Dazi e commercio con gli Stati Uniti: l’UE annuncia il raggiunto accordo

Aliquota massima al 15% ed esenzioni per beni strategici: un compromesso che prova a ristabilire la fiducia reciproca, ma che lascia aperti diversi interrogativi per i settori più esposti, in particolare l’agroalimentare italiano.

accordo-UE-USA
28 Luglio, 2025

Dopo momenti di estrema tensione scaturiti, a metà luglio, a seguito dell’annuncio del presidente Donald J. Trump di imporre dazi del 30% su tutti i prodotti europei  dal 1° agosto 2025 (leggi anche “Dazi USA: lo scontro commerciale travolge l’agroalimentare europeo“), ieri, 27 luglio 2025, la Presidente von der Leyen ha ufficializzato la notizia di un raggiunto accordo che offre stabilità e prevedibilità, per cittadini e imprese, di entrambe le parti. Un accordo tra le due maggiori economie mondiali che scambiamo 1,7 trilioni di dollari all’anno e rappresentano quasi il 44% del PIL globale. Nella nota ufficiale divulgata sul sito dell’Unione europea, si legge:

Ci siamo stabilizzati su un’unica aliquota tariffaria del 15% per la stragrande maggioranza delle esportazioni dell’UE. Questa aliquota si applica alla maggior parte dei settori, compresi quelli automobilistico, dei semiconduttori e farmaceutico. Questo 15% rappresenta un limite massimo chiaro. Nessun cumulo. Tutto compreso. Quindi, fornisce la necessaria chiarezza ai nostri cittadini e alle nostre imprese. Questo è assolutamente cruciale.

Sono stati concordati, anche “dazi zero” per alcuni prodotti strategici tra cui rientrano tutti gli aeromobili e i relativi componenti, alcuni prodotti chimici, alcuni farmaci generici, apparecchiature a semiconduttore, alcuni prodotti agricoli, risorse naturali e materie prime essenziali. Si continuerà a lavorare per aggiungere altri prodotti a questo elenco.

Sul fronte dell’acciaio e dell’alluminio, l’obiettivo è  quello di promuovere una concorrenza più leale a livello internazionale, riducendo i dazi esistenti e introducendo un sistema di quote che favorisca scambi più equilibrati tra UE e USA. Sul piano energetico, aumenterà la collaborazione, in particolare, l’Europa aumenterà gli acquisti di gas naturale liquefatto (GNL), petrolio e combustibili nucleari dagli Stati Uniti, così da diversificare le proprie fonti e ridurre la dipendenza dal gas e dal petrolio russi. Nel campo della tecnologia, soprattutto dell’intelligenza artificiale, i chip statunitensi avranno un ruolo chiave nell’alimentare le gigafactory europee, contribuendo al contempo a mantenere il vantaggio tecnologico degli Stati Uniti. Dal punto di vista commerciale, infine, questo accordo  offrirà alle imprese una maggiore stabilità e capacità di pianificazione, facilitando l’accesso ai rispettivi mercati. I vantaggi saranno tangibili non solo per le aziende, ma anche per i consumatori, grazie a una più ampia disponibilità di prodotti e a una maggiore competitività.

Le prime reazioni delle associazioni di categoria

Al momento, tra le principali sigle agricole italiane, hanno commentato ufficialmente l’annuncio solo Coldiretti e Copagri.

Coldiretti, attraverso il presidente Ettore Prandini, ha dichiarato che l’accordo con tariffe al 15% è sicuramente migliorativo rispetto all’ipotesi iniziale dei dazi al 30% che avrebbe causato danni per i consumatori americani e per il Made in Italy agroalimentare. “Tuttavia – prosegue – il nuovo assetto tariffario, avrà impatti differenziati tra i settori e deve essere accompagnato da compensazioni europee per le filiere penalizzate anche considerando la svalutazione del dollaro. Dobbiamo aspettare di capire bene i termini dell’accordo e soprattutto di leggere la lista dei prodotti agroalimentari a dazio zero“.

Concorda Copagri, per tramite del suo presidente Tommaso Battista, rispetto al positivo contenimento dei danni che avrebbero generato le tariffe al 30%, e che si è potuto ottenere grazie a questo accordo. Sottolinea, però, che le cifre attuali dei dazi stavano sotto il 5%, il che significa che, comunque, si tratta di un incremento più che triplicato, anche in considerazione della svalutazione legata al dollaro americano, e che, quindi, le ricadute, saranno notevolmente pesanti. Conclude, quindi Battista che: “oltre a continuare a ragionare sull’apertura di nuovi sbocchi commerciali, bisogna valutare l’attivazione di misure di sostegno di carattere nazionale e comunitario per i settori che risulteranno maggiormente colpiti“.

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Da leggere - Luglio 2026

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