Il peso dell’allevamento sul clima in Italia: i nuovi dati del report ISPRA

L'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale presenta il report 2025 sull'impatto ambientale di agricoltura e allevamento in Italia

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17 Luglio, 2025

L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), ente pubblico di ricerca si occupa di protezione ed emergenze ambientali, ha pubblicato di recente l’edizione 2025 del suo report annuale sull’impatto ambientale dell’agricoltura e dell’allevamento in Italia.

Analizzando la serie storica delle emissioni di gas serra del settore agricoltura, che comprende sia quelle derivanti dalla gestione degli allevamenti sia quelle delle produzioni agricole, si osserva una riduzione complessiva del 15,6% nel 2023 rispetto al 1990.

Questa tendenza riflette la diminuzione del numero di capi allevati, la riduzione dell’uso di fertilizzanti azotati sintetici, e la contrazione delle superfici e delle produzioni agricole, oltre a cambiamenti nella gestione dei reflui zootecnici.

Per quanto riguarda la diminuzione del bestiame, i bovini sono calati del 28% nel periodo considerato, passando da 7,8 a 5,6 milioni di capi. Tale riduzione è dovuta principalmente a una diminuzione del 40% delle vacche da latte e del 22% degli altri bovini.

In controtendenza, i suini sono aumentati a 9,2 milioni di capi, un incremento dovuto non tanto alle scrofe, il cui numero è rimasto stabile, quanto alle altre categorie di suini, cresciute complessivamente del 10%.

Passando all’analisi delle principali fonti emissive del settore, queste sono:

  • le emissioni di metano dalla fermentazione enterica,

  • le emissioni di metano e protossido di azoto dal trattamento e stoccaggio dei reflui zootecnici,

  • le emissioni di protossido di azoto dall’applicazione ai suoli agricoli di apporti azotati, sintetici e organici.

Fermentazione enterica

Questa fonte rappresenta circa il 45% delle emissioni agricole. La riduzione rispetto al 1990 è pari al 16%, principalmente grazie alla diminuzione del numero di capi. Le emissioni attribuibili ai bovini, che costituiscono circa l’80% delle emissioni enteriche, sono scese del 20%.

Tale calo è frutto sia della riduzione numerica del bestiame, sia dell’aumento dei fattori di emissione, soprattutto per le vacche da latte. Questo aumento è correlato all’incremento della produzione annua di latte per capo, derivante dal rapporto tra la produzione totale e il numero di vacche. Dati AIA mostrano infatti come la quota di vacche ad alta produttività (oltre 8.500 kg di latte/anno) sia raddoppiata tra il 2004 e il 2023.

Reflui zootecnici

Le emissioni da trattamento e stoccaggio dei reflui rappresentano il 20% delle emissioni agricole e sono diminuite del 18% rispetto al 1990. Di queste emissioni, il 74% è metano, di cui il 90% prodotto da bovini e suini, mentre il restante 26% è protossido di azoto, di cui l’88% attribuibile a bovini, suini e avicoli.

La riduzione complessiva è dovuta a una diminuzione dell’11% del metano e del 33% del protossido di azoto, favorita dalla diminuzione del numero di capi, dall’incremento della produzione di biogas e dall’adozione di misure per ridurre le emissioni di ammoniaca.

La digestione anaerobica, attraverso i digestori, consente di trattenere il metano prodotto dalla decomposizione dei reflui, evitando la sua dispersione in atmosfera e recuperandolo per la produzione di energia. Inoltre, limita le emissioni di protossido di azoto, derivanti dai processi di nitrificazione e denitrificazione. Tuttavia, la quota di reflui zootecnici trattati con questa tecnologia rimane bassa, circa 15 milioni di tonnellate, ovvero il 14% della produzione totale.

Le misure di riduzione delle emissioni di ammoniaca durante stoccaggio e spandimento riducono indirettamente anche le emissioni di protossido di azoto.

Emissioni di protossido di azoto dai suoli agricoli

Le principali fonti sono gli apporti di azoto da fertilizzanti sintetici (29% delle emissioni dirette dai suoli agricoli), residui colturali (27%) e reflui zootecnici (24%). Altri contributi provengono da pascolo, fertilizzanti organici, suoli organici e fanghi di depurazione.

Tra il 1990 e il 2023, si registra una riduzione del 36% nell’uso stimato di fertilizzanti sintetici e una riduzione del 21% nelle emissioni da spandimento dei reflui, mentre è aumentata l’incorporazione di residui colturali nei suoli.

Andamento recente (2022-2023)

L’incremento delle emissioni agricole tra il 2022 e il 2023 è principalmente attribuibile all’aumento dell’uso di fertilizzanti sintetici, che nel 2022 avevano invece contribuito a una riduzione delle emissioni rispetto al 2021.

Secondo i dati ISTAT sulle vendite di fertilizzanti, nel 2022 si è registrata una diminuzione nelle quantità distribuite, inferiore alla media annuale, dovuta a un biennio precedente con acquisti elevati e ai prezzi di mercato elevati che hanno indotto un rinvio degli acquisti. Nel 2023, con il calo dei prezzi, le quantità distribuite sono aumentate, generando l’incremento delle emissioni osservato.

Abbiamo discusso nel dettaglio questi dati in un’intervista con la Dott.ssa Eleonora di Cristofaro e il Dott. Guido Pellis, che ne hanno analizzato l’andamento e le implicazioni.

Per guardare l’intervista clicca sul pulsante!

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