Trasporto di animali verso aree di guerra: 50.000 firme per chiedere lo stop all’UE

Welfarm, Animal Welfare Foundation ed Eurogroup for Animals sollecitano la Commissione europea a fermare le autorizzazioni verso le zone di guerra e a inserire un divieto esplicito nella revisione del regolamento sui trasporti

17 Giugno, 2026

Quasi 50.000 firme sono state presentate alla Commissione europea per chiedere l’interruzione del trasporto di animali vivi verso aree di guerra e di crisi in Medio Oriente. L’iniziativa promossa dall’organizzazione francese Welfarm e dalla tedesca Animal Welfare Foundation, con il sostegno di Eurogroup for Animals, ha riportato al centro del dibattito europeo uno dei temi più delicati per la filiera zootecnica, quello della tutela degli animali durante i lunghi viaggi verso Paesi terzi, soprattutto quando le condizioni di sicurezza non possono essere garantite.

Secondo le organizzazioni promotrici, gli Stati membri dell’UE continuano ad autorizzare esportazioni di animali verso Israele e il Libano, nonostante il peggioramento del contesto geopolitico e i rischi connessi ad attacchi, blocchi marittimi, porti non operativi, infrastrutture danneggiate e difficoltà nella gestione delle emergenze lungo il percorso.

La contestazione sollevata dalle ONG riguarda l’applicazione del Regolamento (CE) n. 1/2005, che stabilisce che nessun animale possa essere trasportato in condizioni tali da esporlo a lesioni o sofferenze inutili. In un’area interessata da conflitti attivi, sostengono le associazioni, diventa difficile dimostrare che l’intero viaggio possa svolgersi in condizioni di sicurezza, dalla partenza fino allo scarico nel Paese di destinazione.

La Commissione europea, dal canto suo, avrebbe ribadito che l’attuale quadro normativo non le consente di imporre una sospensione generalizzata delle esportazioni e che la responsabilità delle autorizzazioni resta in capo agli Stati membri. Una posizione che, secondo le organizzazioni animaliste, lascia aperto un vuoto operativo proprio nei casi in cui il rischio non dipende solo dal trasportatore o dall’organizzazione del viaggio, ma dal contesto esterno in cui il trasporto si svolge.

A seguito della risposta ritenuta insoddisfacente da parte della Commissione europea, le organizzazioni hanno chiesto un incontro con i servizi della DG SANTE per presentare formalmente la petizione e sollecitare un intervento su tre fronti

  • l’interruzione immediata delle autorizzazioni al trasporto di animali verso le aree interessate dal conflitto,
  • un monitoraggio più rigoroso dei trasporti già in corso con la verifica dell’effettiva applicazione delle misure di emergenza e
  • una revisione urgente delle procedure di autorizzazione per le esportazioni dirette verso regioni considerate ad alto rischio.

La questione si inserisce nel più ampio percorso di revisione della normativa europea sul benessere animale durante il trasporto. Per le organizzazioni promotrici, il nuovo regolamento dovrebbe includere un divieto esplicito di esportazione di animali vivi verso zone di guerra, insieme a un progressivo orientamento verso il commercio di carni e carcasse, indicato come alternativa più sicura e controllabile rispetto ai lunghi viaggi di animali vivi.

Per gli operatori della filiera, il tema non riguarda solo il confronto etico e politico sul trasporto internazionale, ma anche la certezza delle regole, la responsabilità delle autorità competenti e la gestione dei rischi nei mercati extra-UE. In assenza di un intervento europeo uniforme, la decisione resta affidata ai singoli Stati membri, con possibili differenze applicative e un quadro ancora incerto per esportatori, veterinari ufficiali e autorità di controllo.

Fonte: Eurogroup for Animals, Welfarm e Animal Welfare Foundation (AWF). Comunicato stampa del 15 giugno 2026.

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