Produrre di più con meno animali: il segreto dell’Azienda Agricola Fusar Imperatore

Con 130 vacche in mungitura e oltre 22.000 quintali conferiti, l’azienda di Romanengo integra robot di mungitura, razioni ad alta ingestione, genetica funzionale e gestione del microclima per massimizzare la resa individuale e garantire sostenibilità

5 Marzo, 2026

In zootecnia, migliorare la produzione non significa semplicemente produrre di più, ma, piuttosto, vuol dire aumentare l’efficienza della mandria: ottimizzare il numero di capi, valorizzare la resa individuale e migliorare le performance complessive dell’allevamento. Tutti obiettivi strettamente connessi ai temi a cui oggi i consumatori risultano maggiormente sensibili – dalle emissioni al consumo di risorse, fino all’impatto ambientale – ambiti sui quali il settore sta, perciò, investendo con decisione.

Una questione molto chiara e fortemente condivisa dall’Azienda Agricola Fusar Imperatore, realtà situata a Romanengo, in provincia di Cremona, nel cuore della Pianura Padana: un territorio simbolo della zootecnia nazionale, e, proprio per questo, spesso al centro del dibattito pubblico a causa dell’elevata concentrazione di allevamenti e delle relative implicazioni ambientali.

Ci troviamo di fronte a una realtà a conduzione familiare, fondata dal nonno dell’attuale titolare, che oggi vede impegnati in prima linea Davide Fusar Imperatore insieme al padre Franco, al cugino di quest’ultimo, Fabio, e allo storico dipendente KuljinderL’azienda gestisce circa 60 ettari di terreno destinati prevalentemente a mais da insilare, erba medica e prato stabile, necessari per alimentare una mandria di circa 300 capi totali, di cui 130-135 in mungitura.

Dopo essere venuti a conoscenza delle notevoli performance produttive raggiunte da questa azienda negli ultimi tre anni, abbiamo contattato Davide per riuscire a scoprire, insieme a lui, in che modo tecnologia e gestione abbiano portato la sua stalla a superare la media di 46 kg di latte per vacca al giorno, con un conferimento di 22.000 quintali nell’ultimo anno.

Automazione: mungitura robotizzata e produttività, qual è stato il motivo del passaggio ai robot?

«La scelta è stata fatta principalmente per aumentare la produzione, poiché con le due mungiture tradizionali vedevamo che le vacche non riuscivano ad esprimere correttamente tutto il loro potenziale genetico; pertanto, perdevano latte in cuccetta e meritavano di essere munte più spesso. Per poter introdurre una terza mungitura avremmo avuto bisogno di ulteriore personale ma reperire figure formate e volenterose è una delle criticità più grandi dei nostri tempi. Per questo, tra il 2022 e il 2023 abbiamo preso la decisione di installare due robot. L’investimento ha iniziato a dare i suoi frutti piuttosto rapidamente, e il cambiamento è stato premiante: abbiamo registrato un incremento produttivo del 12% rispetto alla gestione in sala. Attualmente viaggiamo su una media di 46 kg per vacca e l’anno scorso abbiamo consegnato 22.000 quintali di latte. Una nostra scelta strategica è quella di far lavorare i robot a basso regime, con circa 55 vacche per unità, e continuare ad utilizzare contestualmente la sala mungitura per circa 20 capi, ovvero quelli appena partoriti e quelli a fine lattazione. Questo ci permette di valorizzare il lavoro del robot, evitando rallentamenti dovuti a lavaggi più frequenti o basse produzioni individuali».

Alimentazione per sostenere il picco produttivo. Come gestite la razione per raggiungere queste medie così elevate?

«Non esistono scorciatoie: applichiamo semplicemente le buone pratiche zootecniche con costanza e metodo. Puntiamo su una routine semplice con pochi alimenti ma di alta qualità. La nostra razione prevede utilizzo di silomais, erba medica fasciata, nucleo proteico e mangime amidaceo a base di farina di mais, oltre a cotone e fibra. Con questo piano alimentare, le bovine raggiungono un’ingestione di 26-27 kg di sostanza secca al giorno. Quando siamo passati al robot, contrariamente a quanto ci suggerivano alcuni tecnici, non abbiamo ridotto la razione per incentivarle ad entrare, ma anzi abbiamo dovuto aumentare i quantitativi sia al robot che in mangiatoia per sostenere l’incremento produttivo che c’è stato».

