Sottoprodotti del tabacco nella dieta degli agnelli: effetti su performance di crescita e qualità della carne
Un progetto sperimentale ha analizzato il potenziale dei sottoprodotti di tabacco nelle razioni per agnelli allevati nell’areale mediterraneo.

I sistemi di allevamento sono stati caratterizzati nel tempo da cambiamenti significativi, spesso legati a una riorganizzazione aziendale guidata da una domanda sempre più incalzante di alimenti proteici destinati all’alimentazione umana, aumentando anche la ricerca di possibili alimenti alternativi da destinare alle produzioni animali.
Puntando sempre più su produzioni agroalimentari sostenibili ed efficienti, stanno emergendo nuovi approcci economici, politici, commerciali e sociali, soprattutto nelle aree interne del Mediterraneo. In linea con il Green Deal dell’UE, la riduzione di costi e mangimi può essere perseguita prendendo maggiormente in considerazione l’impiego di sottoprodotti agroindustriali come ingredienti per le diete animali, proponendone un impiego razionale in modo da non compromettere l’assunzione di nutrienti, la digeribilità e le prestazioni produttive degli animali (Monteiro et al. 2020).
Zero competizione alimentare
I ruminanti possono utilizzare in modo efficiente alimenti ad alto contenuto di fibre non idonee al consumo umano, spesso provenienti da aree marginali non adatte ad altre pratiche agricole (Eisler et al. 2014). In tali aree, la coltivazione di colture non impiegabili nell’alimentazione umana potrebbe essere una strategia promettente per ridurre la competizione tra mangimi e alimenti, nonché l’impatto ambientale degli allevamenti.
In tale ottica, i residui e i sottoprodotti delle industrie agricole e alimentari potrebbero rappresentare un importante fonte di nutrienti per il bestiame; il loro utilizzo razionale nelle diete per animali da produzione potrebbe risultare fondamentale per l’intero settore agroalimentare, per l’implementazione di strategie a supporto della transizione verso un modello di economia circolare (FEFAC, 2019) incentrato sullo sviluppo economico e sulla protezione delle risorse ambientali (Berbel e Posadillo 2018; Della Malva et al. 2023; Ismail e Obeidat 2023).
Tabacco alternativo
Inoltre, l’introduzione di sottoprodotti come ingredienti dietetici potrebbe anche essere considerata una strategia di gestione resiliente per ridurre i costi dei mangimi (Obeidat et al. 2024). In questo contesto, negli anni è stata messa a punto un’innovativa varietà di tabacco non geneticamente modificata denominata Nicotiana tabacum L., cv. Solaris (brevetto internazionale PCT/IB/2007/053412; Fogher 2008), selezionata per la sua grande produzione di semi ricchi di olio, da utilizzare come carburante per bio-jet dopo l’estrazione a freddo (Fatica et al. 2019).
Più in dettaglio, la pianta Solaris è un tabacco energetico non alimentare e non OGM che massimizza la produzione di fiori, riduce la crescita delle foglie e contiene, nell’intera pianta, bassi livelli di nicotina espressi come alcaloidi totali (che vanno da 0,30 a 1,35 g/100 g di sostanza secca, nell’intera pianta) rispetto al tabacco da fumo tradizionale (Fatica et al. 2019, 2021).
Grazie alla sua elevata capacità vegetativa e all’adattamento ambientale, il tabacco cv. Solaris può essere definito una cultivar multifunzionale che può essere utilizzata in modo efficiente per scopi energetici attraverso la produzione di olio utilizzato come bio-carburante per jet, utilizzando la biomassa residua come sottoprodotti nell’alimentazione animale.
Vale la pena notare che, in conformità al regolamento (CE) n. 767/2009, il residuo risultante dalla spremitura a freddo dei semi di tabacco è incluso nel registro delle materie prime per mangimi dell’UE dal 2010 (00752–EN).
Il panello di semi, sottoprodotto dell’estrazione dell’olio, potrebbe essere utilizzato come mangime alternativo innovativo con un elevato contenuto di proteine (30–35g/100g SS) e grassi (9–15g/100g SS), insieme a un bassissimo contenuto di nicotina, inferiore a 2l g/kg (Fogher 2008; Rossi et al. 2013). Numerosi studi dimostrano come la composizione e la qualità della carne sia influenzata da diversi fattori quali genotipo, età, sesso, dieta, stato fisiologico e pratiche di allevamento.
Le proprietà della carne d’agnello
La carne di agnello è caratterizzata da caratteristiche nutrizionali legate in parte al suo profilo acidico, in quanto fonte di nutrienti con proprietà anticancerogene e antiaterogene (Ciliberti et al. 2021; Natalello et al. 2023), e per la minore allergenicità rispetto ad altre specie (Battacone et al. 2021). Tuttavia, le scelte dei consumatori sono influenzate soprattutto da altre caratteristiche della carne e dalle percezioni sensoriali (Pinotti et al. 2023), come colore, sapore, consistenza, tenerezza, e dalle informazioni relative alle pratiche di allevamento sostenibili e alle condizioni di benessere degli animali (Ciliberti et al. 2021).
