“Filtro d’Amore”, il formaggio che promette di esaudire i desideri. Si apre con bacchetta e formula magica
Da Todi il Caseificio Montecristo omaggia la Strega Matteuccia, figura realmente esistita nel XV secolo

Un formaggio capace di unire storia, gastronomia e un pizzico di magia. Si chiama “Filtro d’Amore” e nasce dal desiderio del Caseificio Montecristo di raccontare il proprio territorio in modo originale, evocando leggende e sapienze antiche.
Con questa creazione, l’azienda — che vanta trent’anni di attività e un’ampia varietà di formaggi all’attivo — ha puntato tutto su comunicazione, territorio e memoria storica. “Filtro d’Amore” si ispira infatti alla figura di Matteuccia da Todi, conosciuta come la Strega di Todi, una donna realmente esistita e processata nel 1428, poi condannata e bruciata nella piazzetta cittadina del Montarone.
La vicenda di Matteuccia è documentata da atti processuali unici al mondo, che riportano con precisione le erbe e i rimedi che la donna usava nelle sue pozioni. Erbe dalle proprietà curative e officinali, e, secondo gli inquisitori dell’epoca, afrodisiache. Una piccola erboristeria medievale trasformata oggi in esperienza sensoriale.
È stato Riccardo Marconi, titolare del Caseificio Montecristo e instancabile esploratore della cultura locale, a recuperare gli atti originali del processo, conservati nell’Archivio Storico Comunale di Todi. Da quelle antiche testimonianze ha preso vita un formaggio che profuma di mistero e di erbe selvatiche.
Il formaggio è realizzato con latte misto di vacca, pecora e capra, e cosparso con un mix di erbe locali citate nei documenti del XV secolo: ingredienti scelti per il loro valore balsamico e, secondo le credenze medievali, per la capacità di “risvegliare i sensi”. La maturazione avviene in un coccio di terracotta artigianale per almeno tre mesi. Il contenitore crea un microclima naturale che regola umidità e profumi, conferendo al formaggio un sapore complesso e una consistenza morbida e fragrante.
Per gustarlo, bisogna rompere il coccio. Nella confezione sono inclusi una bacchetta ‘magica’ e un cartiglio che racconta la storia di Matteuccia e riporta la sua formula magica, da recitare prima dell’apertura. Un piccolo rito, a metà tra tradizione e suggestione, che trasforma l’assaggio in un’esperienza da vivere.
«È un prodotto speciale per tanti motivi – racconta Riccardo Marconi – ma rappresenta anche un omaggio alla storia della città. Ci auguriamo che possa ispirare iniziative culturali e turistiche legate alla figura della Strega Matteuccia, dalle visite guidate agli eventi tematici».
La produzione è limitata a una cinquantina di pezzi all’anno. Un formaggio raro, prezioso come un talismano, che porta un pizzico di magia, che non guasta mai!

















































































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