Come convivere (senza soccombere) con la criptosporidiosi negli ovicaprini

Il Dott. Pietro Antenucci di MSD Animal Health fa il punto sulle pratiche di campo più efficaci per ridurre l’impatto della criptosporidiosi negli allevamenti di ovicaprini, tra diagnosi, igiene e nuove prospettive di ricerca

pecore
8 Ottobre, 2025

Abbiamo fatto una chiacchierata con il Dott. Pietro Antenucci di MSD Animal Health sul tema Cryptosporidium parvum e le modalità pratiche di gestione in azienda di ovicaprini, durante la quale sono emersi diversi punti chiave che approfondiremo di seguito.

La diagnostica attualmente vede un largo utilizzo di test rapidi non autorizzati per gli ovicaprini sebbene presentino grande sensibilità su queste specie. La forte sensibilità è sicuramente dovuta alla grande quantità di oocisti che vengono diffuse nell’ambiente e presentano immediato potere infettante. Possono quindi essere considerati affidabili ed un buon alleato di campo per la determinazione della positività e per la tempestività di inizio di un trattamento adeguato, sebbene non possano escludere a priori diagnosi di laboratorio specifiche tramite invio di campioni di materiale biologico.

L’esperienza e le competenze del veterinario costituiscono un fattore di grande affidabilità per gli allevatori: il corretto sospetto diagnostico basato sui dati anamnestici e sulla sintomatologia permette anche una riduzione dei costi che comporta la gestione della criptosporidiosi, proprio a partire dalla diagnosi stessa, oltre ad un importante miglioramento del benessere animale in allevamento.

Si può già parlare di vaccinazione?

Nell’allevamento di bovini il vaccino premette l’immunizzazione degli animali gravidi e, secondariamente, una fonte di immunizzazione passiva dei vitelli, una difesa per il primo periodo di vita nel quale il nuovo nato è maggiormente suscettibile ai patogeni circolanti. In questo caso l’immunità viene trasmessa con la corretta assunzione del colostro di una vacca vaccinata. Questa soluzione, dal punto di vista manageriale, risulta molto pratica ed economica, soprattutto se rapportata ad una situazione opposta di manifestazione della sintomatologia in assenza di difese immunitarie adeguate.

L’allevamento di ovicaprini non vede ad oggi l’esistenza di vaccini e questo rende la gestione più complessa ed impegnativa, spostando il focus quindi sull’igiene e sulla corretta gestione degli ambienti.

La corretta gestione può fare la differenza

La testimonianza che ci porta il Dott. Antenucci riguarda diversi allevamenti dove l’insorgenza di casi clinici di criptosporidiosi si è notevolmente ridotta grazie alla gestione attenta da parte degli allevatori stessi. In particolare, sono state adottate accortezze come la cura e l’igiene della lettiera, che deve essere asciutta, pulita ed abbondante, la giusta dimensione delle strutture con almeno 0,5m² per capo ed una completa disinfezione della struttura con disinfettanti come, ad esempio, il Virkon™ all’1%, come indicato nella scheda tecnica del prodotto.

La maggior efficacia dei disinfettanti prevede una prima rimozione attenta dei materiali biologici e poi l’applicazione del prodotto sulle superfici. L’allevatore inoltre può anch’esso costituire veicolo di trasporto del parassita nel momento in cui entra in contatto con animali sintomatici. Per questo motivo è necessario porre attenzione al percorso aziendale, dagli animali sani a quelli malati, ma anche alla pulizia e cura di stivali e vestiario.

Qualche spunto per il futuro

Le aziende italiane di ovicaprini, pur essendo numericamente consistenti – 110.699 aziende (dati ISMEA 2024) – concentrate perlopiù nel centro-sud della penisola, rappresentano purtroppo una piccola nicchia di mercato rispetto alla quantità dell’intero patrimonio allevatoriale italiano, ma nonostante tutto necessitano ugualmente di soluzioni efficaci e pratiche per la gestione di questi patogeni.

Si è provato ad immaginare come potrebbe cambiare la situazione allevatoriale implementando le attuali strategie gestionali disponibili, e le testimonianze citate presenti nel nostro territorio possono far pensare ad esiti promettenti in un’ottica di miglioramento della gestione in azienda, con riduzione anche dell’utilizzo di farmaci per i trattamenti.

Guardando al futuro servono maggiori ricerche e nuove conoscenze per poter parlare di un colostro di sintesi efficace o di vaccini utilizzabili per agnelli e capretti, che non sono disponibili sul mercato, ma farebbero davvero la differenza di fronte ad un programma di gestione ottimale?

"La Scienza per animali più sani©"

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