Tecnologia e benessere animale: una revisione critica della letteratura scientifica
Una revisione sistematica di 28 studi che analizza l’impatto delle tecnologie zootecniche sul benessere delle bovine da latte, mettendo in luce benefici, potenziali criticità e il ruolo della comunicazione scientifica nella percezione pubblica.

Il contesto attuale impone una revisione del concetto di benessere animale, inteso oggi come una dimensione complessa e multifattoriale. Non è più sufficiente considerare la sola assenza di malattie o lesioni: il benessere comprende anche la possibilità per l’animale di esprimere stati emotivi positivi e comportamenti innati ritenuti fondamentali. A partire da questa riflessione, con l’articolo “Forse non conosciamo davvero la psicologia e il comportamento delle vacche“, abbiamo avviato un percorso di approfondimento che culminerà il 28 novembre a Cremonafiere, in occasione dell’evento “Benessere che fa latte“. L’incontro vedrà la partecipazione del Prof. Daniel M. Weary (University of British Columbia, Canada), tra i massimi esperti internazionali in materia.Come secondo passo, abbiamo analizzato uno dei numerosi contributi del Prof. Weary, intitolato “Benessere dei bovini da latte: concetti chiave e il ruolo della scienza“. Questo lavoro propone un’analisi dettagliata delle modalità con cui la ricerca scientifica valuta l’efficacia dei sistemi di allevamento e delle pratiche gestionali nel promuovere i tre pilastri fondamentali del benessere animale: salute e funzionamento biologico, stati emotivi e possibilità di esprimere comportamenti naturali.A questo vogliamo affiancare oggi un’ulteriore prospettiva, focalizzata sul ruolo delle tecnologie zootecniche nella percezione e valutazione del benessere animale.Negli ultimi cinquant’anni, infatti, l’adozione di strumenti tecnologici negli allevamenti da latte è cresciuta in modo significativo, contribuendo a ridefinire anche il concetto di benessere. Una revisione sistematica pubblicata su Animal nel 2023 ha esaminato 380 articoli scientifici, selezionandone 28 secondo criteri di inclusione specifici, con l’obiettivo di indagare il rapporto tra innovazione tecnologica e benessere bovino. La quasi totalità degli studi (27/28) ha riportato effetti positivi, anche se con livelli diversi di solidità: alcuni lavori hanno evidenziato correlazioni dirette tra tecnologie e indicatori specifici (ad esempio l’uso di accelerometri per monitorare il tempo di riposo), mentre altri si sono limitati a considerazioni più generiche. Gli autori sottolineano la necessità di un approccio più equilibrato, capace di includere anche potenziali effetti negativi e di basarsi su indicatori scientificamente validati.
Introduzione
Negli allevamenti moderni la tecnologia viene sempre più spesso presentata come uno strumento per migliorare il benessere animale, andando oltre la semplice gestione produttiva. Tra le applicazioni più diffuse vi sono i sistemi di monitoraggio che raccolgono dati sulla salute e sul comportamento degli animali, consentendo la diagnosi precoce di problemi e interventi mirati.
Questo approccio rientra nell’ambito dell’allevamento di precisione, che si concentra sul monitoraggio individuale dei bovini all’interno della mandria, permettendo decisioni più accurate e personalizzate.
Il modo in cui queste tecnologie vengono inquadrate nella comunicazione scientifica e pubblica ha un impatto significativo sull’accettazione da parte degli allevatori e della società in generale. Quando il focus è sul miglioramento del benessere degli animali, la percezione è più positiva rispetto a quando l’accento è posto solo sull’aumento della produttività o dei profitti.
Ogni messaggio comunicativo adotta un frame, intenzionalmente o meno, selezionando elementi della realtà e costruendo narrazioni che influenzano l’interpretazione del pubblico e la percezione dei rischi e dei benefici. Comprendere questi framework è fondamentale per valutare come la tecnologia viene percepita e utilizzata e per orientare la comunicazione scientifica in modo più efficace.
La revisione sistematica ha analizzato articoli scientifici che collegano la tecnologia al benessere dei bovini da latte, concentrandosi su sensori, sistemi di monitoraggio e altre applicazioni di precision farming, evidenziando come le scelte comunicative possano influenzare la comprensione, l’adozione e l’impatto reale delle tecnologie sugli animali e sulle pratiche di allevamento.
