Bio, nel 2025 acquisti domestici oltre 4 miliardi: latte e derivati tra i comparti più dinamici
La spesa delle famiglie italiane per prodotti biologici cresce più del totale agroalimentare. Nel carrello bio aumenta il peso del lattiero-caseario, mentre restano marginali carni e salumi.

Nel 2025 la spesa domestica delle famiglie italiane per prodotti biologici ha raggiunto 4,44 miliardi di euro, con un incremento del 9,2% rispetto all’anno precedente. È la crescita più marcata dell’ultimo quinquennio, escludendo l’anno eccezionale della pandemia. Aumentano anche i volumi acquistati, pari a +7,2%, segnale che la ripresa non dipende soltanto dall’effetto prezzi, ma anche da una maggiore propensione dei consumatori a scegliere prodotti bio nel carrello.
Secondo il report Ismea-NielsenIQ, il biologico cresce a un ritmo nettamente superiore rispetto al totale agroalimentare, che nel 2025 registra un aumento del 3,7%. Di conseguenza, l’incidenza del bio sulla spesa agroalimentare complessiva sale al 4,0%, con un guadagno di 0,4 punti percentuali sul 2024.

Per il settore lattiero-caseario il dato è particolarmente significativo. La categoria latte e derivati registra una crescita in valore del 17,7%, la più alta tra i principali comparti analizzati, a fronte di un incremento dei volumi dell’8,2%. Il peso dei prodotti lattiero-caseari nello scontrino bio raggiunge così il 24,3%, sostenuto soprattutto dalle vendite di formaggi freschi e duri. Il dato evidenzia un rafforzamento del comparto nel paniere biologico, pur in presenza di un aumento dei prezzi medi.
Resta centrale anche l’ortofrutta, che continua a rappresentare la voce principale della spesa bio: nel 2025 vale complessivamente il 42,7% del carrello, con la frutta al 24,2% e gli ortaggi al 18,5%. Tra le altre categorie si segnalano la crescita delle uova fresche (+14,9% in valore) e del miele (+5,8%), comparti nei quali l’incidenza del biologico sulla spesa agroalimentare totale risulta tra le più elevate.
In controtendenza, invece, carni e salumi biologici. Le carni calano del 10,9% in valore e del 17,4% in volume, mentre i salumi arretrano del 15,6% in valore e del 18,7% in volume. Si tratta di categorie che nel biologico mantengono un peso molto contenuto sul totale della spesa agroalimentare, rispettivamente pari allo 0,2% e allo 0,1%, e che sembrano risentire in modo più marcato della pressione dei prezzi.
Sul piano territoriale, la crescita interessa tutte le aree del Paese, ma con intensità diverse. L’aumento più rilevante si registra nel Sud Italia e Sicilia, dove la spesa bio raggiunge 1,3 miliardi di euro, pari a +13,7% sul 2024. Il Nord continua comunque a concentrare quasi la metà degli acquisti biologici, con una quota complessiva del 47,2%.
Quanto ai canali distributivi, i supermercati restano il primo canale di vendita, con il 37% della spesa bio e un fatturato vicino a 1,65 miliardi di euro. Il dato interessante riguarda però il recupero del dettaglio tradizionale, che dopo anni di contrazione torna a crescere, segnando un +13,4% in valore. Un segnale che suggerisce una maggiore diversificazione delle scelte d’acquisto, tra ricerca di qualità, convenienza e canali più vicini al consumatore.
Nel complesso, il 2025 restituisce l’immagine di un mercato biologico più solido, nel quale la crescita coinvolge comparti strategici per la filiera agroalimentare e lattiero-casearia. Per gli operatori, il dato non va letto solo come un indicatore di consumo, ma anche come un segnale di posizionamento: il bio continua a rappresentare una nicchia rispetto al totale agroalimentare, ma una nicchia che torna a crescere in valore, volumi e incidenza sul carrello delle famiglie.
Fonte: il presente articolo è una sintesi del report Ismea-NielsenIQ “Biologico: gli acquisti alimentari delle famiglie. Spesa del 2025”.
















































































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