Erba medica, riconoscere la qualità per uscire dalla logica della commodity

Agricole Forte promuove il confronto con i mangimifici sul valore del foraggio e sulle prospettive di sviluppo della filiera

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13 Ottobre, 2026

Riconoscere all’erba medica un valore che tenga conto della qualità nutrizionale e del suo contributo alle produzioni alimentari, superando una valutazione affidata prevalentemente alle oscillazioni di domanda e offerta: su questo tema Agricole Forte ha promosso, giovedì 8 ottobre nella sede di Taglio di Po, un confronto con i mangimifici e gli operatori della filiera. La domanda «L’erba medica è solo una commodity?» ha aperto una discussione sulle condizioni necessarie per dare prospettive alla produzione agricola e costruire rapporti più stabili tra chi opera nel settore.

Quando il prezzo di un foraggio dipende soprattutto dalle oscillazioni del mercato, chi lo produce fatica a programmare investimenti. La questione riguarda la possibilità concreta di migliorare coltivazione, raccolta, conservazione e trasformazione, mantenendo nel tempo una qualità riconoscibile. Per l’erba medica, uscire dalla logica della commodity significa rendere questa qualità parte della valutazione economica del prodotto e delle relazioni commerciali lungo la filiera.

Il confronto ha posto al centro le caratteristiche che distinguono un foraggio e i suoi benefici nell’alimentazione animale. Colore e odore sono primi elementi di osservazione, da affiancare alla valutazione della composizione nutrizionale, della fibra, della digeribilità e della conservazione. Anche il possibile contributo dell’erba medica alla riduzione dell’impiego di soia nelle razioni richiede una valutazione tecnica, in funzione della qualità del foraggio e dei fabbisogni degli animali. Il ruolo dei mangimifici è essenziale per tradurre queste caratteristiche in scelte di formulazione e in un valore riconoscibile per gli allevatori.

Il Parmigiano Reggiano è un esempio concreto dello stretto  legame tra qualità dei foraggi e qualità del formaggio. L’erba medica, insieme ai foraggi dei prati stabili e polifiti, è tradizionalmente utilizzata nell’alimentazione delle bovine ed è prevista dal disciplinare. Il suo contributo alla qualità del latte si riflette nel formaggio e nelle sue caratteristiche organolettiche. Il valore di questo foraggio riguarda quindi tutta la filiera, dal campo al prodotto che arriva sulla tavola.

Questo legame tra produzione agricola e qualità degli alimenti è alla base anche della cucina italiana, riconosciuta nel 2025 come patrimonio culturale immateriale dell’umanità dall’UNESCO. Come per la dieta mediterranea, riconosciuta nel 2010, il valore culturale comprende i saperi e le pratiche legati alla produzione, alla preparazione e alla condivisione del cibo. Tutelare questo patrimonio significa anche creare le condizioni economiche perché agricoltori, allevatori e casari possano continuare a produrre qualità, a partire dai foraggi.

Dal confronto promosso da Agricole Forte emerge la necessità che anche i produttori agricoli partecipino alla comunicazione del valore delle produzioni, spiegando il contributo del loro lavoro alla qualità degli alimenti. Il dialogo con i mangimifici può aiutare a riconoscere e valorizzare le caratteristiche dell’erba medica, favorendo rapporti commerciali più stabili e una maggiore possibilità di programmare e investire.

Autore: Roberta Terrigno

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