Di recente Fatica e collaboratori (Fatica et al., 2025) hanno portato avanti uno studio con l’obiettivo di valutare la palatabilità di panelli di semi da N. tabacum cv. Solaris e gli effetti della loro inclusione nella dieta, in sostituzione parziale di ingredienti tradizionali (farina di soia, crusca di frumento e mais), sulle performance in vivo e sulle caratteristiche qualitative della carne di agnelli allevati secondo la tecnica agricola tradizionale dell’areale del Mediterraneo.
Materiali e metodi
Lo studio è stato condotto su sedici agnelli maschi in allattamento (Ile-de-France x Merinizzata Italiana), di età compresa tra 53 e 57 giorni, distribuiti in due gruppi: CTR, alimentati con un mangime commerciale e PSS, alimentati con una dieta che prevedeva l’integrazione di panelli di semi N. tabacum cv. Solaris in sostituzione parziale di farina di soia e crusca. Le madri degli agnelli coinvolti nella prova sperimentale sono state tenute al pascolo tutto il giorno, mentre gli agnelli rimanevano in stalla durante il giorno e con le loro madri dalla sera fino al mattino seguente. Le madri non hanno ricevuto alcuna integrazione alimentare.
L’impiego di panelli di semi di N. tabacum cv. Solaris nella dieta non ha influenzato il consumo giornaliero di sostanza secca (SS), risultando in 1,12 kg di SS e 1,14 kg di SS, rispettivamente per il gruppo CTR e il gruppo la cui dieta prevedeva l’inclusione di panelli di semi di N. tabacum cv. Solaris. L’assunzione giornaliera individuale di SS da concentrati è stata di 0,56 kg di SS per il gruppo PSS e 0,57 kg di SS per gli agnelli CTR. I consumi osservati sono stati confrontabili con quelli riportati in letteratura su agnelli (60-90 giorni di età) alimentati con diversi livelli di panelli di olive (Sadeghi et al. 2009).
Analogamente, Kotsampasi et al. (2021) non hanno osservato differenze significative nell’assunzione di SS di agnelli alimentati con livelli crescenti di panello di semi di melograno. Tuttavia, gli animali alimentati con panello di semi N. tabacum cv. Solaris hanno mostrato un peso alla macellazione inferiore rispetto al gruppo CTR (16,6%; p < 0.05), con un incremento medio giornaliero (ADG) inferiore (p < 0.05). Gli autori (Fatica et al., 2025) hanno attribuito tale riduzione del peso corporeo alla variabilità intrinseca nelle performance degli animali in vivo e alla loro adattabilità al prodotto innovativo in forma di pellet.
Proprietà organolettiche invariate con il tabacco nella dieta
Per quanto riguarda il colore della carne, i parametri colorimetrici osservati nello studio di Fatica et al. (2025) rientrano in un range ottimale, confermando oggettivamente un aspetto gradevole della carne, in linea con i dati riportati in letteratura (Maiorano et al. 2009, 2016; Orzuna-Orzuna et al. 2023).
Andando ad analizzare il tenore lipidico, questo non è stato influenzato dall’inclusione nella dieta dei panelli di semi di N. tabacum cv. Solaris, dati in linea con le quantità medie di lipidi totali riscontrate nella carne di agnello (circa il 2–3%; Battacone et al. 2021). Anche il contenuto di colesterolo è risultato confrontabile tra i 2 gruppi sperimentali, con valori compresi tra 51,1 mg/100 g e 58,2 mg/100 g. Per quanto riguarda il profilo acidico, le carni hanno mostrato un tenore in SFA (acidi grassi saturi) tra 39,8% e 42,7%, di MUFA (acidi grassi monoinsaturi) tra 36,2% e 38,0% e di PUFA (acidi grassi polinsaturi) tra 19,2% a 23,8%, percentuali simili a quelle riportate da altri studi sperimentali su agnelli da latte (Battacone et al., 2021).
Il contenuto più elevato di acidi grassi polinsaturi osservato nel presente studio potrebbe essere correlato all’elevato contenuto di acidi grassi polinsaturi nelle diete ma anche al latte materno ingerito durante il periodo notturno. Infatti, il profilo acidico della carne dipende fortemente dalla composizione del latte materno (Fusaro et al. 2019; Battacone et al. 2021). In generale, la carne di agnello da latte ha un contenuto in PUFA più elevato, probabilmente a seguito di una minore bioidrogenazione ruminale correlata alla chiusura della doccia esofagea e agli acidi grassi essenziali incorporati preferibilmente nei fosfolipidi di membrana piuttosto che nei trigliceridi, con la proporzione tra fosfolipidi sui lipidi totali che diminuisce con l’età degli animali (Warren et al. 2008).
