La responsabilità dei grandi sul suolo

La FAO 2025 rivela che 1,7 miliardi di persone vivono in aree dove il degrado erode la resa dei terreni coltivati. La vera sfida per la sicurezza alimentare è imporre la sostenibilità in base alla scala aziendale: risorse mirate per i piccoli e norme per i giganti

Suolo degrado
6 Novembre, 2025

Pubblicato recentemente, il rapporto FAO “Lo stato del cibo e dell’agricoltura 2025” presenta la degradazione del suolo non come un destino inevitabile dell’agricoltura, ma un “debito” storico di lungo termine che minaccia la sicurezza alimentare e i mezzi di sussistenza di 1,7 miliardi di persone a livello globale. Per affrontare questa minaccia, il documento propone politiche differenziate, riconoscendo che le aziende agricole, pur variando enormemente in scala (dall’85% di quelle sotto i 2 ettari allo 0,1% che controllano metà del terreno mondiale), richiedono interventi su misura per evitare, ridurre e invertire il degrado.

Ripartiamo da terra

Il suolo è la risorsa fondamentale dei sistemi agroalimentari, sostenendo oltre il 95% della produzione alimentare mondiale. Finita ed essenziale, interagisce con l’ecosistema per fornire servizi cruciali come il ciclo dei nutrienti e il sequestro del carbonio. Tuttavia, la pressione antropica, dovuta all’espansione agricola e all’uso insostenibile delle terre, sta compromettendo questa capacità. La degradazione del terreno è definita come il declino o la perdita a lungo termine della capacità del suolo di fornire funzioni e servizi ecosistemici.

Il ruolo dell’allevamento

Questa criticità riguarda direttamente anche l’allevamento: il degrado incide sui pascoli (praterie e prati permanenti coprono un quarto del territorio globale) principalmente tramite la perdita di copertura vegetale dovuta al sovrapascolo, causando erosione e compattazione. L’impatto economico per gli agricoltori e gli allevatori si traduce in perdite di reddito dovute a cali di resa o nell’aumento dei costi per misure compensative, come l’uso intensivo di fertilizzanti.

Il debito del suolo

Il concetto tecnico chiave per comprendere l’impatto della crisi del suolo è il “Yield Gap” (divario di resa). Questo indica la differenza tra quanto si può ottenere da un territorio e ciò che viene effettivamente raggiunto dagli agricoltori. Il rapporto FAO 2025 stabilisce una relazione di causa-effetto tra il degrado storico del suolo indotto dall’uomo — ovvero la differenza tra il prima e il dopo attività umana — e le attuali perdite di resa.

Regione che vai, impatto che trovi

È fondamentale distinguere tra regioni ad agricoltura intensiva e quelle a basso input. Nei paesi ad alto reddito, l’uso massiccio di fertilizzanti sintetici e macchinari pesanti maschera l’impatto della degradazione storica.

Al contrario, in regioni come l’Africa subsahariana, i grandi divari di resa sono guidati principalmente da vincoli socioeconomici, tra cui l’accesso limitato a input, credito e mercati, più che dal degrado del suolo di per sé. Nonostante ciò, il 75% dei terreni agricoli in Africa è gestito da aziende medie (tra 2 e 50 ettari). Pertanto, affrontare il degrado deve passare necessariamente da strategie adatte sia ai piccoli agricoltori che devono intensificare la produzione in modo sostenibile, sia ai grandi attori che modellano la maggior parte del paesaggio agricolo globale.

Le opportunità di ripristino

L’analisi globale rivela che circa 1,7 miliardi di persone vivono in aree che subiscono significative perdite di resa dovute alla degradazione indotta dall’uomo, con la maggiore popolazione colpita nell’Asia orientale e meridionale. Il debito di carbonio organico del suolo, uno degli indicatori chiave del degrado, è simile per le aziende agricole di tutte le dimensioni a livello globale, ma gli impatti e le capacità di ripresa variano drasticamente.

Grandi disparità

Dal punto di vista della struttura aziendale, la disparità è netta: l’85% delle aziende agricole mondiali è inferiore a 2 ettari, ma occupa solo il 9% della terra agricola. Al polo opposto, lo 0,1% delle aziende agricole superiori a 1.000 ettari gestisce circa il 50% di tutti i terreni agricoli. Le aziende agricole medie e grandi (> 50 ha) sono responsabili di circa il 60% della fornitura globale di energia alimentare derivata dalle colture.

Piccoli numeri, enormi risultati

Questi dati quantificano un potenziale di recupero enorme. Invertire solo il 10% del degrado indotto dall’uomo sui terreni coltivati attuali potrebbe ripristinare la produzione sufficiente a nutrire 154 milioni di persone in più ogni anno. Inoltre, riabilitare i terreni coltivati che sono stati abbandonati poiché impoveriti potrebbe potenzialmente nutrire tra 292 e 476 milioni di persone.

Qualcosa si muove

Le analisi indicano che le misure normative (come i divieti di deforestazione o i mandati di conservazione del suolo) sono costantemente efficaci nel migliorare le condizioni del suolo. I pagamenti agro-ambientali (incentivi) mostrano impatti positivi, soprattutto per la conservazione delle foreste e dei terreni coltivati. La massima efficacia si ottiene spesso combinando entrambi gli approcci.

Da grandi terreni, grandi responsabilità

Secondo il rapporto FAO la degradazione del suolo non è un’eredità inevitabile, ma il risultato di scelte specifiche di gestione e fallimenti politici, ed è reversibile. Per garantire la sicurezza alimentare futura e la sostenibilità, è essenziale adottare la gerarchia: Evitare > Ridurre > Invertire il degrado.

Le politiche devono abbracciare la diversità delle strutture aziendali. Per i piccoli agricoltori, l’attenzione deve concentrarsi sull’assottigliamento dei divari, fornendo accesso sicuro alla terra, oltre che tecnologie e finanziamenti inclusivi per un’intensificazione sostenibile. Per le grandi aziende, che dominano la maggior parte dei terreni agricoli e hanno la maggiore responsabilità per la gestione del paesaggio, sono cruciali i regolamenti ambientali rigorosi e gli schemi di incentivi ben mirati.

Un lavoro in team

Proprio come una squadra di calcio ha bisogno sia di attaccanti rapidi (i piccoli, per la diversità e l’efficienza locale) sia di difensori forti (i grandi, per la gestione estesa e la stabilità globale), la sostenibilità richiede che tutti i giocatori siano in condizioni ottimali, ciascuno supportato da strategie adatte alla propria posizione.

Fonte: Report ISPRA/SNPA

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