Materiali e metodi
Metodi di ricerca
I criteri di inclusione ed esclusione per la nostra revisione sistematica sono stati definiti a priori. Sono stati inclusi articoli pubblicati su riviste peer-reviewed, completi, in inglese, con abstract e disponibili tramite la biblioteca dell’Università della British Columbia, pubblicati negli ultimi 10 anni (2012-2022).
Gli articoli dovevano concentrarsi su tecnologie con un’interfaccia diretta con gli animali, in particolare quelle che raccolgono dati dai singoli bovini da latte, e descrivere come la tecnologia influisca sul benessere animale o come possa essere utilizzata per valutarlo.
La ricerca è stata condotta su Web of Science il 22 agosto 2022, utilizzando termini relativi a tecnologia, allevamento di precisione e PLF, combinati con “benessere animale” e riferimenti a bovini, escludendo ovini e caprini. La ricerca è stata limitata agli anni 2012-2022 per garantire la rilevanza temporale.
La selezione degli articoli è stata un processo in tre fasi: in primo luogo, sono stati esclusi atti di convegni, abstract e articoli non in inglese; successivamente, titoli e abstract sono stati valutati per verificare la pertinenza con l’impatto della tecnologia sul benessere dei bovini da latte; infine, il testo completo degli articoli rimanenti è stato analizzato per confermare l’inclusione.
Gli articoli potevano essere empirici o revisioni (narrative o sistematiche). Gli articoli empirici sono stati classificati secondo metodologie delle scienze naturali o delle scienze sociali. Da ciascun articolo sono stati estratti il tipo di tecnologia descritta, il tipo di impatto sul benessere animale e citazioni esemplificative dei frame utilizzati dagli autori per collegare la tecnologia ai benefici e ai possibili danni per il benessere.
Risultati
La nostra ricerca ha identificato 380 articoli pubblicati dal 2012, la maggior parte negli ultimi cinque anni. Dopo uno screening di titoli, abstract e parole chiave, 340 articoli sono stati esclusi: tre perché l’abstract non era accessibile, 16 erano atti di congressi, 63 si concentravano su specie diverse dai bovini da latte e 258 non valutavano l’impatto della tecnologia sul benessere animale.
Dei restanti 40 articoli, tre sono stati esclusi perché il testo completo non era disponibile e altri 12 sono stati eliminati dopo l’accesso al testo completo per motivi documentati. I restanti 28 articoli sono stati conservati per l’estrazione dei dati: 15 revisioni e 13 studi empirici.
Questi articoli provengono da quattro continenti: Europa (n = 21), Nord America (n = 3), Asia (n = 3) e Oceania (n = 1), con le nazioni identificate in base all’affiliazione del primo autore.
La Tabella supplementare S1 riassume come ciascun articolo ha descritto la tecnologia di interesse, le misure di esito e come hanno inquadrato il legame tra tecnologia e benessere animale, sia in termini positivi sia negativi.
Un limite del nostro approccio è che alcuni articoli rilevanti potrebbero essere stati trascurati. Nonostante diverse iterazioni dei termini di ricerca, altre parole chiave potrebbero identificare fonti aggiuntive. Per ridurre questo rischio, studi futuri potrebbero includere anche ricerche nelle sezioni citate dei documenti individuati.
Descrizioni della tecnologia
Gli articoli inclusi nella nostra revisione hanno esaminato un’ampia gamma di tecnologie utilizzate negli allevamenti da latte. Tra queste vi sono sensori, spesso indossati tramite collari o fasce per le zampe, come accelerometri 3D per rilevare movimenti e postura, e sistemi di posizionamento globale o altre tecnologie per raccogliere dati sulla posizione degli animali. Alcuni studi hanno utilizzato sistemi basati su telecamere per rilevare movimenti, caratteristiche morfologiche come il punteggio di condizione corporea (BCS), e talvolta comportamenti o posture specifici.
Sono stati considerati anche sistemi automatizzati, come le macchine di mungitura automatica (AMS) e i sistemi di alimentazione dei vitelli. Alcuni articoli descrivevano tecnologie che influenzano il comportamento del bestiame senza raccogliere dati diretti sugli animali, come le recinzioni virtuali.