Strutture e benessere: microclima e longevità. Quanto influisce, secondo te, l’ambiente sulla salute della mandria?

«Abbiamo notato che con la stalla nuova e l’introduzione di sistemi automatizzati la longevità è migliorata, portandoci verso una media di 2,5-2,6 lattazioni. Le bovine riposano su cuccette, mentre infermeria e zona parto sono su lettiera. Un fattore determinante è stato il controllo dello stress termico: utilizziamo ventilatori di grandi dimensioni e doccette temporizzate che ci permettono di arrivare a produrre più latte d’estate che d’inverno. I parametri sanitari e qualitativi, nonostante l’alta spinta produttiva, sono rimasti decisamente soddisfacienti, con cellule somatiche costantemente sotto le 150.000/ml, grazie alla pulizia e alla frequenza di mungitura del robot».

Dati Produttivi FUSAR

Fonte: Sintetico Collettivo AIA del 10 febbraio 2026

Genetica e riproduzione: equilibrio tra produzione e funzionalità. Che peso ha, per voi, la selezione genetica?

«Per noi è fondamentale per poter raggiungere certi risultati. Mio padre ha sempre selezionato per kg di latte e proteine, e oggi puntiamo molto anche sulla fertilità. Non cerchiamo la vacca perfetta morfologicamente parlando, ma puntiamo a mantenere alta la media della stalla. Ogni sei mesi ci confrontiamo con i tecnici della ditta da cui acquistiamo il seme per analizzare i dati, e una volta all’anno facciamo una riunione collegiale con veterinario, alimentarista, agronomo e tecnico della riproduzione per allineare gli obiettivi di tutta l’azienda».

Fonte: Sintetico Collettivo AIA e Dairy Comp

A proposito di fertilità, come conciliate le alte produzioni con l’efficienza riproduttiva?

«Sostanzialmente abbiamo scelto un compromesso: le nostre bovine raggiungono il picco di lattazione intorno agli 85 giorni, con le pluripare che superano i 60 litri. Per questo motivo, iniziamo a fecondare intorno ai 100 giorni dal parto. Questa strategia permette agli animali di esprimere il loro massimo potenziale produttivo prima di affrontare lo stress metabolico di una nuova gravidanza. Inoltre, la salute del piede è vitale per la riproduzione e il movimento verso il robot: abbiamo, quindi, deciso di affidarci ad un professionista podologo che viene in azienda ogni mese, controllando circa 20-30 vacche a rotazione, in modo tale che ogni capo sia visto almeno tre volte l’anno».

Vitelli e rimonta: benessere fin dai primi giorni. Quale protocollo utilizzate per gestire la prima fase di vita dei vostri animali?

«Anche qui puntiamo sulla semplicità e sul tempismo. Al vitello appena nato vengono somministrati immediatamente 4 litri di colostro di alta qualità, provenienti dalla nostra banca del colostro aziendale, se necessario, tramite sonda. Successivamente, passiamo ad un latte in polvere ad alta concentrazione (150g/litro) arrivando fino a 7 litri al giorno prima di diminuire gradualmente per lo svezzamento. Un aspetto per noi fondamentale è la socialità: togliamo i vitelli dalle gabbiette singole molto presto, intorno ai 20 giorni, per inserirli in piccoli gruppi omogenei. Crediamo che il benessere animale, inclusa la vita in mandria fin da piccoli, sia uno dei pilastri che ci permette poi di avere vacche adulte così performanti».

Concludendo, secondo te Davide, qual è il segreto per raggiungere certi risultati?

«Per me, il vero segreto è che non c’è un segreto! La reale necessità è avvalersi di un metodo di lavoro affidabile, basato su dati ed evidenze. E’ fondamentale stabilire dei protocolli interni e delle routine molto semplici ma, soprattutto, fare in modo di applicarle ogni giorno, con costanza e attenzione».

L’esperienza dell’Azienda Agricola Fusar Imperatore dimostra, dunque, che la sostenibilità non è solo uno slogan, peraltro decisamente abusato ultimamente, ma è soprattutto un “modus operandi”. E’ il risultato di scelte integrate di alimentazione, genetica, automazione, benessere e gestione multidisciplinare. Produrre 22.000 quintali di latte con 130 vacche in mungitura significa ottimizzare ogni fase del ciclo produttivo, ridurre le dispersioni e massimizzare il potenziale di ciascun animale, con vantaggi concreti per l’azienda e per l’ambiente.

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