Commercio extra UE, export ancora in crescita ma rallenta il ritmo: pesa il calo dei beni di consumo
A maggio 2026 le esportazioni italiane verso i Paesi extra UE crescono del 6,3% su base annua, mentre le importazioni aumentano del 15,4%, trainate soprattutto dall'energia. Il saldo commerciale resta positivo, ma si riduce rispetto allo scorso anno. Per la filiera agroalimentare si confermano segnali contrastanti: aumentano le opportunità in alcuni mercati strategici come Cina e MERCOSUR, mentre rallentano le vendite verso Stati Uniti e Regno Unito

L’export italiano verso i Paesi extra UE continua a mantenere un andamento positivo, anche se con un ritmo meno sostenuto rispetto ai mesi precedenti. È quanto emerge dall’ultimo report diffuso dall’ISTAT relativo al mese di maggio 2026, che fotografa un contesto internazionale ancora caratterizzato da forti tensioni sui mercati energetici e da una domanda estera eterogenea tra le diverse aree del mondo.
Nel mese di maggio le esportazioni sono aumentate del 6,3% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre le importazioni sono cresciute del 15,4%, soprattutto per effetto dell’incremento degli acquisti di prodotti energetici (+63,6%). Su base congiunturale, rispetto ad aprile, l’export registra un lieve aumento (+0,4%), mentre l’import cresce in misura più marcata (+3,4%).

Saldo commerciale positivo, ma si riduce rispetto al 2025
Nonostante la crescita delle esportazioni, l’avanzo commerciale con i Paesi extra UE si riduce rispetto allo scorso anno, attestandosi a 3,8 miliardi di euro, contro i 5,4 miliardi registrati a maggio 2025.
A incidere è soprattutto il forte incremento del deficit energetico, salito a 5,7 miliardi di euro, quasi due miliardi in più rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Al netto dell’energia, tuttavia, il commercio italiano continua a mostrare una buona capacità competitiva, con un surplus dei prodotti non energetici pari a 9,6 miliardi di euro, superiore a quello registrato un anno fa.
Per l’agroalimentare conta soprattutto la geografia dei mercati
Per le imprese della filiera agroalimentare e zootecnica risultano particolarmente interessanti i dati relativi alla distribuzione geografica dell’export.
L’ISTAT evidenzia infatti una forte crescita delle esportazioni italiane verso la Svizzera (+57,9%), la Cina (+24,1%) e i Paesi del MERCOSUR (+21,3%), mercati che negli ultimi anni stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante anche per numerose produzioni alimentari ad alto valore aggiunto.
Di segno opposto, invece, l’andamento delle vendite verso alcuni partner storicamente importanti per il Made in Italy: Turchia (-23,0%), Stati Uniti (-3,6%) e Regno Unito (-3,5%) registrano infatti una contrazione rispetto a maggio dello scorso anno.
Per il settore lattiero-caseario e più in generale per l’agroalimentare italiano, questi dati rappresentano un’indicazione importante: mentre alcuni mercati tradizionali mostrano segnali di rallentamento, altri continuano a offrire interessanti prospettive di crescita per le produzioni di qualità destinate all’export.

Crescono gli scambi nei primi cinque mesi dell’anno
L’andamento positivo emerge anche considerando il periodo gennaio-maggio 2026.
Nei primi cinque mesi dell’anno l’export verso i Paesi extra UE cresce del 4,4% rispetto allo stesso periodo del 2025 (+4,1% escludendo l’energia), mentre le importazioni aumentano del 2,9%. Il saldo commerciale raggiunge così 21,4 miliardi di euro, in miglioramento rispetto ai 19 miliardi registrati nei primi cinque mesi dello scorso anno.
Un quadro da interpretare con cautela
Nel commento al report, l’ISTAT invita tuttavia a interpretare con prudenza i dati di maggio. La crescita dell’export risulta infatti influenzata anche da alcune operazioni straordinarie di elevato valore, in particolare vendite di mezzi di navigazione marittima.
Al netto di queste operazioni, la dinamica cambia sensibilmente: l’export registrerebbe infatti una flessione congiunturale dell’1,2% e una crescita tendenziale più contenuta, pari al 4,5%. Secondo l’Istituto, l’aumento delle esportazioni resta comunque sostenuto principalmente dalle vendite di beni intermedi, concentrate soprattutto verso Svizzera e Cina, mentre sul fronte delle importazioni continua a pesare soprattutto la componente energetica.
Per le imprese agroalimentari italiane il quadro resta quindi complessivamente favorevole, ma conferma la necessità di monitorare attentamente l’evoluzione dei mercati internazionali e la diversa capacità di crescita delle singole aree geografiche, fattori che nei prossimi mesi potrebbero influenzare anche le esportazioni delle produzioni lattiero-casearie e zootecniche di qualità.

Fonte: ISTAT, Commercio estero extra UE – Maggio 2026 (26 giugno 2026).



















































































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