Molte tecnologie sono state descritte focalizzandosi sull’hardware, mentre altri studi hanno approfondito i metodi di analisi, compresi approcci di intelligenza artificiale per interpretare i dati raccolti dai sensori e dalle telecamere.
Scopo della tecnologia
Nel descrivere lo scopo della tecnologia, molti articoli erano molto specifici, facendo riferimento a comportamenti precisi come quelli correlati all’alimentazione e all’abbeveramento, la fase II del travaglio negli allevamenti da latte o l’ingresso e l’uscita dall’area di riposo.
Alcuni autori collegavano i risultati a inferenze dirette, supportate da dati di convalida disponibili, mentre altri facevano riferimento a potenziali inferenze a valle, come salute, benessere e produttività.
La maggior parte degli studi si concentrava su risultati relativi agli animali, ma alcuni esploravano anche le prospettive dei partecipanti umani, includendo opinioni di consumatori e allevatori, evidenziando come la tecnologia possa influenzare non solo il comportamento e il benessere animale, ma anche percezioni e pratiche umane legate all’allevamento.
Inquadramento della tecnologia
Tutti gli autori hanno adottato una qualche prospettiva relativa al benessere in relazione alla tecnologia. Dei 28 articoli esaminati, 27 fornivano una prospettiva positiva, descrivendo vantaggi reali o potenziali per il benessere, di cui 20 esclusivamente. Dei sette articoli che includevano una prospettiva negativa, solo uno lo faceva in modo esclusivo. Complessivamente, 21 studi adottavano un’unica valenza nella loro prospettiva, di cui 20 positiva.
Le descrizioni dei benefici variavano da molto specifiche a generali. Alcuni articoli collegavano chiaramente la tecnologia a risultati misurabili, mentre altri formulavano benefici a valle in modo più generico, senza spiegare la logica del collegamento. Alcune affermazioni, come quelle sul miglioramento della produzione, salute e benessere, erano probabilmente deboli e dovrebbero essere considerate come tali.
Sebbene il focus fosse sul benessere animale, alcuni articoli menzionavano anche benefici aggiuntivi, come la comprensione della produttività o l’ordine dei benefici elencati, che non sempre rifletteva chiaramente le priorità percepite.
Dei sette articoli che consideravano potenziali svantaggi, quattro studiavano gli atteggiamenti di allevatori e consumatori, evidenziando sia aspetti positivi che negativi. Alcuni articoli empirici hanno rilevato potenziali danni come la riduzione del rapporto uomo-animale o requisiti aggiuntivi imposti agli animali, mentre pochi studi sugli effetti diretti sugli animali hanno affrontato rischi concreti.
Tuyttens et al. (2022) hanno descritto sia danni diretti (lesioni da tecnologie indossabili) sia danni indiretti (riduzione del tempo di qualità tra allevatore e animale, industrializzazione dell’allevamento, strumentalizzazione degli animali). Alcuni studi hanno evidenziato l’interazione tra benefici e rischi, ad esempio sistemi AMS che aumentano la scelta delle vacche ma riducono il rapporto con l’allevatore, o recinzioni virtuali che consentono accesso all’esterno ma comportano scosse elettriche.
Queste discussioni evidenziano l’importanza di studi futuri volti a mitigare i rischi associati alla tecnologia, cercando modi per ottenere benefici senza compromettere il benessere degli animali.
Discussione generale
Una predisposizione verso letture ottimistiche?
Ogni narrazione richiede un certo tipo di prospettiva, e non sorprende che la letteratura analizzata abbia utilizzato diverse modalità di rappresentazione per raccontare le storie di maggiore interesse per gli autori. Tutti i ricercatori sono formati per coinvolgere il proprio pubblico, e spesso cercano di posizionare i loro lavori in relazione ai temi percepiti come centrali nel dibattito contemporaneo. Questa esigenza di un “gancio” concettuale può spiegare perché, in epoche precedenti, la ricerca zootecnica si concentrasse su cornici basate sull’efficienza produttiva, mentre oggi emergono anche prospettive legate alla sostenibilità ambientale (ad esempio Tullo et al., 2019). In questo senso, l’uso del benessere animale come chiave di lettura riflette probabilmente ciò che la comunità scientifica e sociale considera oggi un importante punto di riferimento culturale, anche quando il tema non è affrontato in modo sostanziale.
