Bluetongue, travolto il Regno Unito: oltre 3.000 i focolai attivi. Tutta la Scozia diventa zona di restrizione
Il Governo scozzese e le organizzazioni di settore concordano sull’estensione della zona di restrizione all’intero territorio nazionale per semplificare la movimentazione dei ruminanti, puntando sulla vaccinazione come principale strumento di protezione dal BTV-3

Il Regno Unito sta vivendo la stagione più intensa e duratura degli ultimi anni in termini di diffusione della Bluetongue. Dal 1° luglio, data di inizio della stagione 2026-27, a ieri, 8 ottobre 2026, sono infatti stati confermati 3.081 focolai nel Regno Unito, secondo gli ultimi dati del Department for Environment, Food and Rural Affairs (Defra). Di questi, 2.561 si trovano in Inghilterra, 473 in Galles e 47 in Scozia.
Il dato è particolarmente significativo perché la stagione è ancora nelle sue prime settimane e ha già superato il numero complessivo di casi registrati nelle tre stagioni precedenti. Il primo caso di BTV-3, il sierotipo responsabile dell’attuale epidemia, era stato individuato in Inghilterra nel 2023.
Dal sud-ovest dell’Inghilterra alla Scozia
La progressione geografica del virus è uno degli aspetti più rilevanti dell’attuale epidemia. In Inghilterra la maggiore concentrazione di focolai si registra nel Devon, con oltre mille casi, seguito da Cornwall e Somerset. Ma il virus si è spinto progressivamente verso nord, arrivando quest’anno per la prima volta in Scozia. Qui l’evoluzione è stata inizialmente concentrata nel Dumfries e Galloway, nel Sud-Ovest del Paese. Secondo i dati scozzesi, i primi focolai al di fuori dell’area originariamente interessata sono stati individuati grazie alla tracciabilità dei movimenti di animali provenienti da allevamenti infetti.
La presenza del virus è stata successivamente confermata anche molto più a nord, fino all’Aberdeenshire, dove attualmente ne sono confermati tre. Si tratta, dunque, di un’estensione geografica senza precedenti per la malattia nel Regno Unito.

