Regolamento Deforestazione (EUDR): il bivio del 30 aprile tra scadenze e semplificazioni
All’alba della presentazione della review sulla semplificazione dell’EUDR, CopaCogeca chiede interventi urgenti per rendere il sistema di tracciabilità digitale realmente gestibile e meno oneroso per le aziende

L’Unione Europea è vicina a una fase decisiva per l’attuazione del Regolamento 2023/1115, noto come EUDR, la norma nata per garantire che i prodotti consumati o esportati dai Paesi membri non contribuiscano alla deforestazione globale. Entro il 30 aprile 2026, la Commissione Europea è chiamata a presentare una nuova relazione di semplificazione e un’analisi di impatto, un passaggio atteso con ansia da tutti gli operatori delle filiere coinvolte. Questo appuntamento rappresenta un momento di verifica fondamentale per capire se l’architettura burocratica pensata a Bruxelles sia effettivamente compatibile con le dinamiche del mercato agricolo.
Va ricordato che l’EUDR copre sette materie prime critiche — bovini, cacao, caffè, palma da olio, gomma, soia e legno — oltre a una vasta gamma di prodotti derivati come pelli, cioccolato e mangimi. L’obiettivo ambientale ed etico è ridurre le emissioni di carbonio di almeno 32 milioni di tonnellate l’anno intervenendo sulle cause dell’espansione agricola a danno delle foreste.
In vista del 30 aprile la redazione di Ruminantia ha deciso di proporre uno stato dell’arte del regolamento.
Nuove tempistiche
Innanzitutto, occorre ricordare che dalla nascita il percorso di applicazione ha subito modifiche sostanziali per venire incontro alle difficoltà tecniche segnalate dalle imprese. Inizialmente previsti per il 2024, i termini sono stati spostati grazie a un emendamento approvato alla fine del 2025, che ha fissato la piena operatività al 30 dicembre 2026 per le medie e grandi imprese. Le micro e piccole imprese godranno, invece, di un ulteriore margine, con una scadenza fissata al 30 giugno 2027.
Il principio del primo operatore
Una delle strategie adottate per alleggerire il carico amministrativo è l’attribuzione della responsabilità principale al cosiddetto “primo operatore“, ovvero il soggetto che immette il prodotto sul mercato europeo. Questa figura ha l’obbligo di presentare la Dichiarazione di Dovuta Diligenza (DDS), evitando che la necessità di rintracciare i certificati appesantisca inutilmente ogni singolo passaggio della catena di trasformazione successiva.
Il peso della tracciabilità e la geolocalizzazione satellitare
Il punto centrale del regolamento è dimostrare che le merci siano “deforestation-free“, ovvero prodotte su terreni che non hanno subito deforestazione o degrado dopo il 31 dicembre 2020. Per ottenere questo risultato, le aziende devono fornire una tracciabilità totale che includa la geolocalizzazione satellitare degli appezzamenti di terra da cui proviene la materia prima. Si tratta di uno sforzo tecnologico considerevole che si appoggia sul sistema informativo dell’UE, lanciato nel dicembre 2024, e sull’osservatorio europeo che utilizza i dati dei satelliti Copernicus. Questo meccanismo di controllo si intreccia con la classificazione dei Paesi in base al rischio di deforestazione, il cosiddetto “country benchmarking“, che dovrebbe permettere procedure semplificate per le importazioni provenienti da aree ritenute sicure. Tuttavia, proprio la complessità di questi scambi costanti di informazioni e la necessità di aggiornamenti continuativi hanno sollevato forti critiche da parte dei produttori.
Le voci del settore agricolo
In questo scenario di incertezza tecnica, il malumore dei rappresentanti agricoli europei è aumentato costantemente, portando alla recente richiesta di una revisione profonda. Copa-Cogeca ha infatti espresso forti riserve, sottolineando che “la semplificazione non è sufficientemente riflessa nella pratica”. L’associazione lamenta che gli agricoltori continuino a trovarsi di fronte a “procedure complesse e a un onere amministrativo significativo per l’attuazione di un regolamento progettato per affrontare la deforestazione che avviene lontano dalle loro terre”. Secondo Copa-Cogeca, è indispensabile che il processo di revisione, che si chiuderà il 30 aprile 2026, porti a soluzioni “pratiche e fattibili“, poiché l’attuale quadro normativo rimane estremamente difficile da applicare a livello di singola azienda agricola o forestale.
Proposte per un sistema realmente gestibile
Le proposte avanzate dai rappresentanti del settore vorrebbero trasformare l’EUDR in uno strumento meno punitivo per chi opera correttamente in aree a basso rischio. Una delle richieste principali è che i micro e piccoli operatori non siano obbligati a presentare la dichiarazione semplificata, lasciando che siano gli Stati membri a garantire l’interoperabilità tra i database nazionali e il sistema UE. Copa-Cogeca ha dichiarato sia inutile richiedere la comunicazione di quantità stimate che non migliorano la tracciabilità, avvertendo che un sistema che necessita di continui aggiornamenti per ogni minima variazione è “ingestibile nella pratica”. Per le aree classificate come a basso rischio, si suggerisce di estendere il regime semplificato a tutti i produttori primari a prescindere dalle dimensioni, valorizzando le leggi nazionali sulla conservazione delle foreste già esistenti ed efficaci.
In cerca di equilibrio
La relazione della Commissione attesa per giovedì 30 aprile sarà il momento della verità: stabilirà se la legislazione europea saprà evolversi verso un modello “proporzionato e allineato alle realtà sul campo” ma che non porti con sé troppi compromessi ambientali.


















































































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