Ancora più interessante è osservare che la stragrande maggioranza degli articoli adotti un approccio positivo verso la tecnologia. Solo casualmente ci si aspetterebbe un equilibrio tra studi focalizzati sui rischi e quelli sui benefici, ma la prevalenza di prospettive ottimistiche suggerisce la presenza di bias culturali e scientifici. Una possibile spiegazione, apparentemente intuitiva, è che i benefici superino effettivamente i rischi; tuttavia, questa ipotesi appare debole. È infatti difficile concepire e documentare in modo completo tutti gli impatti, diretti e indiretti, di una tecnologia. Le questioni che vengono studiate riflettono inevitabilmente le preferenze, gli interessi e le opportunità degli autori — ciò che risulta più interessante, più accessibile o più finanziabile — e quindi il modo in cui la tecnologia viene raccontata rivela spesso più i pregiudizi dei ricercatori che un bilancio oggettivo dei pro e contro.
Per questo motivo, gli studiosi dovrebbero riconoscere e dichiarare esplicitamente i propri bias, come già avviene in alcune ricerche che includono sezioni di riflessività. Inoltre, è auspicabile che chi lavora con tecnologie applicate all’allevamento consideri sia gli effetti positivi che quelli potenzialmente dannosi per il benessere animale: un approccio più equilibrato renderebbe la ricerca più rilevante e potrebbe persino contribuire al miglioramento delle tecnologie stesse e del loro impiego pratico.
Come mostrano gli studi sugli atteggiamenti di allevatori e consumatori, le persone coinvolte percepiscono chiaramente la tensione tra opportunità e rischi. Holloway et al. (2014), ad esempio, descrivono come i sistemi di mungitura automatizzata possano simultaneamente migliorare e compromettere la relazione uomo–animale, generando una “negoziazione continua di difficili questioni etiche pratiche”. In modo analogo, Krampe et al. (2021) sottolineano l’importanza di integrare fin dalle prime fasi dello sviluppo tecnologico le preoccupazioni e le aspettative dei consumatori e degli allevatori, per orientare la progettazione verso soluzioni più etiche e sostenibili.
Un altro aspetto cruciale riguarda i termini utilizzati per descrivere le tecnologie. Il linguaggio, infatti, contribuisce a modellare la percezione e può introdurre inconsapevolmente giudizi di valore. Ad esempio, l’aggettivo “di precisione” — in espressioni come “Agricoltura di precisione” o “Allevamento di precisione” — suggerisce implicitamente che le pratiche precedenti fossero imprecise o inadeguate. Lo stesso fenomeno si è osservato nel campo della biotecnologia, con il passaggio da “modificazione genetica” (più neutro) a “ingegneria genetica” e poi a “editing genetico”, ciascuno dei quali porta con sé una connotazione sempre più positiva.
Evitare termini a valenza implicitamente positiva può aiutare gli studiosi a mantenere un tono più neutrale e riflessivo, riducendo il rischio di apparire come promotori inconsapevoli della tecnologia. In questa prospettiva, espressioni più equilibrate come “Agricoltura basata sulla tecnologia” o “Allevamento tecnologicamente assistito” potrebbero sostituire etichette più valoriali, consentendo una narrazione più oggettiva e analitica del ruolo della tecnologia nel benessere animale.
Conclusioni estese e cautele interpretative
Gran parte della letteratura analizzata si è concentrata sulla convalida delle tecnologie impiegate negli allevamenti da latte. Si tratta di un passaggio fondamentale, come sottolineato da Stygar et al. (2021), secondo cui “attualmente gli allevatori possono scegliere tra almeno 129 sensori diversi per monitorare indicatori di salute e benessere animale”, ma “solo il 14% di questi dispositivi dispone di prove di convalida esterne”. Sebbene questo tipo di ricerca debba proseguire, è essenziale che gli autori considerino e descrivano chiaramente l’intero percorso di validazione necessario a sostenere le proprie conclusioni, poiché talvolta i collegamenti tra dati raccolti e risultati dichiarati risultano deboli o incompleti.