Dal 3 ottobre tutta la Scozia è zona di restrizione
La novità più recente riguarda proprio la gestione dell’epidemia. Dal 3 ottobre l’intero territorio scozzese è stato trasformato in un’unica zona di restrizione per la Bluetongue, superando la precedente delimitazione che riguardava soltanto una parte del Sud-Ovest.
La decisione è stata assunta dal Governo scozzese in consultazione con le principali organizzazioni del settore, tra cui National Farmers Union Scotland, National Sheep Association, Scottish Beef Association, Institute of Auctioneers and Appraisers Scotland e Quality Meat Scotland.
La conseguenza pratica più importante di questa scelta è la libera circolazione di bovini, ovini e altri ruminanti sensibili, in entrata o in uscita, dalla precedente zona delimitata, in quanto considerata un’unica area dal punto di vista sanitario. L’obiettivo dichiarato dalle autorità è quello di semplificare la movimentazione degli animali proprio nel pieno della stagione autunnale degli scambi, riducendo gli oneri amministrativi per allevatori, trasportatori e mercati. Naturalmente, gli animali che presentano sintomi clinici non devono essere movimentati e per loro restano in vigore le altre misure di controllo previste dalle autorità.
La vaccinazione al centro della strategia
Con questa decisione della Scozia, la vaccinazione assume un ruolo ancora più centrale nella strategia di contenimento della Bluetongue. Il Ministro scozzese dell’Agricoltura, Jim Fairlie, ha definito la vaccinazione «il modo più efficace» per proteggere gli animali dagli effetti più gravi della malattia, invitando gli allevatori con animali sensibili a confrontarsi con i propri veterinari e a procurarsi per tempo le dosi necessarie in vista della prossima stagione a maggiore rischio. Tale dichiarazione è contenuta nel comunicato ufficiale del Governo scozzese del 1° ottobre 2026, lo stesso con cui è stata annunciata l’estensione della “Restricted Zone” all’intero territorio nazionale.
Lo stesso Governo scozzese ha annunciato la creazione di un gruppo di comunicazione congiunto con il settore per promuovere la vaccinazione e fornire agli allevatori e ai veterinari informazioni sugli effetti della malattia. Le autorità chiedono inoltre agli allevatori di registrare le vaccinazioni effettuate: per bovini, ovini e caprini attraverso l’applicativo ScotEID, mentre per gli altri ruminanti è previsto il sistema online del Governo britannico.
Anche NFU Scotland, l’organizzazione che rappresenta gli agricoltori e allevatori scozzesi, considera la vaccinazione lo strumento principale di protezione. In una nota del 1° ottobre, l’associazione afferma che «la vaccinazione rimane il metodo più efficace per proteggere il bestiame suscettibile dagli effetti del BTV-3» e invita gli allevatori a parlarne con il proprio veterinario e a programmare per tempo le vaccinazioni in vista dell’inverno e della prossima stagione a maggiore rischio. NFU Scotland sottolinea inoltre l’importanza di pianificare gli ordini con i fornitori, così da consentire ai produttori di vaccini di prevedere la domanda e garantire una disponibilità sufficiente.
Il (necessario) compromesso tra burocrazia e rischio
La scelta di estendere la zona di restrizione a tutta la Scozia è stata accolta favorevolmente anche dalla National Sheep Association (NSA), che era tra le organizzazioni coinvolte nelle discussioni con il Governo scozzese.
Michael Priestley, responsabile delle politiche della NSA, ha affermato:
«La National Sheep Association sostiene la decisione di semplificare le regole commerciali in questo periodo dell’anno, poiché il rischio di trasmissione diminuisce in autunno con il calo dell’attività del moscerino Culicoides dovuto all’abbassamento delle temperature. Gli allevatori devono essere consapevoli che esiste un compromesso tra il vantaggio derivante dall’allentamento delle restrizioni e la riduzione degli oneri burocratici, che comporta un maggiore rischio di diffusione del virus. Questo compromesso è dovuto alla fiducia nella tecnologia vaccinale, che finora ha offerto un’eccellente copertura al bestiame nelle aree colpite del Regno Unito.»
Una posizione analoga arriva dalla Scottish Beef Association. Nel comunicato diffuso dal Governo scozzese, l’amministratore delegato Neil Shand definisce l’estensione della zona «la strategia più logica per prevenire complicazioni negli scambi commerciali» e ribadisce che per proteggere pienamente il bestiame, la vaccinazione resta fondamentale.
Naturalmente, nella valutazione del rischio, il Governo scozzese ha tenuto conto anche dell’andamento stagionale del vettore. La Bluetongue, come noto, viene trasmessa principalmente da insetti vettori ematofagi appartenenti al genere Culicoide e, con l’abbassamento delle temperature autunnali, diminuisce la loro attività e quindi il rischio di ulteriore trasmissione del virus in autunno.
La scelta scozzese mette quindi in evidenza un equilibrio delicato: da una parte il Governo riduce gli ostacoli alla movimentazione degli animali proprio nel pieno della stagione commerciale autunnale; dall’altra mantiene il divieto di movimentare gli animali sintomatici e punta sulla vaccinazione come principale strumento per limitare gli effetti della malattia.
In un’intervista al celebre quotidiano inglese The Guardian, Tom Cantillon, analista senior presso l’Energy and Climate Intelligence Unit, centro studi senza scopo di lucro con sede nel Regno Unito (fondato a Londra a gennaio 2014) che si occupa di energia e cambiamenti climatici, ha affermato che l’epidemia record di quest’anno è:
«un presagio di ciò che accadrà in futuro. Con il cambiamento climatico che aumenta la probabilità di inverni più miti ed estati più calde, parassiti e agenti patogeni che un tempo non riuscivano a sopravvivere qui ora possono insediarsi. Ciò avrà un impatto profondo non solo sugli agricoltori, ma anche sulla popolazione in generale.»
Fonti: UK Government – Scottish Government – NFU Scottland – National Sheep Association (NSA) – Energy and Climate Intelligence Unit
















































































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