Bucce di nocciola nella dieta delle pecore: effetti su colostro e vitalità degli agnelli

Una ricerca italiana approfondisce il ruolo di questo sottoprodotto ricco di composti bioattivi nell’alimentazione ovina, con un focus sulla qualità del colostro e sulle dinamiche fisiologiche degli agnelli nelle prime fasi di vita

agnello-pecora
10 Aprile, 2026

Nel quadro di una zootecnia sempre più attenta alla valorizzazione dei sottoprodotti agro-industriali, la buccia di nocciola torna al centro dell’interesse scientifico come ingrediente potenzialmente utile anche nell’alimentazione ovina. Un lavoro pubblicato sull’Italian Journal of Animal Science ha infatti valutato gli effetti della sua inclusione nella dieta di pecore in periparto, osservando ricadute interessanti soprattutto sul piano della qualità immuno-nutrizionale del colostro e, indirettamente, su alcuni parametri ematici degli agnelli.

Lo studio è stato condotto presso l’Università di Torino su 16 pecore Biellesi pluripare, suddivise in due gruppi omogenei da otto capi ciascuno, alimentati con diete isoenergetiche e isoproteiche a partire da 45 giorni prima del parto. La differenza riguardava il concentrato: nel gruppo sperimentale era presente 0,2 kg/capo/giorno di buccia di nocciola, mentre nel controllo veniva impiegato un grasso protetto a base di olio di palma. Gli agnelli, tutti nati da parti singoli, sono stati seguiti nelle prime settimane di vita, con rilievi sul peso e analisi ematiche ripetute.

L’interesse per questo sottoprodotto deriva dalla sua composizione, la buccia di nocciola è ricca di polifenoli, tannini, vitamina E e acidi grassi insaturi, componenti che potrebbero influenzare sia il metabolismo lipidico della madre sia la qualità del colostro. Ed è proprio su questo fronte che emergono i primi risultati utili. Le pecore alimentate con buccia di nocciola non hanno mostrato differenze nell’assunzione complessiva di sostanza secca, proteina o energia rispetto al controllo, segnale importante perché indica che l’inserimento del sottoprodotto non ha penalizzato l’ingestione della razione. Al tempo stesso, però, la dieta ha aumentato sensibilmente l’apporto di polifenoli e tannini, modificando la matrice nutrizionale assunta dagli animali.

Sul piano produttivo, il tenore in grasso del colostro e del latte non è cambiato, ma al parto il colostro delle pecore del gruppo trattato presentava un contenuto proteico superiore e un lattosio leggermente inferiore. Ancora più rilevante è la modifica del profilo degli acidi grassi: nel gruppo con buccia di nocciola si è osservata una riduzione di alcuni saturi, in particolare il C16:0, e un incremento di acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi, con aumenti anche di composti di interesse nutrizionale come acido oleico, vaccenico e CLA. In altri termini, il colostro e il latte sono risultati qualitativamente più ricchi dal punto di vista lipidico, senza una penalizzazione della produzione.

Il dato più interessante per la filiera ovina, però, riguarda gli agnelli. Lo studio non ha rilevato differenze nel peso alla nascita né nell’accrescimento medio giornaliero nelle prime settimane di vita: la supplementazione materna, quindi, non si è tradotta in un vantaggio misurabile sulla crescita. Tuttavia, nei nati da madri alimentate con buccia di nocciola sono emerse differenze significative in alcuni parametri ematici legati all’immunità e allo stato fisiologico. In particolare, gli autori hanno osservato valori più elevati di albumina e un aumento di proteine totali e γ-globuline nei primi giorni dopo l’assunzione di colostro, con differenze più evidenti nelle giornate 2 e 4 post-partum. Secondo l’interpretazione proposta dai ricercatori, questi risultati potrebbero indicare un migliore trasferimento passivo o una più favorevole impostazione della competenza immunitaria neonatale.

È un passaggio da leggere con attenzione. Gli stessi autori sottolineano che gli indicatori considerati sono limitati e che le differenze osservate, pur statisticamente significative, restano moderate. Non si può quindi parlare di un effetto risolutivo né di un miglioramento automatico delle performance produttive. Il messaggio, semmai, è un altro: una strategia alimentare basata su un sottoprodotto ricco di composti bioattivi può incidere sulla qualità biologica del colostro e del latte e riflettersi sui primi equilibri metabolici e immunitari dell’agnello, senza effetti negativi sull’assunzione alimentare o sulla crescita.

Per gli operatori del settore ovino questo studio offre dunque un’indicazione interessante su due piani. Da un lato, rafforza il tema della sostenibilità alimentare, perché valorizza una matrice di origine agro-industriale in un’ottica di economia circolare. Dall’altro, suggerisce che la nutrizione della pecora nel delicato periodo del periparto può essere modulata non solo per sostenere la produzione, ma anche per intervenire sulla qualità funzionale del colostro, un aspetto cruciale per la vitalità neonatale. Resta ora da capire se questi segnali possano tradursi, in condizioni aziendali più ampie e su numeri maggiori, in benefici clinici o sanitari più evidenti. Per il momento, la buccia di nocciola si conferma una pista promettente, ma ancora da consolidare sul piano applicativo.

Fonte: studio “Hazelnut skin supplementation during ewes’ peripartum period increases immune-related serum proteins in lambs without affecting their growth”, pubblicato il 17 marzo 2026 su Italian Journal of Animal Science https://doi.org/10.1080/1828051X.2026.2641871 .

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