Mastiti bovine: quanti e quali test scegliere?

Dall’osservazione clinica alle colture, dalla PCR ai sensori: caratteristiche, potenzialità e limiti dei principali strumenti diagnostici per individuare le mastiti bovine, orientare la terapia e favorire un uso responsabile degli antibiotici

17 Settembre, 2026

Non esiste un unico test capace di diagnosticare ogni forma di mastite e, soprattutto, di indicare automaticamente se una bovina debba essere trattata o meno con un antibiotico. La scelta dello strumento diagnostico dipende dall’indagine che si vuole effettuare, motivo per cui è importante che se ne conoscano le caratteristiche.

Sicuramente il primo livello rimane l’osservazione della bovina e del suo latte. In presenza di alterazioni macroscopiche di quest’ultimo, modificazioni della mammella o segni sistemici è necessario innanzitutto stabilire la gravità del caso, e poi integrare l’esame clinico con un test diagnostico che ne chiarisca l’eziologia, al fine di evitare trattamenti non necessari e orientare al meglio la terapia1 .

Quanti tipi di test esistono?

Test infiammatori

Il CMT (California Mastitis Test) rappresenta uno degli strumenti più semplici ed economici per lo screening a livello di singolo quarto. Il reagente provoca una reazione proporzionale alla quantità di cellule somatiche presenti nel latte e permette quindi di individuare rapidamente un quarto sospetto. Il limite è che il CMT evidenzia una risposta infiammatoria, ma non permette di stabilire quale microrganismo sia responsabile dell’eventuale infezione.

La SCC (conta delle cellule somatiche) permette di fare un passo ulteriore. È uno strumento particolarmente utile per individuare e monitorare la mastite subclinica e per seguire nel tempo la salute della mammella. Tuttavia, anche una SCC elevata indica principalmente la presenza di una risposta infiammatoria ma non permette di identificare il patogeno responsabile. La ricerca più recente sta inoltre cercando di ricavare maggiori informazioni dalla composizione delle cellule somatiche, attraverso la conta differenziale (differential somatic cell count DSCC), con l’obiettivo di passare da una semplice quantificazione delle cellule a una caratterizzazione più precisa della risposta cellulare2.

Analisi colturali

Per conoscere il tipo di agente responsabile dell’infiammazione, si rende necessaria la coltura microbiologica del latte. Il campione, prelevato in maniera sterile e prima dell’eventuale trattamento, viene analizzato per verificare la presenza e la crescita di microrganismi. È un passaggio particolarmente importante nei casi di mastite clinica non grave, perché il risultato può contribuire a decidere se utilizzare o meno un antimicrobico e, quando necessario, a indirizzare la scelta del tipo di trattamento.

La coltura può essere effettuata in laboratorio oppure direttamente in azienda attraverso sistemi di on-farm culture. Questa seconda possibilità è particolarmente interessante perché riduce i tempi necessari per ottenere un’indicazione diagnostica. Uno studio pubblicato nel 2026 su PLOS One3, condotto in 16 allevamenti commerciali, ha valutato un sistema rapido basato su colture on-farm per guidare la decisione terapeutica nei casi di mastite clinica. Le bovine malate sono state suddivise in due gruppi: uno trattato immediatamente, e l’altro sottoposto a un protocollo, basato sulla coltura on-farm su tre piastre, con risultato dopo 24 ore. I risultati sono molto interessanti in quanto nel gruppo gestito sulla base della coltura on-farm, il 45,6% dei casi non è stato trattato con antibiotici, senza un peggioramento degli esiti clinici o batteriologici rispetto al trattamento convenzionale.

Un altro studio del 2026 pubblicato sul Journal of Dairy Research4 ha valutato l’impiego della coltura cromogenica in 106 casi di mastite clinica. Si tratta di una tecnica microbiologica che utilizza terreni di coltura contenenti substrati specifici che, se idrolizzati dagli enzimi del microrganismo target, liberano un cromoforo colorando la colonia. Questo permette l’identificazione visiva immediata e differenziale delle diverse specie batteriche in base al colore che assumono. L’identificazione più rapida del tipo di microrganismo ha permesso di ridurre la durata dei casi, anche se si tratta ancora di uno studio pilota e i risultati devono essere confermati su popolazioni più ampie.

