Fondi PAC: continua la truffa dei pascoli, condannato allevatore mantovano
Un imprenditore agricolo dovrà restituire oltre 23 mila euro per il danno erariale causato dall’illecita percezione di fondi comunitari

La Corte dei conti della Lombardia ha condannato un imprenditore agricolo della provincia di Mantova per indebita percezione di contributi legati alla Politica Agricola Comune (PAC). L’uomo dovrà restituire alla Regione Lombardia oltre 23 mila euro, somma che si aggiunge a quanto già recuperato dall’amministrazione nelle scorse annualità.
Il procedimento trae origine dalle indagini della Guardia di Finanza, che avevano fatto emergere la presentazione di domande di aiuto corredate da documentazione non veritiera, relative all’utilizzo di pascoli montani. In particolare, i terreni dichiarati nelle pratiche non risultavano effettivamente utilizzati dagli allevatori indicati e, in alcuni casi, la distanza e le caratteristiche orografiche rendevano di fatto impossibile lo spostamento del bestiame tra le aree dichiarate e quelle realmente pascolate.
La sentenza, depositata lo scorso luglio, ha riconosciuto la sussistenza di un danno erariale a carico della Regione, legato allo sviamento di fondi destinati alla tutela dei pascoli permanenti. Oltre al pagamento della somma residua, l’imprenditore è stato condannato anche al versamento delle spese di giudizio.
Il caso si inserisce in una serie di procedimenti che negli ultimi anni hanno interessato la gestione dei contributi PAC in Lombardia e in altre regioni, mettendo in evidenza l’importanza dei controlli sulla corretta destinazione delle risorse pubbliche.
La decisione ribadisce che il ricorso a intermediari o consulenti non solleva in alcun modo il beneficiario dalle proprie responsabilità e dagli obblighi di verifica sulla veridicità delle dichiarazioni rese.



















































































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