Ondate di calore e allevamento: entro il 2050 fino a 15 giorni di caldo in più all’anno

Uno studio pubblicato su Nature rivela che oltre 13 milioni di capi di bestiame in Europa subiranno un aumento drastico dello stress termico entro il 2050. I sistemi di allevamento al chiuso nel Sud Europa risultano i più vulnerabili, richiedendo misure di adattamento

clima allevamento
2 Febbraio, 2026

Il 12 gennaio 2026, la prestigiosa rivista scientifica Nature ha pubblicato una ricerca coordinata da Žiga Malek dell’Università di Lubiana e da Linda See dell’International Institute for Applied Systems Analysis (IIASA) di Laxenburg, in Austria. Lo studio analizza come il cambiamento climatico, e in particolare l’aumento della frequenza delle ondate di calore, colpirà il settore bovino dell’Unione Europea e del Regno Unito nei prossimi decenni. Attraverso l’uso di modelli climatici avanzati, i ricercatori hanno mappato l’esposizione futura degli animali sia nei sistemi al pascolo sia in quelli stabulati, evidenziando una minaccia crescente per la produttività e il benessere animale. Questa analisi nasce dalla necessità di fornire dati spaziali precisi per pianificare strategie di adattamento in una delle regioni in cui lo stress termico avrà l’impatto più profondo sulla mortalità bovina.

L’impatto del clima sul settore bovino

Il settore dei bovini è un pilastro fondamentale dell’economia rurale europea, garantendo reddito a circa 1,3 milioni di aziende agricole che gestiscono oltre 73 milioni di capi di bestiame. Tuttavia, questa filiera è oggi tra le più vulnerabili agli effetti del riscaldamento globale. Le ondate di calore non rappresentano solo un rischio per la sopravvivenza immediata degli animali, come dimostrato dai picchi di mortalità registrati negli ultimi anni, ma compromettono anche l’intera efficienza produttiva. Lo stress termico riduce infatti l’assunzione di alimenti e crea squilibri nutrizionali che portano a una contrazione della produzione di latte e a un peggioramento delle prestazioni riproduttive. Oltre agli effetti diretti sugli animali, il clima estremo danneggia indirettamente il settore, riducendo le rese delle colture foraggere e dei pascoli, aumentando così i costi di gestione per gli allevatori.

L’impatto del settore bovino sul clima

L’articolo di Nature contestualmente chiarisce anche l’impatto del settore zootecnico, in particolare dei bovini, sul clima con un’incidenza del 49% sulle emissioni totali di gas serra in agricoltura e di circa il 4,9% sulle emissioni complessive dell’Unione Europea. Rappresenta inoltre una fonte primaria di inquinamento da azoto, con il 45% delle emissioni riconducibili alla gestione del letame.

Vulnerabilità dei sistemi intensivi 

La ricerca evidenzia una distinzione tra le diverse tipologie di allevamento, rivelando che i sistemi al chiuso, privi di accesso al pascolo, sono i più esposti ai rischi futuri. Attualmente, circa il 46% dei bovini europei vive in sistemi stabulati, e una parte significativa di questi è gestita in regimi intensivi ad alta densità. In questi ambienti, gli effetti delle ondate di calore possono essere esacerbati dalla qualità dell’aria e dalla difficoltà a mantenere temperature controllate senza investimenti massicci in sistemi di condizionamento.

Particolarmente a rischio sono, secondo lo studio di Nature, le aree ad alta densità produttiva, come la Pianura Padana in Italia e la Catalogna in Spagna, dove si concentrano grandi allevamenti con oltre 500 animali. In queste zone, l’aumento delle temperature medie e degli eventi estremi renderà la gestione della stalla estremamente complessa, mettendo a rischio la sostenibilità economica delle aziende.

bovini esposti

Modelli climatici e scenari futuri

I ricercatori hanno utilizzato due scenari di emissioni, denominati RCP4.5 e RCP8.5, per stimare l’aumento dei giorni con ondate di calore entro il periodo 2041-2060. Nello scenario più ottimista, che prevede una stabilizzazione delle emissioni, si stima che tra i 6,2 e i 13,7 milioni di unità di bestiame adulto (LSU) saranno esposti a oltre 15 giorni aggiuntivi di calore estremo all’anno. Nello scenario più critico, la quasi totalità dei bovini nelle regioni mediterranee, pannoniche e alpine meridionali affronterà questo incremento drastico dello stress termico. I dati indicano che mentre nei paesi del Nord Europa l’aumento sarà più contenuto, il Sud Europa vedrà tra il 27,2% e il 46,4% dei bovini soggetti a un forte stress da calore. Queste proiezioni statistiche confermano che i sistemi ad alto rendimento, tipici della zootecnia europea, sono paradossalmente i più fragili di fronte ai cambiamenti climatici.

Strategie per un allevamento che resiste

Lo studio chiarisce la necessità di un adattamento tempestivo per garantire la stabilità socio-economica del comparto. Per gli allevamenti al chiuso, le soluzioni spaziano dal miglioramento della ventilazione e della gestione idrica delle stalle fino alla riduzione del numero di capi per azienda per diminuire il carico termico complessivo. Esiste anche l’opportunità di trasformare alcuni sistemi stabulati in modelli con maggiore accesso all’aperto, il che potrebbe favorire il benessere animale e la preservazione del paesaggio, sebbene tali transizioni richiedano un’attenta valutazione dei costi e delle rese foraggere.

Il problema dell’età

Un ostacolo rilevante è rappresentato dall’invecchiamento della popolazione agricola nelle regioni del Mediterraneo e simili, che potrebbe limitare la capacità di innovazione e adattamento dei sistemi produttivi. In definitiva, il futuro della zootecnia europea dipenderà dalla capacità di integrare gli obiettivi di riduzione delle emissioni con investimenti volti a proteggere il bestiame da un ambiente sempre più ostile.

Fonte: Nature

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