Principi attivi: stretta francese sull’importazione di prodotti contenenti cinque fitosanitari

Il governo francese stringe sull’importazione di prodotti trattati con cinque sostanze proibite nell’UE, tra cui il mancozeb e il glufosinate, rispondendo alla richiesta di equità degli agricoltori e garantire maggiore sicurezza ai consumatori

fitosanitari
12 Gennaio, 2026

La Francia ha bloccato l’importazione di prodotti agricoli trattati con cinque pesticidi vietati nell’UE, tra cui glufosinate e mancozeb. La misura vuole garantire equità ai produttori locali e innalzare gli standard di sicurezza alimentare per l’intera filiera agroalimentare e zootecnica.

Equità e sicurezza: una svolta ritenuta necessaria per il settore agricolo

Il recente decreto interministeriale, firmato dai ministri Annie Genevard e Serge Papin, rappresenta un segnale forte per il mondo agricolo europeo, soprattutto alla luce degli imminenti accordi con il Mercosur.

La Francia ha deciso di applicare una clausola di salvaguardia per impedire l’ingresso di alimenti e mangimi trattati con sostanze illegali nella Comunità europea.

Per gli operatori del settore, questo provvedimento non è solo una questione di salute pubblica, ma un atto di giustizia economica per stabilire un piano di gioco paritario, eliminando il cosiddetto doppio standard che permetteva a prodotti esteri meno controllati di competere con le eccellenze locali.

Focus sulle sostanze: perché il divieto è diventato operativo

Il provvedimento prende di mira cinque principi attivi specifici, quattro fungicidi e un erbicida (mancozeb, tiofanato-metile, carbendazim e benomil e glufosinato) che l’Unione europea ha già messo al bando per i rischi documentati su salute umana e ambiente. Il mancozeb e il tiofanato-metile, ad esempio, sono stati ritirati dal mercato europeo nel 2021 a causa delle loro potenziali proprietà cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione. Analogamente, il carbendazim, il benomil e l’erbicida glufosinato sono finiti sotto la lente d’ingrandimento per la loro pericolosità documentata.

Mentre ai produttori europei era vietato l’uso di queste molecole, i limiti massimi di residui per i prodotti importati restavano su livelli che la Francia giudica eccessivamente elevati.

Com’era prima

L’uso del glufosinato e degli altri principi attivi coinvolti era già proibito per i produttori locali, nel mercato comunitario e quindi francese. Lato importazioni, le norme UE vigenti consentivano la commercializzazione di prodotti importati che presentavano tracce di queste sostanze, a patto che i residui rientrassero nei limiti massimi stabiliti (LMR), considerati già sufficientemente bassi. Il decreto del 7 gennaio 2026 impone ora che questi residui debbano scendere al livello della quantità minima misurabile, impedendo di fatto la commercializzazione di lotti trattati all’estero con queste specifiche sostanze.

Non il primo caso

Grandi gruppi della distribuzione hanno già dichiarato di effettuare controlli interni con esito positivo nel 99,9% dei casi, ma il decreto rende ora obbligatorio questo rigore per tutti gli operatori professionali. La Francia ha già una storia di successi in questo ambito, avendo bloccato nel 2024 prodotti trattati con thiacloprid e nel 2016 ciliegie con residui di dimetoato, misure recepite poi a livello comunitario. Questo percorso dimostra che un’azione nazionale decisa può fungere da catalizzatore per riforme su scala continentale, aprendo la strada a nuove decisioni di Bruxelles.

Il prossimo step

Il prossimo appuntamento del 20 gennaio presso il Comitato permanente per i vegetali e gli alimenti sarà decisivo per capire se l’Unione estenderà questa sospensione a tutto il territorio europeo.

Sebbene persistano rischi legati alle tensioni commerciali internazionali e agli accordi come il Mercosur, l’opportunità di garantire prodotti più sani e una competizione più equa appare un passo fondamentale per il futuro del settore, secondo Annie Genevard, ministro dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare francese.

“Se queste sostanze sono state vietate in Francia e in Europa, è per una buona ragione: proteggere i consumatori e la loro salute. Nel corso della mia carriera, mi sono dedicato a promuovere un’alimentazione sana, cessando di commercializzare prodotti contenenti sostanze controverse. Come Ministro, intendo proseguire questa lotta attraverso questo divieto, che pone fine a una chiara distorsione della concorrenza che penalizza i nostri agricoltori che si sono impegnati a proteggere la nostra salute”.

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