Manze più tranquille, uomini più sicuri: l’addestramento che funziona

L’addestramento riduce lo stress e migliora la relazione uomo-bovina senza aumentare i contatti indesiderati

29 Settembre, 2025

IN BREVE
Animali spaventati costituiscono un rischio negli allevamenti, mentre l’addestramento favorisce la fiducia e riduce lo stress. Uno studio pubblicato di recente sull’Italian Journal of Animal Science ha studiato l’impatto dell’addestramento volto a desensibilizzare gli animali alla manipolazione sul comportamento delle manze, concentrandosi sulle interazioni fisiche con gli operatori umani, come strofinamenti, leccate e spinte, che possono essere considerate indesiderate dagli allevatori. Di 60 manze Holstein, suddivise per età e reattività all’uomo (RTH), metà è stata addestrata. Sono stati misurati cortisolo fecale, frequenza cardiaca e comportamento durante un test di contatto fisico uomo-animale (PAHCBT-Physical Animal–Human Contact Behavior Test). L’addestramento si è confermato utile per facilitare la gestione e prevenire comportamenti indesiderati.

Introduzione

La gestione del bestiame comporta rischi significativi per gli operatori. Le bovine sono tra le principali cause di infortuni negli allevamenti da latte, spesso dovuti a calci, spinte o schiacciamenti accidentali. La maggior parte di questi eventi deriva da comportamenti non intenzionali, legati a paura o agitazione, piuttosto che da attacchi volontari.

Un elemento chiave per la prevenzione è la qualità della relazione uomo-animale: interazioni calme, prive di violenza e arricchite da contatto positivo riducono lo stress, migliorano la gestibilità e facilitano procedure come diagnosi di gravidanza, trattamenti e inseminazione artificiale.

Recenti ricerche hanno applicato tecniche di condizionamento operante alle manze da latte (un metodo d’apprendimento che si concentra sulla risposta alle azioni), con l’obiettivo di desensibilizzarle alla manipolazione, dimostrando che le manze che sono state progressivamente abituate al contatto fisico con gli operatori mostrano una riduzione dei parametri fisiologici dello stress rispetto ai controlli.

Questi risultati confermano l’efficacia dell’addestramento nel migliorare la fiducia verso l’uomo e nel facilitare la gestione. Tuttavia, la diffusione di tali approcci incontra ostacoli: molti allevatori li percepiscono come complessi, dispendiosi o potenzialmente rischiosi, temendo che animali troppo fiduciosi diventino difficili da contenere.

Un aspetto critico riguarda le interazioni fisiche indesiderate. Comportamenti come strofinarsi, spingere o leccare l’operatore, pur essendo espressioni di confidenza, possono creare rischi per la sicurezza a causa della mole degli animali e generare frustrazione, compromettendo la relazione positiva. Inoltre, una maggiore prossimità, anche in contesti favorevoli, aumenta il rischio di infortuni dovuti a reazioni improvvise.

In questo contesto, un team di ricercatori dell’Università degli Studi di Padova e dell’Università di Vienna ha valutato se il rafforzamento della fiducia tramite addestramento possa favorire non solo un miglior controllo, ma anche un incremento di comportamenti di contatto non desiderati. L’analisi, i cui risultati sono stati pubblicati di recente sull’Italian Journal of Animal Science, ha considerato età, reattività individuale e contesto di allevamento, per distinguere i comportamenti indotti dal training da quelli influenzati da altri fattori predisponenti.

Materiali e metodi

Ubicazione, manze, alimentazione e progettazione sperimentale

La sperimentazione si è svolta tra febbraio e aprile 2021 presso un’azienda da latte commerciale in Veneto, coinvolgendo 60 manze Holstein, suddivise in due gruppi di età: giovani (291 ± 39 giorni, N=29) e più anziane (346 ± 62 giorni, N=31). Tutte le manze erano allevate in stabulazione libera, in due recinti adiacenti identici con pavimento in cemento fessurato, e ricevevano la stessa razione mista totale (TMR).

