la strategia Farm to Fork del Green Deal europeo che fissa obiettivi di riduzione delle vendite complessive degli antimicrobici per gli animali da allevamento e per l’acquacoltura al 50% entro il 2030, con riferimento all’anno 2018. Partendo dal dato nazionale di 244,0 mg/PCU registrato nel 2018, la riduzione attesa del 50% entro il 2030 corrisponde a un valore target di 122,0 mg/PCU. Il dato rilevato per il 2023, pari a 140,3 mg/PCU per le vendite complessive di antibiotici destinati agli animali da allevamento e all’acquacoltura, rappresenta un avanzamento dell’85% rispetto all’obiettivo fissato per il 2030.
Fonte: Ministero della Salute
Bovini
Nel caso specifico, sono stati forniti i dati sull’impiego di antimicrobici somministrati a bovini da carne, bovini da carne di età inferiore a 1 anno, bovini da latte e altri bovini. I dati, relativi esclusivamente ad antibiotici, registrano un totale di 76,4 tonnellate impiegate, con oltre il 50% di questa quantità attribuibile a bovini da carne, che comprende anche i bovini da carne di età inferiore a 1 anno. Per quanto riguarda la distribuzione di antibiotici totali nelle diverse forme farmaceutiche, le soluzioni orali costituiscono il 52,6%, seguite dalle forme iniettabili (35,4%) e dai prodotti intramammari – in lattazione (6,9%).
Conclusioni
Il report evidenzia come il monitoraggio dell’uso di antimicrobici negli animali sia un elemento centrale della strategia nazionale per contrastare l’antibiotico-resistenza. In particolare, in Italia, dal 2019, con l’introduzione della tracciabilità divenuta poi obbligatoria nel 2022 per gli animali da reddito, siamo in possesso di una banca dati estremamente importante che consente una classificazione degli allevamenti in base al rischio e l’esecuzione di controlli più mirati ed efficaci.
Inoltre, i dati raccolti supportano anche il benchmarking tra operatori e sono integrati nella PAC 2023–2027, in particolare nell’Ecoschema 1. Tutto ciò rafforza il ruolo strategico del settore veterinario italiano nella lotta all’antimicrobico-resistenza, ed i benefici correlati per la salute pubblica, animale e ambientale.




















































































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