Risultati dello studio
Osservando in dettaglio il profilo acidico, l’inclusione di panelli di semi di N. tabacum cv. Solaris ha portato ad una riduzione dei valori di acido palmitico (C16:0, p < 0.05) e un aumento dei valori di acido stearico (C18:0, p < 0.01). Dopo l’acido oleico (C18:1 cis-9), l’acido palmitico (C16:0) e l’acido stearico (C18:0) sono stati gli acidi grassi presenti con percentuali più elevate nella carne, valori che trovano conferma anche in altri studi sperimentali (Salvatori et al. 2004; D’Alessandro et al. 2012, 2015). Per quanto riguarda l’acido linoleico (C18:2 n-6), come sappiamo, deriva interamente dalla dieta ed è contenuto in alti livelli nei mangimi concentrati.
Tuttavia, solo una piccola quota è disponibile per l’incorporazione nei lipidi tissutali (Wood et al. 2008) considerando che l’80% dell’acido linoleico è bio-idrogenato nel rumine (Doreau e Ferlay 1994). Il secondo PUFA più importante è l’acido linolenico (C 18:3 n-3), che è contenuto in alti livelli nei foraggi freschi ed anch’esso soggetto ai processi di bio-idrogenato nel rumine (Doreau e Ferlay 1994). Nel presente studio, le carni hanno mostrato un contenuto di acido arachidonico (C20:4 n-6) tra il 3,2 e il 4,5%, acido grasso che deriva sia della dieta sia dall’allungamento e dalla desaturazione del suo precursore (acido linoleico) nei tessuti. Per quanto riguarda gli acidi grassi polinsaturi n-3 a catena lunga, sono stati riscontrati livelli elevati di acido docosapentaenoico (DPA, C 22:5 n-3), con valori compresi tra 1,40 e 1,76%.
Conclusioni
Questi risultati sono confrontabili con quelli riportati per gli agnelli leggeri (1,45%) ma superiori agli agnelli pesanti (0,34%, Battacone et al. 2021). È noto che la composizione acidica e soprattutto il tenore in acidi grassi polinsaturi n-3 della carne di agnello differisce significativamente in base al regime alimentare, in particolare in base al rapporto foraggi/concentrati (Boughalmi e Araba 2016). Sulla base degli studi inerenti alle malattie cardiovascolari, il consumo giornaliero di acido eicosapentaenoico (EPA) e acido docosaesaenoico (DHA) dovrebbe essere di 250 mg (Van Dael, 2021).
Considerando il contenuto lipidico medio (circa 3,71 g/100 g) e il contenuto medio di EPA+DHA (2,6%) osservato nello studio di Fatica et al. (2025), l’assunzione giornaliera di questi PUFA n-3 a catena lunga (96,5 mg/100 g) ingerendo una fettina di carne da 100 g sarebbe in grado di soddisfare circa il 38,6% del fabbisogno giornaliero di PUFA n-3 a catena lunga. Analogamente, è stato riscontrato un elevato indice I- HARRIS (EPA+DHA) negli agnelli da latte (1,56; Fusaro et al. 2019). Per quanto riguarda i rapporti PUFA/SFA, n-6/n-3, AI e TI, il trattamento dietetico non ha avuto alcun effetto significativo su di essi. In generale, i valori ottenuti dei rapporti PUFA/SFA e n-6/n-3 sono stati di 0,4-0,7 per PUFA/SFA e di 1-4 per quanto riguarda il rapporto n-6/n-3 (Wood et al. 2004).
Inoltre, gli indici aterogenici e trombogenici hanno mostrato valori al di sotto del limite superiore dei rispettivi valori soglia (rispettivamente 1 e 1,58) raccomandati per la carne di agnello (Ulbricht e Southgate 1991).
La presente nota è una sintesi del seguente lavoro scientifico, in cui viene riportata tutta la letteratura citata: Fatica, A., Palazzo, M., Tavaniello, S., Peng, M., Teshale, DB, Maiorano, G., & Salimei, E. (2025). Tabacco cv. Solaris come mangime per agnelli leggeri: performance di crescita, caratteristiche della carcassa e qualità della carne. Italian Journal of Animal Science , 24 (1), 411–423. https://doi.org/10.1080/1828051X.2025.2455501
Autori: Gruppo editoriale ASPA – Giuseppe Conte, Alberto Stanislao Atzori, Fabio Correddu, Luca Cattaneo, Gabriele Rocchetti, Antonio Natalello, Sara Pegolo, Aristide Maggiolino, Antonella Della Malva, Giulia Gislon, Manuel Scerra.



















































































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