Miglioramento della qualità dell’aria: pubblicato il Piano di azione nazionale

Dal divieto dell’utilizzo dell’urea nel Bacino Padano alle misure che promuovono l'innovazione agricola e la graduale transizione verso una mobilità a zero emissioni: pubblicata la delibera con cui il Consiglio dei Ministri approva il Piano Nazionale per la Qualità dell’Aria, con una dotazione complessiva di 2,4 miliardi di euro

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4 Agosto, 2025

Sulla Gazzetta Ufficiale del 2 agosto 2025 è stato pubblicato il «Piano di azione nazionale per il miglioramento della qualità dell’aria».

Il Piano è stato elaborato dalla Cabina di Regia istituita ai sensi dell’art. 14 del decreto-legge 16 settembre 2024, n. 131, con l’obiettivo di affrontare le procedure d’infrazione europee sul superamento dei valori limite per PM₁₀ e NO₂. Questo organismo ha redatto entro la fine del 2024 un documento condiviso tra Stato, Regioni e Ministeri, approvato dal Consiglio dei Ministri il 20 giugno 2025, dotato di una dotazione complessiva di circa 2,4 miliardi di euro.

Il Piano si struttura in cinque ambiti di intervento prioritari: uno trasversale, tre tematici (agricoltura/biomasse; mobilità; riscaldamento civile) e uno complementare dedicato all’uscita dal carbone.

Ogni ambito contiene una serie di azioni operative coerenti entro un’unica strategia complessiva per ridurre le emissioni atmosferiche e migliorare la qualità dell’aria. Di seguito ci soffermiamo su quelle di interesse agro-zootecnico.

Ambito trasversale

Sono state previste quattro azioni concrete:

  1. Informazione ai cittadini: affidata al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, con il coinvolgimento del Ministero della Salute. Si tratta di una campagna pubblica nazionale da lanciare entro 90 giorni dall’entrata in vigore del Piano, della durata di un anno, finanziata con circa 10 milioni di euro sul fondo previsto dall’art. 1, comma 498 della legge 234/2021.
  2. Potenziamento dei controlli regionali sui divieti ambientali: promosso da MASE insieme al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con l’avvio previsto entro 180 giorni e durata biennale. Include finanziamenti regionali per dotarsi di tecnologie di controllo e accesso gratuito ai dati, per un totale di circa 50 milioni di euro.
  3. Accordi con le Regioni per il miglioramento dell’aria: già attivi e aperti a ulteriori adesioni, sono curati da MASE in collaborazione con le Regioni e le Province autonome. L’accordo include impegni territoriali chiari e può contare su risorse ETS 2024 per un massimo complessivo di 100 milioni di euro, destinati alla ripartizione nel 2025.
  4. Ricerca applicata su salute, ambiente e clima: gestita dal Ministero della Salute, con durata fino al 31 dicembre 2026, e finanziata attraverso il Piano Nazionale Complementare. Lo stanziamento previsto è di 66,4 milioni di euro, utilizzati per rafforzare il nuovo assetto istituzionale SNPS/SNPA, formazione specifica e una piattaforma integrata di dati ambientali e sanitari (direttiva One Health).

Per tutte le azioni è stata predisposta una tempistica e un budget. Le amministrazioni coinvolte — centrali, regionali e locali — annualmente dovranno realizzare le attività assegnate nei limiti delle risorse disponibili e secondo il cronoprogramma concordato.

Il MASE (come previsto dal DL 131/2024) svolge il ruolo di coordinamento e monitoraggio delle azioni, con il supporto tecnico di ISPRA e delle agenzie ambientali regionali. Eventuali ritardi superiori alle soglie di scostamento predefinite devono essere segnalati alla Cabina di Regia, la quale riferisce formalmente al Consiglio dei Ministri per eventuali provvedimenti interni.

Il Piano ha una durata base di 24 mesi a partire dalla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, con possibilità di proroga fino a ulteriori 24 mesi su proposta della Cabina di Regia, basata anche sugli esiti del monitoraggio periodico. In funzione delle criticità riscontrate, è inoltre previsto un aggiornamento operativo semestrale o annuale del Piano affinché rimanga efficace e coerente con le priorità emergenti.

Ambito agricoltura

Quest’ambito si concentra sulle misure da introdurre nel Bacino Padano per ridurre le emissioni di nitrogeno e ammoniaca, con cinque azioni operative dettagliate in termini di tempi, costi e risultati attesi.

Azione 1 – Divieto di utilizzo dell’urea

Entro 180 giorni dall’entrata in vigore del Piano, il Ministero dell’Ambiente e MASE (Ministero dell’Agricoltura) proporranno un provvedimento nazionale che vieti l’uso dell’urea nei concimi azotati nelle regioni del Bacino Padano a partire dal 1° gennaio 2028, anziché dal 2027 come inizialmente previsto. Lo scopo è incentivare l’adozione di fertilizzanti organici (come digestato agrozootecnico o reflui zootecnici) oppure formule chimiche alternative a bassa emissione. I costi aggiuntivi per azienda agricola sono stimati in almeno 150 €/ha, compensati attraverso interventi co-finanziati dal Fondo FEASR del Piano Strategico Nazionale 2023‑2027.

Azione 2 – Promozione degli inibitori della nitrificazione

Sempre entro 180 giorni, sarà avviato uno studio sperimentale affidato al CREA, in grado di valutare l’efficacia degli inibitori della nitrificazione applicati al digestato zootecnico e a reflui agroindustriali. L’obiettivo è ridurre le perdite di azoto nei suoli, migliorando fertilità e attività microbica. Il finanziamento massimo previsto è di 1 milione di euro, anch’esso da vincolare a una disposizione normativa ex post.

Azione 3 – Incentivi per attrezzature di spandimento sostenibile

Entro 60 giorni dall’approvazione del Piano, sarà emanato un decreto interministeriale per sostenere l’acquisto di tecniche innovative (come la fertirrigazione, l’interramento contestuale o l’iniezione diretta dei reflui) nelle regioni del Bacino Padano. Il programma durerà 20 mesi, con uno stanziamento complessivo di 50 milioni di euro da distribuire tramite il fondo specifico previsto dalla legge 234/2021 (art. 1 comma 498)

Azione 4 – Ricerca su trattamenti innovativi dei residui agricoli

È previsto, entro 180 giorni, un nuovo decreto interministeriale che promuova progetti sperimentali per la gestione di sfalci, potature ed effluenti zootecnici: dai trattamenti con additivi e struvite fino alla valorizzazione dei residui colturali in filiere circolari. Il programma durerà 18 mesi, con uno stanziamento di 10 milioni di euro a carico del fondo ambiente (art. 1 comma 498 legge 234/2021) e ulteriori 700.000 € dal MASAF (legge 499/1999).

Azione 5 – Incentivazione all’utilizzo della concimazione a rateo variabile

Entro 180 giorni dall’entrata in vigore del piano, è previsto un decreto ministeriale per sostenere la diffusione dell’utilizzo della concimazione a rateo variabile. Le risorse saranno destinate a spese di investimento, per l’acquisto di macchine e del software con le mappe di prescrizione, in grado di modulare la quantità di fertilizzante o ammendante da somministrare al suolo al fine di ridurre gli input ambientali e il surplus di elementi nutritivi (azoto, potassio, ecc.). Il programma durerà due anni, con uno stanziamento fino a un massimo di 13 milioni di euro a valere sul Fondo sviluppo e coesione 2021-2027 (quota MASAF), previo accordo per la coesione MASAF.

Per approfondire tutti i dettagli è possibile consultare QUI il documento integrale.

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