Sottoprodotti agroindustriali nella razione dei bovini da carne: sì, ma quali effetti sulle prestazioni produttive e sull’ambiente?
Uno studio ha valutato gli effetti della sostituzione parziale della paglia con brattee di carciofo insilate nella dieta di finissaggio dei bovini da carne. I risultati indicano miglioramenti nella crescita e nell’efficienza alimentare, modificazioni della risposta allo stress ossidativo e possibili vantaggi ambientali

L’impiego di sottoprodotti agroindustriali nell’alimentazione del bestiame non è una novità, ma negli ultimi anni ha suscitato un crescente interesse nella ricerca. Questa pratica potrebbe infatti contribuire a ridurre i costi dei mangimi, limitare la necessità di smaltire i residui delle lavorazioni agricole e diminuire la competizione tra esseri umani e animali per le risorse alimentari.
Si tratta, inoltre, di un approccio coerente con i principi dell’economia circolare, soprattutto quando i sottoprodotti sono disponibili localmente. Tra le filiere agroindustriali che generano quantità significative di biomassa residua figura quella del carciofo, dalla cui lavorazione derivano principalmente brattee esterne e porzioni di gambo.
Questi materiali presentano una componente fibrosa potenzialmente utilizzabile nell’alimentazione dei ruminanti e contengono composti bioattivi, tra cui acidi fenolici e flavonoidi, noti per le loro proprietà antiossidanti.
Ma quali sono i reali benefici del loro impiego nell’alimentazione dei bovini da carne? E, soprattutto, si tratta di una soluzione effettivamente sostenibile dal punto di vista ambientale?
Per rispondere a queste domande, uno studio ha valutato gli effetti della sostituzione parziale della paglia con insilato di brattee di carciofo nella dieta di finissaggio dei bovini da carne, analizzandone le prestazioni di crescita, lo stato ossidativo e la morfologia intestinale. Lo studio ha inoltre esaminato gli impatti ambientali di questa strategia attraverso una valutazione del ciclo di vita (LCA, Life Cycle Assessment).

Scarico delle brattee di carciofo destinate alla produzione dell’insilato
Più peso vivo con un migliore utilizzo della razione
La prova ha coinvolto 48 bovini da carne, incroci Holstein × Blu Belga, suddivisi in tre gruppi sperimentali e alimentati con razioni caratterizzate da diversi livelli di inclusione dell’insilato di brattee di carciofo.
Il gruppo di controllo ha ricevuto una dieta contenente 150 g di paglia di frumento per kg di sostanza secca, mentre nei gruppi S1 e S2 la paglia è stata parzialmente sostituita con insilato di brattee di carciofo, rispettivamente in quantità pari a 50 e 100 g/kg di sostanza secca.
Un primo risultato interessante riguarda il miglioramento dell’efficienza alimentare e dell’utilizzazione delle proteine in entrambi i gruppi trattati. Inoltre, i bovini del gruppo S2, alimentati con il livello più elevato di insilato, hanno registrato un incremento ponderale medio giornaliero superiore rispetto al gruppo di controllo.
Questi risultati, tuttavia, non possono essere attribuiti esclusivamente all’impiego dell’insilato di brattee di carciofo. La sostituzione della paglia ha infatti modificato la composizione fibrosa delle razioni e determinato una lieve riduzione della concentrazione stimata di energia metabolizzabile.
È interessante sottolineare, inoltre, che l’impiego dell’insilato non ha determinato variazioni significative nei parametri biochimici del sangue utilizzati per valutare lo stato metabolico degli animali, né nella resa della carcassa.

