Ci stiamo mangiando la terra agricola

L'ultimo Rapporto ISPRA-SNPA rileva che tra il 2024 e il 2025 l'Italia ha perso 102 km² di suolo, con un’accelerazione del 22,4%. Ben 8.208 ettari sottratti appartengono al comparto agricolo e zootecnico

30 Ottobre, 2026

È stata da poco pubblicata l’edizione 2026 del Rapporto SNPA “Consumo di suolo, ecosistemi urbani e stato del territorio”, che ogni anno ci mostra quanto suolo cediamo inesorabilmente all’attività antropica. Il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, insieme all’ISMEA, ha documentato che, nell’ultimo anno solare, sono stati i suoli agricoli fertili della Penisola a pagare il prezzo più alto. Le trasformazioni si concentrano nelle aree pianeggianti e nelle periferie della Sicilia, del Lazio, della Puglia, della Lombardia e del Piemonte. Le cause principali sono l’espansione delle infrastrutture, i cantieri e la diffusione degli impianti fotovoltaici a terra. Le imprese agricole e zootecniche perdono quindi capitale produttivo proprio mentre entra in vigore il nuovo quadro normativo comunitario.

Meno terra meno soldi

La perdita di superficie agraria non è soltanto un dato ecologico, ma è un impatto diretto sulla capacità produttiva delle stalle e dei campi. Aumentare le coperture artificiali riduce la disponibilità di terriccio fertile, alterando l’equilibrio economico delle aziende zootecniche e agricole. Il fenomeno è poi aggravato dai territori che colpisce, di maggiore vocazione produttiva, in cui la competizione per l’uso del suolo è più accesa. 

L’azione della Comunità europea

Il processo principale di degradazione è l’impermeabilizzazione permanente, definita in sede europea come “soil sealing”, che consiste nella copertura del terreno con materiali totalmente o parzialmente impermeabili come cemento e asfalto. A questa si affianca l’asportazione temporanea o reversibile, nota come “soil removal”, tipica dei cantieri, delle aree estrattive e di alcune installazioni energetiche.

La regolamentazione europea ha introdotto strumenti vincolanti per contrastare il fenomeno. La nuova Direttiva europea 2025/2360 sul monitoraggio e sulla resilienza del suolo, approvata il 12 novembre 2025, definisce un quadro omogeneo per valutare la salute dei terreni e limitare il degrado. Essa recepisce la gerarchia del consumo di suolo, la “Land Take Hierarchy”, che impone di evitare, in primis, il consumo di nuovo suolo, promuovere il riutilizzo di aree già impermeabilizzate, impiegare i siti degradati e mitigare gli impatti inevitabili tramite la compensazione ecologica.

L’adozione di questi principi incide direttamente sulla stima della Superficie Agricola Utilizzata (SAU). La progressiva riduzione della SAU aziendale compromette la neutralità del consumo netto, ossia il bilancio tra il suolo reso artificiale e la superficie che può essere lasciata alla natura, come stabilito dalla Strategia UE per il suolo con l’obiettivo del pareggio zero entro il 2050.

3 metri² al secondo

I dati quantitativi raccolti nel rapporto confermano la gravità della situazione nazionale. Tra il 2024 e il 2025 il consumo di suolo lordo ha raggiunto i 102,4 chilometri², segnando un incremento del 22,4% rispetto ai dodici mesi precedenti. La velocità del fenomeno si attesta sui 3,2 metri² al secondo, pari a oltre 280.000 metri² al giorno. Il consumo netto, calcolato sottraendo i 7,5 chilometri² di superfici ripristinate, è stato di 95 chilometri², il valore più elevato registrato dal 2012. Nel 2023 sempre SNPA stimava una perdita di suolo di 2,4m² al secondo. 

L’impatto sul comparto zootecnico

L’analisi integrata condotta da ISMEA rivela che 8.208 dei 10.243 ettari trasformati sono di suolo agricolo, pari a circa l’80% del totale. Entrando nel dettaglio delle tipologie colturali, i seminativi registrano la perdita più consistente con 4.998 ettari sottratti alle coltivazioni. Di straordinaria importanza per la zootecnia è la contrazione delle superfici foraggere e dei prati stabili, che insieme sommano oltre 3.100 ettari convertiti ad altri usi.

La riduzione dei prati stabili e dei foraggi incide direttamente sull’autonomia alimentare degli allevamenti, aumentando la dipendenza dall’acquisto di mangimi e di materie prime. Dal punto di vista geografico, oltre il 70% del consumo di suolo agricolo si concentra nelle zone rurali ad agricoltura intensiva, ricadenti nelle classi B e C del Piano Strategico della PAC. Regioni come la Sicilia, con 1.444 ettari agricoli persi, il Lazio con 1.289 ettari e la Puglia con 878 ettari guidano la classifica nazionale, seguite da Lombardia e Piemonte. L’installazione di impianti fotovoltaici a terra rappresenta una delle cause emergenti di questa trasformazione, occupando complessivamente oltre 19.000 ettari sul territorio nazionale. Abbiamo parlato qui dell’importanza di costruire pannelli sui tetti dei capannoni e delle stalle, liberando i terreni agricoli

I rischi per l’allevamento 

In questo contesto, i rischi principali per le aziende zootecniche sono l’aumento dei costi gestionali dovuto alla perdita di superfici pascolative e la potenziale svalutazione del capitale fondiario. Inoltre, il mancato rispetto dei parametri di salute del suolo previsti dalle direttive europee potrebbe condizionare l’accesso ai contributi della Politica Agricola Comune.

Secondo il rapporto, il futuro deve considerare l’integrazione di pratiche rigenerative e la valorizzazione delle strutture esistenti per la produzione energetica, come l’agrivoltaico avanzato o l’installazione di moduli sui tetti di stalle e fabbricati. Le aziende che sapranno adeguarsi per tempo alla Direttiva sulla resilienza del suolo potranno accedere a canali di finanziamento dedicati alla sostenibilità e al ripristino degli ecosistemi. Aspettiamo i prossimi report dell’SNPA per scoprire se il comparto agricolo italiano riuscirà a reagire di fronte alle sfide ambientali ed economiche globali.

Per approfondire:

Che fine ha fatto la legge sul consumo di suolo?

Consumo del suolo: ISPRA stima una perdita di 2,4 mq al secondo

Fonte: Report SNPA

 

Da leggere - Ottobre 2026

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