Dagli alberi alla stalla: le foglie possono entrare nella dieta dei ruminanti?

Lo studio del progetto Dairymix evidenzia il valore nutrizionale delle essenze arboree come risorsa foraggera complementare nei sistemi zootecnici

15 Maggio, 2026

Il cambiamento climatico sta determinando un aumento della siccità, con conseguente riduzione della produzione e della qualità dei foraggi per l’alimentazione degli animali. È quindi necessario individuare strategie alternative in grado di migliorare la circolarità aziendale e la resilienza dei sistemi zootecnici. In particolare, i sistemi agrosilvopastorali rappresentano, laddove possibile, un’ottima opportunità. L’interesse verso i sistemi agroforestali è infatti in aumento, in quanto promuovono pratiche agricole sostenibili per affrontare il cambiamento climatico e la sicurezza alimentare.

Tali sistemi prevedono l’integrazione, all’interno della stessa superficie, di colture, allevamento e specie legnose, con il potenziale di promuovere l’intensificazione ecologica e l’uso sinergico di risorse e input (Paris et al. 2019). Secondo diversi autori, alcuni alberi e arbusti possono essere una fonte foraggera alternativa di macro che micronutrienti per il bestiame (Emile et al. 2016; Kendall et al. 2021; Novak et al. 2017; Vandermeulen et al. 2018), in particolare durante i periodi di bassa disponibilità di foraggio (Kendall et al. 2021; Vandermeulen et al. 2018).

In questo quadro si inserisce il progetto Era-Net Dairymix (qui), ormai giunto al termine, il cui lavoro sta proseguendo nel progetto DairyPath, che aveva tra gli obiettivi l’individuazione di pratiche aziendali in grado di aumentare la circolarità dei sistemi produttivi. Proprio in quest’ottica si è indagato il potenziale di cinque specie arboree come fonte alimentare complementare per bovini da latte, per promuovere la diversificazione dell’uso del territorio e la sostenibilità del settore zootecnico.

Dopo aver mappato gli alberi presenti i 6 aziende zootecniche rappresentative situate in Lombardia, sono state selezionate le specie più promettenti sulla base della letteratura (Luske et al., 2017). Tra queste, le specie selezionate sono state: frassino (Fraxinus excelsior L.), gelso nero (Morus nigra L.), robinia (Robinia pseudoacacia L.), salice piangente (Salix babylonica L.) e olmo (Ulmus minor Mill). Le foglie sono state campionate manualmente in tre momenti della stagione primaverile–estiva in modo da valutare il cambiamento durante la stagione vegetativa.

Sono state svolte analisi bromatologiche, determinazione del contenuto di minerali e analisi in vitro per determinare la produzione di gas e del profilo fermentativo e del profilo nutrizionale.

Tra le specie analizzate, Morus nigra ha mostrato i valori più elevati di digeribilità della fibra (NDFD) (75,3%; SE=1,67) . Tuttavia, è stata osservata una diminuzione progressiva della digeribilità nel corso della stagione: dall’82,2% nel primo raccolto al 69,1% nel terzo. Per quanto riguarda l’Energia Netta di lattazione (NEL), i valori, mostrati in Figura 1, sono stati significativamente influenzati dalle specie, dall’epoca di raccolta e la loro interazione (p<0,001). Anche in questo caso, Morus nigra ha mostrato valori medi elevati (5,29; SE=0,69 MJ/kg SS). Tale valore medio è risultato simile o superiore ai valori osservati in condizioni analoghe da Amodeo (2007) per il prato permanente (5,33 MJ/kg SS) e il fieno di erba medica (5,05 MJ/kg SS).

In conclusione, lo studio ha rivelato che le foglie di tutte le specie arboree esaminate hanno un buon potenziale come foraggio per i ruminanti in base alla loro qualità nutrizionale. La specie più promettente sembra essere Morus nigra caratterizzata da un elevato contenuto energetico e proteico (da 23,1% SS al primo raccolto a 19.5% SS all’ultimo raccolto) e da un’elevata digeribilità, nonostante il suo contenuto di ceneri sia risultato relativamente elevato.   Molto importante è il fatto che le essenze in esame abbiano mostrato un declino molto lieve delle caratteristiche nutrizionali con il progredire della stagione rispetto a quanto comunemente osservato nelle specie foraggere erbacee. Questo aspetto è molto interessante in quanto consentirebbe di utilizzare le essenze fogliari come complemento alla dieta dei ruminanti per un periodo più lungo, senza perdere qualità nutrizionale. L’integrazione di specie arboree nelle diete dei ruminanti può fornire vantaggi rispetto ai foraggi convenzionali, tra cui la diversificazione dell’uso del suolo, un migliore utilizzo dell’acqua e dei nutrienti, un maggiore sequestro di carbonio e una più estesa stagionalità produttiva. In questa prospettiva, l’utilizzo delle foglie arboree può rappresentare uno strumento concreto per aumentare la sostenibilità e la circolarità dei sistemi zootecnici.

La presente nota è una sintesi del seguente articolo scientifico pubblicato dalla rivista “Agroforestry System”, nel quale potete trovare tutta la bibliografia citata: Bonizzi, S., Colombini, S., Pavesi, M., Zucali M., Failla O., Dragoni F., Amon B., Ragaglini G., Sandrucci A. “Can tree leaves be an alternative source of feed for dairy ruminants?” Agroforestry System 99, 47 (2025). https://doi.org/10.1007/s10457-025-01150-7

Autore

Serena Bonizzi

sotto la supervisione del  Gruppo editoriale ASPA: Giuseppe Conte, Alberto Stanislao Atzori, Fabio Correddu, Luca Cattaneo, Gabriele Rocchetti, Antonio Natalello, Sara Pegolo, Aristide Maggiolino, Antonella Della Malva, Giulia Gislon, Manuel Scerra.

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