Brattee di carciofo prima dell’insilamento durante la misurazione del pH e Insilato di brattee di carciofo durante la misurazione del pH
Differenze nella morfologia dell’epitelio intestinale
Una possibile spiegazione della maggiore efficienza alimentare osservata nei bovini alimentati con insilato di brattee di carciofo potrebbe arrivare dall’analisi della struttura intestinale.
Gli autori hanno esaminato la mucosa di tre tratti dell’intestino tenue – duodeno, digiuno e ileo – misurando l’altezza dei villi e la profondità delle cripte intestinali.
Nei gruppi trattati, i villi intestinali sono risultati più alti rispetto al gruppo di controllo in tutti e tre i tratti esaminati. È aumentato anche il rapporto tra l’altezza dei villi e la profondità delle cripte, strutture coinvolte nel rinnovamento delle cellule della mucosa, soprattutto nel digiuno e nell’ileo.
Queste modificazioni suggeriscono un migliore sviluppo della mucosa intestinale e una potenziale maggiore capacità di assorbimento dei nutrienti. Secondo gli autori, a favorire questi cambiamenti potrebbero essere stati la frazione dei carboidrati fermentabili e i composti bioattivi potenzialmente presenti nell’insilato.
Un sostegno alla risposta antiossidante nello stress da trasporto?
Durante la prova alimentare, i marcatori del danno ossidativo a carico dei lipidi e delle proteine sono diminuiti nel tempo. Una riduzione analoga è stata però osservata anche nei bovini del gruppo di controllo e non può quindi essere attribuita all’insilato di brattee di carciofo.
Quest’ultimo ha invece influenzato l’attività di alcuni enzimi antiossidanti, in particolare della catalasi e della glutatione reduttasi. La catalasi, un enzima che contribuisce a neutralizzare il perossido di idrogeno, è risultata meno attiva al termine della prova nei gruppi trattati, soprattutto in S2.
Questo risultato non indica necessariamente un peggioramento delle difese antiossidanti, ma potrebbe riflettere una minore necessità di neutralizzare le molecole ossidanti oppure l’intervento di altri sistemi di difesa.
I risultati più interessanti sono emersi in seguito al trasporto prima della macellazione, una fase che può rappresentare una fonte di stress per i bovini e alterare l’equilibrio ossidativo dell’organismo.
Dopo il trasporto, gli animali alimentati con il livello più elevato di insilato hanno mostrato un’attività della glutatione perossidasi superiore rispetto al gruppo di controllo. Questo enzima contribuisce a neutralizzare i perossidi, molecole potenzialmente dannose per le cellule.
Inoltre, mentre nel gruppo di controllo l’attività della glutatione S-transferasi, coinvolta nei processi di detossificazione e protezione cellulare, è diminuita dopo il trasporto, nei gruppi S1 e S2 è rimasta stabile.
Nel complesso, pur non dimostrando una riduzione effettiva del danno ossidativo, questi risultati potrebbero suggerire una modulazione delle difese antiossidanti in risposta allo stress associato al trasporto.
Gli effetti sull’espressione dei geni epatici
Ulteriori effetti dell’insilato di brattee di carciofo sono emersi dallo studio dell’espressione di alcuni geni del fegato coinvolti nella regolazione delle difese antiossidanti e della risposta infiammatoria.
In particolare, l’espressione di SOD1, un gene che codifica per la superossido dismutasi, è risultata inferiore in entrambi i gruppi trattati rispetto al controllo. Anche GPX1, coinvolto nei sistemi di difesa antiossidante, ha mostrato un’espressione inferiore nel gruppo S2.
Una possibile interpretazione è che i composti bioattivi presenti nell’insilato abbiano ridotto la necessità di attivare alcuni sistemi antiossidanti dell’organismo. Si tratta, tuttavia, di un’ipotesi che richiede ulteriori conferme.
È stato inoltre osservato un aumento dell’espressione di NFKB, un gene coinvolto nella regolazione delle risposte infiammatorie, immunitarie e di adattamento cellulare, in entrambi i gruppi alimentati con insilato.
Sebbene questo risultato possa far pensare a una maggiore attivazione dei processi infiammatori, gli altri due geni analizzati e associati all’infiammazione, IL1B e TNF, non hanno mostrato variazioni significative. Non è quindi possibile concludere che l’insilato abbia favorito o contrastato l’infiammazione epatica.
Minore impatto ambientale
I risultati della valutazione del ciclo di vita hanno evidenziato che la sostituzione parziale della paglia con l’insilato di brattee di carciofo ha ridotto diverse categorie di impatto e, in maniera significativa, il potenziale di riscaldamento globale e il consumo di energia proveniente da fonti fossili non rinnovabili.
A questi benefici potrebbe aver contribuito anche la migliore efficienza alimentare osservata nei gruppi trattati, che ha probabilmente consentito di ridurre l’impatto ambientale per chilogrammo di incremento di peso vivo.
Resta da valutare la convenienza economica di questa strategia, che dipende da fattori quali la disponibilità locale e stagionale delle brattee di carciofo, i costi di raccolta e trasporto, le operazioni di insilamento e la possibilità di conservare quantità sufficienti di prodotto per l’alimentazione degli animali durante tutto l’anno.
Una soluzione interessante, ma legata alle condizioni locali
Nel complesso, lo studio indica che l’insilato di brattee di carciofo può rappresentare una valida alternativa a una parte della paglia di frumento nelle diete di finissaggio dei bovini da carne, con benefici produttivi e potenziali vantaggi ambientali.
La sua applicazione pratica richiede però un’attenta valutazione delle condizioni produttive e logistiche locali, oltre che dei possibili compromessi ambientali.
Fonte: la presente nota è una sintesi del seguente articolo scientifico: Maggiolino, A., Forte, L., Tsiplakou, E., Kyriakaki, P., Mavrommatis, A., Roma, R., Facendola, R., Lo Giudice, A., Zizzo, N., & De Palo, P. (2026). Artichoke bract silage as a wheat straw replacer in finishing beef steers: Effects on feed efficiency, oxidative status, intestinal morphometry and environmental impact. Animal Feed Science and Technology, 347, 117088. https://doi.org/10.1016/j.anifeedsci.2026.117088
Autore
Lucrezia Forte sotto la supervisione del Gruppo editoriale ASPA – Giuseppe Conte, Fabio Correddu, Luca Cattaneo, Gabriele Rocchetti, Antonio Natalello, Sara Pegolo, Aristide Maggiolino, Antonella Della Malva, Giulia Gislon, Manuel Scerra.
















































































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