Dopo 62 anni, esce in italiano Animal Machine

Pubblicata nel 1964, quest'opera pose le basi del moderno dibattito sul benessere animale. A distanza di oltre sessant’anni dalla sua uscita, la sua traduzione italiana offre l’occasione per ripercorrere la storia di un cambiamento culturale che ha coinvolto scienza, allevamento e società

31 Luglio, 2026

Ci sono libri che raccolgono il pensiero di donne e uomini che hanno avuto il potere di cambiare la storia e il punto di vista di una moltitudine di persone.

Basti pensare a saggi monumentali come L’origine della specie di Charles Darwin oppure a L’interpretazione dei sogni di Sigmund Freud, fondatore della psicanalisi, mentre tra le opere cinematografiche sicuramente si possono annoverare Quarto potere di Orson Wells e Matrix delle sorelle Wachowski.

Pur senza esercitare l’impatto dirompente sulla cultura e sulla società che ebbero le opere citate in precedenza, la pubblicazione nel 1964 di Animal Machines, di Ruth Harrison, rappresentò una svolta nel dibattito sul benessere animale negli allevamenti. E ora, a distanza di ben 62 anni, il volume è stato finalmente tradotto in italiano dalla casa editrice FrancoAngeli.

Particolarmente significativa fu la scelta dell’autrice di affidare la prefazione a Rachel Carson, che appena due anni prima aveva pubblicato Primavera silenziosa, un’opera destinata a cambiare profondamente la percezione dei rischi ambientali legati alle attività umane. Contribuì infatti a portare il tema dell’inquinamento e della tutela dell’ambiente all’attenzione della politica e dell’opinione pubblica, diventando il motore di un vasto movimento culturale che favorì la nascita di numerose normative ambientali e di movimenti ambientalisti in ogni parte del mondo.

All’inizio degli anni Sessanta l’occidente era appena uscito dalla Seconda guerra mondiale e dalle dittature fasciste e naziste che avevano violentato l’Europa. La priorità assoluta era quindi la ricostruzione, il rilancio dell’economia e la necessità di affrancarsi rapidamente dalla fame, dalle malattie e dalla povertà che avevano caratterizzato il periodo bellico e quello immediatamente successivo.

Durante questi primi decenni dopoguerra le tematiche ambientaliste e animaliste non erano ovviamente minimamente percepite. Si iniziavano a sentire i primi vagiti dell’industrializzazione, non solo nell’ambito produttivo ma anche in agricoltura e, più in generale, nei modelli di vita della società occidentale dove il profitto aveva ovviamente la priorità su tutto e il liberismo era ritenuto l’unica dottrina possibile.

In quel periodo, quasi per casualità, la Harrison iniziò a visitare gli allevamenti e a scoprire con stupore la pessima qualità della vita degli animali durante questa fase di transizione dall’allevamento rurale a quello industriale, che taluni oggi chiamano intensivo, una definizione totalmente sbagliata e confondente.

E se Primavera silenziosa rappresentò l’innesco dei movimenti ambientalisti, Animal Machines svolse un ruolo analogo per la nascita e lo sviluppo dei movimenti per la tutela degli animali che, unitamente all’evolversi delle conoscenze zootecniche, diedero un contributo sostanziale al miglioramento qualità della vita degli animali d’allevamento facendo radicare il concetto che il generico benessere, e in particolare un approccio orientato al benessere positivo, non rappresenta soltanto una risposta alle esigenze etiche della società, ma anche un elemento capace di migliorare il profitto degli allevatori.

Animali allevati nel rispetto della loro etologia mostrano infatti migliori condizioni di salute, una minore incidenza delle patologie, e migliori performance produttive e riproduttive, con ricadute positive anche sulla redditività aziendale.

Quando si perde il legame con la storia, cioè con il percorso attraverso il quale idee, movimenti e conoscenze si sono formati, a volte si va fuori strada e si rischia di smarrire il significato originario delle cose. Per ritrovare il filo del ragionamento viene spontaneo richiamare il celebre dipinto di Francisco Goya, Il sonno della ragione genera mostri, che rappresenta il pericolo di una società privata della capacità critica e della riflessione razionale.

Le associazioni animaliste ebbero, in passato, un ruolo fondamentale. Insieme agli scienziati di scienze animali e medicina veterinaria, agli allevatori e ai legislatori, contribuirono infatti al miglioramento delle tecniche di allevamento e delle normative, ponendo le basi del moderno concetto di benessere animale.

Negli ultimi anni, tuttavia, molte di queste realtà hanno oggi deviato verso l’attivismo vegano, ritenendo che allevare gli animali sia un‘attività deprecabile a prescindere e auspicando quindi la fine dell’allevamento e quindi del cibo di origine animale.

Sono ormai rarissime le associazioni animaliste che si battono per migliorare la qualità della vita degli animali e che ritengono quindi che il patto che l’uomo strinse nel Neolitico con alcune specie animali non vada reciso ma adattato ai tempi moderni. Quel patto ha infatti permesso alle specie domestiche di espandersi sul pianeta e all’uomo, grazie al latte, alla carne e alle uova di disporre di proteine di elevatissimo valore biologico indispensabili per fare una buona vita.

Nel caos del rapidissimo sviluppo economico e sociale degli anni del boom economico, necessariamente disordinato e carico d’ingiustizie e irrazionalità, le associazione animaliste e ambientaliste lottarono per la tutela degli animali e dell’ambiente, come fecero i sindacati per i diritti dei lavoratori.

Dal 1° dicembre 2009, con l’entrata in vigore dell’articolo 13 del Trattato di Lisbona, gli animali sono stati riconosciuti nell’ordinamento europeo come esseri senzienti, superando definitivamente la visione che li considerava semplici macchine o automi descritta da Cartesio nel Discorso sul metodo del 1637, ossia 389 anni fa in un’epoca nella quale le conoscenze scientifiche erano ancora molto primitive.

In conclusione si può dire che rileggere oggi Animal Machines e Primavera silenziosa può essere utile a tutti noi che ci occupiamo a vario titolo di allevamento di animali che producono cibo per l’uomo e che siamo sempre alla ricerca di un ragionevole equilibrio tra redditività e pubblica opinione.

Può essere utile per noi che abbiamo compreso che le regole dell’economia di scala vanno bene per produrre cibo a basso prezzo ma non quei preziosi e inimitabili alimenti che sono la carne, il latte e le uova che la gente consuma ma non vorrebbe l’ansia di essere corresponsabile della sofferenza degli animali e la distruzione dell’ambiente. Alimenti che la gente vorrebbe continuare a consumare, ma senza sentire l’ansia di essere corresponsabile della sofferenza degli animali e della distruzione dell’ambiente.

 

Autore: Alessandro Fantini

Image used alone as a linked logo

Da leggere - Luglio 2026

Condividi questa notizia!