Le manze sono state classificate in tre categorie in base alla loro reattività verso l’uomo (RTH): sicure (C, N=20), neutre (N, N=21) e non sicure (NC, N=19) (C = Confident). Circa metà di ciascuna categoria è stata sottoposta a condizionamento operante (Training, Tr, N=31) per facilitare la gestione da parte dell’uomo, mentre le rimanenti hanno costituito il gruppo di controllo (NTr, N=29).

Misure iniziali e campionamento prima del condizionamento

All’inizio dell’esperimento, le manze sono state valutate con il Test di Distanza di Evitamento (ADT) per determinare la reattività verso l’uomo (RTH). L’avvicinamento dell’operatore avveniva a passo costante, e la distanza tra la mano tesa dell’operatore e il muso della manza veniva registrata con misuratore laser. Se la manza accettava il contatto per almeno 5 secondi, la distanza era considerata 0 m; se tentava di ritirarsi entro 5 secondi, 0,05 m.

Parallelamente, sono stati raccolti campioni fecali per la misurazione dei metaboliti del cortisolo (FCM), indicativi dello stress basale, con raccolta a giorni alterni per ridurre l’influenza di fattori esterni.

Procedure di formazione

Il programma di addestramento prevedeva 20 sessioni distribuite in nove settimane: otto dedicate al target training, sei al tocco sul muso (MT) e sei a groppa, perineo e coda (R&P). L’addestramento è iniziato con due sessioni settimanali ed è stato successivamente ridotto a una per settimana.

Le manze erano premiate con ricompense alimentari o rinforzi positivi e, in caso di rifiuto, con rinforzo negativo leggero (ritiro dell’operatore e distogliere lo sguardo). L’addestramento simulava anche le procedure di routine come palpazione rettale e prelievo di sangue dalla coda, con intervallo di 15 secondi come standard operativo.

Procedure di campionamento e misure eseguite durante o dopo la manipolazione e al termine dell’esperimento

Durante la dodicesima settimana, le manze sono state sottoposte a manipolazioni standard (misurazione circonferenza toracica e palpazione rettale) per valutare la risposta allo stress. Sono stati registrati comportamenti indesiderati, come calci, spinte, leccate o sfregamenti, e ripetuto il Test di Distanza di Evitamento per rilevare eventuali cambiamenti di reattività (tabella 1).

Tabella 1. Etogramma dei comportamenti indesiderati e dei segni dell’estro, modificato da Lindahl et al.

La frequenza cardiaca (FC) e la variabilità cardiaca (RMSSD) sono state misurate con Polar Equine Belt, con sessioni di 6 minuti post-TMR. L’RMSSD, indicatore dell’attività vagale, è stato calcolato escludendo intervalli RR fisiologicamente non plausibili.

Test comportamentale di contatto fisico tra animale e uomo

Il PAHCBT (Physical Animal-Human Contact Behaviour Test) ha misurato la propensione delle manze a ricercare contatto fisico con l’operatore, includendo avvicinamenti, leccate, spinte e sfregamenti (figura 1). Il test è stato eseguito 11 volte in tre settimane, simulando la presenza dell’allevatore durante le attività quotidiane. Ogni episodio di contatto era seguito da deterrente lieve (spruzzo d’acqua), e ogni interazione registrata, con il calcolo del rapporto PAHCB/approccio per ciascuna manza.

Figura 1. Schema dell’area del recinto tra i cubicoli e la mangiatoia con posizioni approssimative dell’operatore durante il test del comportamento di contatto fisico tra animali e umani (PAHCBT).

Analisi statistiche e calcoli

Le analisi sono state condotte con SAS 9.4, usando ANOVA per studiare l’influenza di età, RTH e addestramento sul numero di approcci, PAHCB e rapporto PAHCB/approccio. Le manze con più di 5 approcci e rapporto PAHCB/approccio >1 sono state definite PCD (Physically Contact-Driven), indicative di una forte propensione a cercare contatto fisico. La regressione logistica multivariata ha identificato i predittori della probabilità di comportamento PCD, considerando variabili fisiologiche (FC, RMSSD, FCM), comportamentali (ADT, calci) e riproduttive (segni di estro).