Test molecolari

Un’altra possibilità diagnostica è la PCR ovvero la “Rezione a catena della Polimerasi”, che, però, ha una caratteristica fondamentale: anziché ricercare la crescita di un microrganismo vitale (come la coltura cellulare), rileva solamente la presenza del suo materiale genetico. Questo permette di ottenere informazioni rapidamente e con elevata sensibilità, ma non equivale necessariamente ad un’infezione attiva da trattare. Per questo motivo PCR e coltura non devono essere considerate come due versioni dello stesso test.

Nuove frontiere: intercettare la mastite prima dei segni clinici

È probabilmente questo il settore nel quale la ricerca sta evolvendo più rapidamente. Nei sistemi di mungitura automatica, conducibilità del latte, SCC, produzione, flusso di mungitura e durata della mungitura possono essere integrati con dati relativi ad attività, ingestione e ruminazione. Uno studio pubblicato nel 2025 sul Journal of Dairy Research5 ha combinato proprio queste informazioni per identificare precocemente la mastite clinica. Il modello ha individuato le bovine a rischio fino a nove giorni prima della diagnosi clinica, con una sensibilità dell’82,5% e una specificità del 78,7%.

In questo scenario il sensore non sostituisce necessariamente il test diagnostico tradizionale: funziona soprattutto come sistema di allerta. Segnala che una bovina si sta comportando in modo diverso dal proprio livello abituale e indica quindi quali animali meritano un controllo più approfondito.

La stessa logica riguarda la termografia a infrarossi, una tecnologia consente di individuare variazioni della temperatura superficiale della mammella senza manipolare l’animale. Uno studio del 20256 valuta l’utilizzo di questa tecnologia integrata con il “deep learning” (una branca dell’intelligenza artificiale) per rilevare la mastite nelle bovine Bos indicus. In questo gli autori analizzano migliaia di immagini termografiche della mammella, individuando variazioni di temperatura associate alla presenza della malattia. I risultati mostrano che i modelli di deep learning possono raggiungere elevate accuratezze, suggerendo che questa tecnologia potrebbe essere utile per una diagnosi non invasiva e precoce della mastite. La temperatura ambientale, la distanza dalla telecamera e le condizioni di acquisizione possono, però, influenzare significativamente il risultato, per questo ad oggi risulta principalmente interessante come strumento di screening e monitoraggio.Tabella_Test_Mastiti

Dal test alla decisione

La scelta del test da utilizzare dipende, quindi, dalla decisione che bisogna prendere. Il CMT può essere utile per individuare rapidamente un quarto sospetto; la SCC per monitorare la salute della mammella e la mastite subclinica; la coltura per capire se è presente un microrganismo e orientare la terapia; la PCR per ottenere rapidamente informazioni sul materiale genetico dei patogeni; i sensori per individuare cambiamenti anomali prima che siano evidenti; la termografia per uno screening non invasivo.

La direzione indicata dalla ricerca più recente è quindi quella di una diagnosi a più livelli: individuare precocemente l’animale sospetto, confermare la presenza dell’infiammazione, identificare quando possibile l’agente eziologico e utilizzare queste informazioni per decidere se e come intervenire. In quest’ottica, la diagnosi diventa parte integrante di un’attenta gestione degli antimicrobici, utilizzandoli sono quando è necessario.

Bibliografia

  1. The future of udder health: Antimicrobial stewardship and alternative therapy of bovine mastitis Pamela L. Ruegg Journal of Dairy Science 2025 DOI: 10.3168/jdsc.2025-0839
  2. Usefulness of differential somatic cell count for udder health monitoring: Diagnostic performance of somatic cell count and differential somatic cell count for diagnosing intramammary infections in dairy herds with automated milking systems Journal of Dairy Science, 2025, 108(4):3929–3941. DOI: 10.3168/jds.2024-25404.
  3. Evaluation of tri-plate rapid on-farm culture system to make therapeutic decisions for mastitis cases in dairy cattle PLOS One, 2026. DOI: 10.1371/journal.pone.0353527.
  4. The impact of chromogenic culture on clinical mastitis case duration and treatment success in dairy cows in an automatic milking system – a pilot study – Journal of Dairy Research, 2026, 93(1):128–133. DOI: 10.1017/S0022029925101854
  5. Evaluation of sensor measurements for early identification of clinical mastitis in an automatic milking system. Journal of Dairy Research, 2025 DOI: 10.1017/S0022029925101337
  6. Advanced mastitis detection in Bos indicus cows: A deep learning approach integrated with infrared thermography. Journal of Thermal Biology,2025. DOI: 10.1016/j.jtherbio.2025.104173

 Autore: Silvia Fiorani

 

Da leggere - Settembre 2026

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