PLF e allevamento bufalino: tecnologia, sostenibilità, nuove opportunità anche per le aree marginali

La PLF apre nuove prospettive per l’allevamento bufalino: le tecnologie, l’IA e i sensori migliorano l’efficienza, il benessere e la sostenibilità, valorizzando anche le aree marginali, il latte e la carne

27 Luglio, 2026

In questa nuova intervista del direttore Alessandro Fantini con il professor Gianluca Neglia, docente di Zootecnia speciale all’Università degli Studi di Napoli Federico II e membro del comitato scientifico della Mignini & Petrini Academy, si parla di Precision Livestock Farming (PLF) e delle sue applicazioni, con particolare attenzione all’allevamento bufalino.

La PLF consiste nel monitoraggio continuo degli animali attraverso sensori, tecnologie digitali e strumenti di analisi dei dati, con l’obiettivo di migliorare la gestione produttiva e riproduttiva, il benessere animale, la sostenibilità ambientale e le condizioni di lavoro degli allevatori. L’intelligenza artificiale e i modelli predittivi permettono di individuare precocemente eventuali anomalie fisiologiche e favorire una medicina sempre più orientata alla prevenzione, riducendo la necessità di interventi farmacologici.

Sebbene le tecnologie di precisione siano già ampiamente diffuse nella bovina da latte, il loro impiego si sta sviluppando anche nell’allevamento bufalino, attraverso robot di mungitura, sensori, sistemi di alimentazione e modelli predittivi basati sulla spettroscopia. Un settore particolarmente promettente è quello degli allevamenti estensivi, grazie a tecnologie come il virtual fencing, che possono migliorare l’efficienza gestionale e favorire la valorizzazione delle aree marginali.

Quessta tecnologia può contribuire anche alla sostenibilità sociale della zootecnia, rendendo il lavoro meno gravoso e consentendo agli allevatori di controllare a distanza le attività aziendali. Questo potrebbe aiutare a contrastare lo spopolamento delle aree rurali e prevenire fenomeni come l’abbandono dei terreni, gli incendi e la desertificazione. L’utilizzo del pascolo e del foraggio verde potrebbe inoltre aumentare la presenza nel latte di composti bioattivi, come betaine e carnitine, conferendogli potenziali caratteristiche funzionali di maggiore interesse.

Tra gli argomenti affrontati c’è anche il potenziale della carne di bufalo, in particolare quella ottenuta dai numerosi vitelli maschi prodotti ogni anno. Si tratta di una risorsa ancora poco valorizzata, ma con caratteristiche nutrizionali interessanti, tra cui un maggiore contenuto di ferro e un minore contenuto di colesterolo rispetto alla carne bovina. La valorizzazione di latte e carne bufalina potrebbe quindi offrire nuove opportunità economiche per gli allevamenti e per i territori marginali.

Guarda l’intervista per saperne di più!

Autore: Alessandro Fantini

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Da leggere - Luglio 2026

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