Abbiamo visto il documentario “World Without Cows”
Dopo la prima proiezione al Parlamento europeo, il documentario statunitense World Without Cows arriva anche in Italia. Un film che racconta il ruolo centrale dei bovini nelle culture di tutto il mondo e apre una riflessione sul futuro della zootecnia, tra sfide comunicative e sostenibilità

All’inizio di aprile 2024, per dovere giornalistico, abbiamo visto il documentario di Giulia Innocenzi dal bizzarro titolo “Food for Profit” (leggi anche “Abbiamo visto Food for Profit“).
Bizzarro perché sembra ovvio che chi alleva gli animali per farne cibo e l’industria di trasformazione lo facciano per creare un reddito e non per hobby.
Credo che, per pura coincidenza con l’iniziativa italiana, in risposta ad un sentiment negativo che una parte delle popolazione mondiale ha nei confronti degli allevamenti, sia stata diffusa il 15 ottobre 2024 la notizia dell’uscita negli USA di un documentario dal titolo “World Without Cows” (leggi anche “Staremmo davvero meglio in un mondo senza bovini? Arriva il documentario World Without Cows“), realizzato da Michelle Michael and Brandon Whitworth per Planet of Plenty, LCC legata alla Alltech.
Dopo le numerose richieste di vederlo, ed eventualmente diffonderlo, che abbiamo fatto a chi ha i diritti sul documentario in questione, siamo venuti a sapere che il 21 maggio 2025 il film è stato proiettato in una sala gremita del Parlamento europeo.
Oggi, 16 settembre 2025, finalmente siamo riusciti a vederlo in un’aula del Parlamento italiano, in occasione di una proiezione organizzata su iniziativa dell’onorevole Fabrizio Benzoni e di Caterina Avanza di Azione. L’invito ci è arrivato proprio da Avanza, membro dell’Intergruppo sulla Zootecnia Sostenibile del Parlamento europeo, e dal giornalista ambientale Andrea Bertaglio.
Alla tavola rotonda che ha seguito la proiezione del documentario hanno partecipato, oltre a Caterina Avanza, Fabrizio Benzoni e Andrea Bertaglio (in qualità di moderatore), anche il Prof. Giuseppe Pulina e Andrea Capitani della Alltech.
Che impressioni abbiamo avuto?
Vedere questo documentario senza conoscere il contesto nel quale (e per il quale) è stato girato può portare fuori strada.
Intento della Fondazione che ha finanziato questo film è stato quello di contribuire a dare un’immagine positiva degli allevatori di bovini, oggi messa a dura prova dalla disinformazione, dalla polarizzazione della discussione e dagli interessi di chi vuole far passare il concetto che il cibo artificiale e ultraprocessato rappresenti l’unica soluzione sostenibile, priva di sofferenze animali e salutare per l’uomo.
Comunicare l’allevamento degli animali è però molto complesso, perché richiede un linguaggio adatto al sentire collettivo di una determinata popolazione, fascia d’età, capacità di spesa e scolarizzazione.
World Without Cows racconta con qualità e ricchezza di dettagli il legame profondo e fondamentale che diverse comunità del mondo hanno con i bovini: dalle etnie nomadi africane alle realtà di molti altri Paesi.
Il film racconta con dovizia di particolari la realtà dei grandi feedlot presenti nel sud e nel nord del continente americano, e delle grandi praterie adibite al pascolo dei bovini.
L’Europa, invece, per le ridotte dimensioni delle aree disponibili per il pascolo e le profonde diversità tra le nazioni del nord e del sud, è una realtà zootecnica polimorfa difficilmente paragonabile a luoghi come l’India, il Brasile e gli USA.
Ci aspettavamo una rappresentazione simile visto che si tratta di un documentario statunitense.
Riteniamo comunque che condividerlo con gli allevatori italiani, dopo averne bene spiegato il contesto, possa aiutare per trovare spunti per migliorare alcune criticità, soprattutto nell’area della comunicazione con l’opinione pubblica, ma anche per ripensare il layout degli allevamenti.
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