Molti studi, ad esempio, hanno dimostrato che i dati provenienti dagli accelerometri permettono di stimare con buona precisione il tempo di riposo delle vacche, ma questo parametro raramente rappresenta un obiettivo finale di reale interesse. Alcuni ricercatori (Alsaaod et al., 2019) hanno tentato di utilizzare il tempo di riposo come indicatore di condizioni specifiche, come la zoppia, ma la relazione tra le due variabili è complessa e non lineare (Ito et al., 2010), rendendo queste conclusioni solo parzialmente affidabili.
Affermazioni più ampie che collegano il tempo di riposo al benessere complessivo risultano ancora più problematiche. Il benessere animale è infatti un concetto multidimensionale, che integra aspetti fisiologici, comportamentali e affettivi (Fraser et al., 1997). Anche quando si osservano associazioni tra tempo di riposo e comfort, queste possono essere influenzate da fattori ambientali neutri o addirittura positivi (come nel caso di vacche al pascolo che riposano meno ma esprimono comportamenti naturali; Charlton e Rutter, 2017).
In sintesi, collegare i dati degli accelerometri al tempo di riposo è un obiettivo tecnicamente solido e collegarli a parametri di salute come la zoppia è scientificamente promettente, ma estendere tali risultati a un concetto ampio come il benessere animale richiede estrema cautela.
Infine, è sempre più evidente che l’integrazione delle tecnologie di allevamento di precisione (PLF) nelle pratiche produttive comporta anche implicazioni sociali e ambientali, come l’impatto sull’autonomia degli allevatori e sulla gestione delle risorse (Clapp e Ruder, 2020). Con l’aumento dell’attenzione pubblica verso il benessere animale e la sostenibilità, crescerà anche la tendenza a utilizzare questi temi per orientare le discussioni tecnologiche. Per questo motivo, i lettori e gli studiosi dovranno mantenere un approccio critico e bilanciato, valutando attentamente quanto le evidenze scientifiche supportino davvero le conclusioni proposte.
Conclusione
Negli ultimi anni, la tecnologia ha conosciuto una rapida diffusione negli allevamenti da latte, introducendo strumenti in grado di raccogliere dati sempre più precisi e di automatizzare molte operazioni. È verosimile che alcune di queste innovazioni migliorino specifici aspetti del benessere animale, ma il loro impiego comporta anche potenziali rischi, spesso legati al contesto operativo e relazionale.
Ad esempio, una vacca che mantiene un rapporto positivo con l’allevatore e trae beneficio dal contatto umano potrebbe subire un danno per il benessere se tale interazione diminuisse a causa dell’uso di sistemi automatizzati di mungitura (AMS). Tuttavia, la stessa tecnologia potrebbe anche ridurre le esperienze negative, come le interazioni stressanti o coercitive, suggerendo che gli effetti delle tecnologie dipendono fortemente dalle condizioni di applicazione.
Una sfida chiave per la ricerca futura sarà quindi documentare in modo sistematico i benefici e i rischi reali associati alle diverse tecnologie nei vari contesti produttivi, al fine di comprendere come e quando esse possano realmente migliorare la vita dei bovini.
Nei lavori futuri, è auspicabile che i ricercatori definiscano chiaramente le specifiche relazioni di benessere che intendono analizzare, e che valutino in modo critico le prove scientifiche a sostegno delle proprie conclusioni.
Infine, incoraggiamo un approccio più prudente e riflessivo, sia da parte degli autori che dei lettori, nei confronti delle affermazioni generiche sul benessere animale, spesso non verificate o difficili da dimostrare empiricamente.
Un’analisi più equilibrata e fondata sull’evidenza potrà contribuire a un uso più consapevole e responsabile della tecnologia negli allevamenti da latte.
Fonte: “Review: Using animal welfare to frame discussion on dairy farm technology”, D. M. Weary, M. A. G. von Keyserlingk. Animal 17 (2023) 100836. doi: 10.3168/jds.2009-2326



















































































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