Febbre della Rift Valley: OMSA invita a intensificare sorveglianza e cooperazione
Casi in aumento in Senegal e Mauritania con decessi umani e animali. Le piogge recenti hanno favorito la proliferazione dei vettori. Fondamentale un’azione rapida e coordinata a livello internazionale per contenere la diffusione

Aumentano i casi di febbre della Rift Valley (RVF) negli esseri umani e negli animali in Senegal e Mauritania, causando diversi decessi. A dichiararlo è l’Organizzazione Mondiale per la Sanità Animale (OMSA), secondo la quale queste epidemie sarebbero collegate alle forti piogge e alle inondazioni dei mesi scorsi, che hanno creato condizioni favorevoli alla trasmissione della malattia. Essendo, la febbre della Rift Valley, una malattia animale transfrontaliera, la cooperazione internazionale risulta essenziale per valutare e gestire il rischio rappresentato da queste epidemie.
Cosa è la febbre della Rift Valley?
Trattasi di una zoonosi virale trasmessa da vettori che colpisce principalmente il bestiame, in particolare bufali, cammelli, bovini, caprini e ovini, ma può infettare anche gli esseri umani e la fauna selvatica. La malattia può avere gravi conseguenze sia negli animali che nelle persone e portare a significative perdite economiche dovute alla morte e all’aborto degli animali. Il passaggio all’uomo avviene attraverso il contatto diretto o indiretto con tessuti animali infetti.

Presente principalmente nei paesi dell’Africa subsahariana e in Madagascar; i primi focolai della malattia identificati al di fuori dell’Africa sono stati segnalati in Arabia Saudita e Yemen nel 2000. I servizi veterinari dei Paesi colpiti stanno valutando attivamente l’entità delle epidemie e implementando misure per limitarne la diffusione e ridurne l’impatto. Una stretta collaborazione con le autorità sanitarie pubbliche è essenziale per garantire una diagnosi precoce, fornire cure e, ove possibile, prevenire nuove infezioni umane. Come sopra ricordato, le epidemie di febbre della Rift Valley si verificano periodicamente e sono fortemente influenzate da fattori climatici e ambientali come le precipitazioni e le inondazioni, che favoriscono la proliferazione delle zanzare, nonché dall’immunità delle specie animali sensibili.
L’importanza di una strategia globale coordinata
Per migliorare i sistemi di allerta precoce e prepararsi a gestire le epidemie, è fondamentale coordinare a livello globale la raccolta e l’elaborazione dei dati registrati sulle piattaforme informatiche ed in campo. A tal fine, nel 2022, l’OMSA, in collaborazione con il suo Centro Collaborativo per l’Epidemiologia, la Modellazione e la Sorveglianza, ovvero l’IZS di Teramo, in Italia, ha lanciato PROVNA, un’iniziativa che utilizza la sorveglianza basata sul rischio, per prevedere epidemie di malattie trasmesse dalle zanzare, utilizzando un approccio di ecoregionalizzazione.
Come gestire il rischio?
Per contenere efficacemente il rischio di diffusione della febbre della Rift Valley la prima priorità è valutare la situazione epidemiologica: occorre stimare la possibile diffusione dell’infezione negli animali domestici e nella fauna selvatica, monitorare la densità e l’evoluzione dei vettori e analizzare i movimenti di animali e prodotti di origine animale, formali e informali, che potrebbero favorire la trasmissione.
Parallelamente è fondamentale rafforzare la cooperazione tra servizi veterinari, sanitari e ambientali, applicando un approccio “One Health” e mantenendo un costante coordinamento con i Paesi confinanti per una gestione comune del rischio.
Particolare attenzione va riservata alle comunità esposte (allevatori, pastori, lavoratori dei macelli), fornendo istruzioni chiare su protezione individuale, manipolazione sicura degli animali, consumo di latte pastorizzato e carne ben cotta, e segnalazione immediata di aborti o decessi sospetti negli animali.
È indispensabile rafforzare la sorveglianza e la capacità di risposta precoce: sensibilizzare veterinari e operatori sanitari, attivare sistemi di allerta e notificare tempestivamente eventuali casi attraverso il Sistema mondiale di informazione sulla salute animale (WAHIS) dell’OMS. I piani di emergenza devono essere aggiornati e operativi, con risorse adeguate per un’attuazione immediata.
I laboratori devono essere pronti a confermare rapidamente le infezioni in animali e vettori, garantendo la condivisione dei dati con le autorità competenti.
Le misure di contenimento devono basarsi su evidenze scientifiche e linee guida internazionali: garantire commercio sicuro e sorveglianza secondo il Capitolo 8.16 del Codice OIE, pianificare la vaccinazione in base al Capitolo 4.18, e intervenire sull’ambiente riducendo i siti di riproduzione delle zanzare e utilizzando insetticidi e repellenti in modo mirato.
In sintesi, come per tutte le epidemie, la gestione del rischio RVF richiede rapidità decisionale, coordinamento operativo e comunicazione efficace con tutti gli attori coinvolti per proteggere salute animale, umana e ambientale.



















































































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