Risultati 

Come documentato nella precedente pubblicazione di Marchesini et al. (2024), sia l’addestramento al bersaglio sia le procedure di contatto tattile su groppa e perineo (R&P) hanno prodotto effetti positivi sulle manze. Indipendentemente dalla loro classificazione RTH, tutte le manze addestrate hanno completato il compito di addestramento entro sei sessioni e hanno consentito il contatto tattile su groppa e perineo entro la quarta sessione R&P.

Discussione

I risultati confermano che le manze, al termine dell’esperimento, mostravano livelli di confidenza aumentati e distanza media di evitamento ridotta, indipendentemente dall’addestramento. Tuttavia, una parte delle manze non si è mai avvicinata all’operatore o non ha eseguito contatto fisico uomo-animale, sottolineando che una bassa distanza media di evitamento non implica necessariamente la volontà di contatto fisico, ma piuttosto l’assenza di paura o avversione.

Gli animali più “anziani” hanno mostrato più approcci e comportamenti indesiderati, senza che ciò influenzasse la frequenza di contatti fisici per approccio. Questo potrebbe essere correlato a un rango sociale più elevato, poiché l’età influenza il dominio sociale nei bovini, ma sono necessarie ulteriori conferme.

L’addestramento al bersaglio e contatto tattile su groppa e perineo (R&P) si è rivelato un fattore protettivo contro il contatto fisico (PCD-Physical Contact Driven). Questo effetto può essere spiegato dall’associazione appresa tra compito e rinforzo positivo: le manze addestrate legavano il contatto fisico a ricompense alimentari, mentre nel test di contatto fisico uomo-animale (PAHCBT-Physical Animal–Human Contact Behavior Test) non veniva richiesto il compito, riducendo l’inclinazione a cercare contatto diretto.

Il valore iniziale della  distanza media di evitamento (ADT) ha mostrato una relazione inversa con la probabilità di PCD, confermando che le manze con minore reattività verso gli esseri umani tendono a interagire più facilmente, sebbene fossero presenti eccezioni. L’associazione tra il comportamento di calciare e il PAHCB potrebbe riflettere risposte avversive e curiosità esplorativa, potenzialmente influenzate dallo status gerarchico e dall’esperienza passata con l’uomo.

Infine, i limiti dello studio includono la soggettività nel considerare i comportamenti di contatto come indesiderati dal punto di vista dell’allevatore, mentre tali comportamenti possono indicare interazioni positive in contesti di fiducia uomo-animale. La concentrazione delle osservazioni nell’area tra mangiatoia e cuccette ha ottimizzato la registrazione dei comportamenti attivi, ma non rappresenta l’intera gamma di comportamenti possibili nel recinto.

Conclusione

In conclusione, i risultati di questo studio indicano che l’implementazione di un addestramento mirato a facilitare la manipolazione delle manze da latte non ha aumentato il verificarsi di comportamenti indesiderati, come leccare, spingere o strofinarsi contro l’allevatore. Al contrario, il condizionamento operante si è dimostrato un fattore protettivo contro tali comportamenti.

Le manze che hanno mostrato valori più elevati al test della distanza di evitamento erano meno propense a essere classificate come altamente motivate a cercare il contatto fisico. Sebbene questi risultati evidenzino l’efficacia del condizionamento operante nel promuovere una relazione positiva tra animale e uomo, i fattori specifici che determinano l’insorgenza di comportamenti indesiderati rimangono poco chiari, rendendo necessarie ulteriori indagini in questo ambito.

 

Tratto da: “Unveiling factors prompting physical engagement with human handlers in trained and untrained Holstein dairy heifers”, di Giorgio Marchesini, Rupert Palme, Luca Barin, Barbara Contiero e Lorenzo Serva. ITALIAN JOURNAL OF ANIMAL SCIENCE 2025, VOL. 24, NO. 1, 1820–1831. doi.org/10.1080/1828051X.2025.2547882.

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