Il PLF Student’s Travel Workshop si è concluso, ma tanto ci ha lasciato
Oltre 80 partecipanti, 12 lavori di ricerca, il confronto con le aziende e due giornate sul campo: la quinta edizione del workshop ha confermato il valore dell’incontro tra giovani, ricerca scientifica e mondo produttivo

Il PLF Student’s Travel Workshop, organizzato dalla Commissione PLF (Precision Livestock Farming) dell’ASPA – Associazione per la Scienza e le Produzioni Animali, è giunto alla sua quinta edizione. Una continuità che rappresenta la testimonianza più evidente dell’utilità di questo appuntamento, nato per favorire l’incontro tra la scienza e il mondo produttivo.
Un dialogo tutt’altro che scontato, perché non sempre questi due mondi riescono a comprendersi e a riconoscere pienamente il valore del confronto. La presenza costante delle aziende, che attraverso un contributo economico e culturale rendono possibile l’evento, permette inoltre al workshop di avvicinare i giovani al mondo del lavoro, dando vita in molti casi a concrete opportunità di collaborazione.
Università, centri di ricerca e aziende a confronto
L’edizione 2026 è stata ospitata dal Dipartimento DAFNE dell’Università degli Studi della Tuscia e ha visto la partecipazione di Mignini & Petrini, Dinamica Generale, Rota Guido, SIVAM, TDM, MSD Animal Health, Arienti e Agroteam.
Tra le università e i centri di ricerca coinvolti figurano l’Università degli Studi della Tuscia, l’Università degli Studi di Napoli Federico II, l’Università Cattolica del Sacro Cuore, il CREA, l’Università degli Studi di Milano e l’Università di Bologna.
Agli oltre 80 partecipanti sono stati proposti tre giorni intensi, costruiti intorno a una giornata centrale dedicata alla presentazione dei lavori sperimentali e agli interventi delle aziende, affiancata da due momenti di approfondimento sul territorio: il racconto della bonifica di Torre in Pietra e della nascita della Frisona italiana e la visita al centro zootecnico dell’Azienda Agricola Maccarese.
Alle origini della Frisona italiana
Durante la prima giornata, grazie alla disponibilità di Clemente Palazzo, presidente del Comitato organizzatore per i 100 anni della Bonifica di Torre in Pietra e comproprietario di Agroteam, abbiamo potuto visitare il Castello di Torre in Pietra.
A guidarci è stato Filippo Antonelli, che vive tra Montefalco e Roma e conduce sia l’omonima cantina sia l’altra azienda vitivinicola di famiglia, il Castello di Torre in Pietra.
Con una certa emozione abbiamo potuto osservare la “reliquia” di Carnation Producer, ossia la testa del toro importato dagli Stati Uniti da Luigi Albertini, che ha segnato di fatto l’origine della Frisona italiana.
Successivamente, Ernesto Benelli ha raccontato la storia della bonifica di Torre in Pietra e della nascita dell’allevamento nel quale tutto ebbe origine: non soltanto una nuova linea genetica, ma anche un modo innovativo, per l’epoca, di gestire le bovine da latte e tutelare la salubrità del prodotto.
La storia integrale può essere ascoltata sul canale YouTube di Ruminantia nel video Le origini della Frisona italiana nel racconto di Ernesto Benelli.
In accordo con il professor Umberto Bernabucci e con il Comitato organizzatore dell’Università della Tuscia, abbiamo ritenuto che una storia imprenditoriale come quella di Luigi Albertini potesse offrire agli studenti uno stimolo importante non soltanto dal punto di vista scientifico, ma anche e soprattutto da quello umano e culturale.
Dodici lavori di ricerca e sette aziende
La lunga maratona della seconda giornata del PLF Student’s Travel Workshop è stata aperta dai saluti di Alvaro Marucci, direttore del Dipartimento DAFNE, di Marcello Mele, presidente dell’ASPA, e di Fabio Abeni, coordinatore della Commissione PLF-ASPA.
Umberto Bernabucci e il sottoscritto hanno coordinato i lavori, durante i quali si sono confrontati 12 progetti di ricerca e si sono susseguite sette presentazioni delle aziende che hanno sostenuto l’evento.
A vincere l’edizione 2026 è stato il lavoro di Giorgia Loss e Laura Monaco, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, dal titolo “CattleEye: per il monitoraggio della salute dei piedi e del BCS”.
Al secondo posto si è classificato il lavoro “Precision Livestock Farming in beef cattle feeding” di Giulia Capoccia, dell’Università degli Studi della Tuscia.
La terza posizione è stata assegnata a Federico Ceccuto e Francesco Ferrari, dell’Università degli Studi di Milano, con il lavoro “Monitoring enteric methane emissions in dairy cows using a wearable device”.
La zootecnia vista sul campo
La terza giornata ha avuto come protagonista la visita al centro zootecnico dell’Azienda Agricola Maccarese, una delle realtà agricole e zootecniche più significative non soltanto dell’Italia centrale, ma dell’intero panorama nazionale.
È stato il modo più coerente per concludere tre giorni nei quali ricerca, formazione e applicazione pratica hanno trovato uno spazio concreto di incontro. Perché la Precision Livestock Farming non è soltanto materia di studio, ma una realtà che prende forma ogni giorno negli allevamenti.
L’Università degli Studi di Milano ha infine avanzato la propria candidatura per ospitare l’edizione 2027 di questo importante momento di formazione e scambio promosso dalla Commissione PLF dell’ASPA.

























































































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