Legacoop presenta il Manifesto della Dieta Mediterranea
In 10 punti illustrata quella che non è solo pratica alimentare ma una visione della società

E’ stato presentato il 15 luglio, a Napoli, il Manifesto Cooperativo di Legacoop della Dieta Mediterranea, una visione per un futuro sano e giusto per chi produce e per chi consuma.
«Quello che abbiamo voluto lanciare oggi è un futuro con una visione condivisa, aperta, cooperativa. Un manifesto che tiene conto di temi che stanno alla base della filiera agroalimentare, a partire dal reddito adeguato degli agricoltori e dei pescatori, degli scambi commerciali equi, della cura e della vocazione del territorio, del benessere psicofisico delle persone, della cultura e della storia, della cucina italiana». Questa la dichiarazione di Cristian Maretti, presidente Legacoop Agroalimentare, in occasione della Biennale dell’Economia Cooperativa di Legacoop durante la quale è stato presentato il Manifesto.
Dieta Mediterranea e Cucina Italiana patrimonio Unesco
«Il Manifesto è una tappa di un percorso avviato alcuni anni fa, in cui Legacoop ha messo insieme le esperienze nel consumo, nella distribuzione e nella produzione, per avere una visione il più possibile unitaria sui temi dell’alimentazione. Con una missione: valorizzare i prodotti dei nostri soci», sottolinea Maretti. «Un percorso che oggi ha fissato un’altra tappa e che si arricchisce anche del nostro diretto sostegno alla candidatura all’Unesco della Cucina Italiana a patrimonio immateriale dell’umanità che il ministro Francesco Lollobrigida porta avanti con grande impegno».
Nell’aprire i lavori, Anna Ceprano, presidente Legacoop Campania, ha spiegato che «la filiera cooperativa, con la sua distintività e le sue articolazioni settoriali, trova nella Dieta Mediterranea un suo compimento, una sua naturale realizzazione: non si tratta solo di agricoltura e di pesca che tutela terre e mari, di nutrienti che fanno bene alla salute e prevengono malattie, di un’etica del lavoro che mette al primo posto i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, del fare insieme per il bene comune, di imprese di pace e per la pace e la crescita sostenibile della collettività, ma anche di un’idea di vita, di storie di comunità, di un sistema di valori condivisi e di memoria. Ecco perché, assieme ad una innovazione ecocompatibile, dobbiamo immaginare nuovi modi di esistenza e di azione che guardano alla tradizione, socialità e alla saggezza del modello cooperativo della Dieta Mediterranea».
Ad evidenziare il legame tra agricoltura, cultura, studio ed innovazione, nella sala Cinese di Portici hanno preso la parola il Rettore della Federico II di Napoli Matteo Lorito e il direttore scientifico della Fondazione Cnr Agritech Danilo Ercolini che partendo dai 300 anni di storia della Sala e dai 150 anni della facoltà hanno insistito sulla necessità di non chiudersi alle innovazioni ed alle sfide produttive del futuro.
I dieci punti del Manifesto
Il documento è articolato in dieci principi fondamentali e si propone come una vera e propria agenda di trasformazione per il nostro sistema alimentare e i territori. Non vuole essere soltanto una dichiarazione d’intenti, ma una roadmap concreta per un futuro in cui il cibo sia realmente un diritto universale e un motore di benessere collettivo.
Al centro c’è la dignità, che garantisce l’accesso a cibo sano e giusto, prodotto senza sfruttamento, e l’equilibrio della Dieta Mediterranea come stile di vita sostenibile. La mutualità tra cooperative rafforza i legami sociali ed economici sui territori, mentre la tutela dell’identità italiana valorizza le eccellenze e i paesaggi rurali.
Il manifesto (vedi file allegato) promuove un’alleanza etica lungo tutta la filiera, dal campo alla tavola, per contrastare gli sprechi e distribuire equamente il valore. La consapevolezza alimentare, attraverso l’educazione, forma cittadini informati. L’inclusione è garantita combattendo il caporalato e integrando chi è ai margini, mentre il presidio dei territori difende l’agricoltura sostenibile anche nelle aree più fragili. Infine, l’innovazione guida la transizione ecologica e la competitività, e la partecipazione democratica crea reti vive tra imprese, istituzioni e cittadini.
Il valore della lotta alla mafia: le cooperative di Libera Terra
Nell’ambito della tappa verso la Biennale si è svolta anche l’assemblea di Cooperare con Libera Terra, Agenzia per lo sviluppo cooperativo e la legalità che da quasi vent’anni, si occupa di promuovere il riuso sociale e produttivo dei beni confiscati, a fianco di Libera, insieme alle cooperative di Legacoop che l’hanno fondata e la animano. «Siamo molto contenti di aver svolto la nostra assemblea annuale portando un contributo sull’agricoltura sociale, in coerenza col manifesto presentato che sottolinea come la cooperazione sia una leva di inclusione e giustizia sociale, attenta alla valorizzazione i beni confiscati», sottolinea Rita Ghedini, presidente di Cooperare con Libera Terra. «Per valori e contenuti progettuali ci sentiamo pienamente parte di questo progetto. Dignità,
Mutualità, Alleanza, Inclusione, Presidio, Partecipazione – alcune delle parole del Manifesto – sono i modi con cui il progetto di Cooperare con Libera Terra ha cercato, negli anni, di dare sostanza e sostenibilità al motto “buoni, puliti e giusti” che definisce il progetto Libera Terra dalla sua origine. Le cooperative Libera Terra sono pienamente integrate nella filiera agroalimentare cooperativa, partecipi ed impegnate a promuovere stili di vita e di consumo sostenibili, basati sul rispetto della terra, delle persone che la abitano e la lavorano, delle colture e culture che raccontano la storia del territorio, senza agiografie, con la forza di chi sa che la vera trasformazione positiva avviene attraverso la partecipazione».
L’evento di Napoli è stato realizzato con il contributo di Legacoop Campania, Legacoop Agroalimentare, Cooperare con Libera Terra, Ancc Coop, Ancd Conad, Legacoop Produzione e Servizi e Legacoop Sociali. Con il contributo di Coopfond e Foncoop e in partnership con Future Food Institute, Centro Studi Dieta Mediterranea Angelo Vassallo e Comune di Pollica.



















































































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