Intesa Sanpaolo mette in campo 1,5 miliardi di euro per il lattiero-caseario
Linea di credito dedicata, quattro assi di intervento e strumenti su misura: così la banca punta a sostenere crescita, efficienza e qualità della filiera in una fase di mercato complessa ma ricca di opportunità per l’industria del latte e dei formaggi

Intesa Sanpaolo ha annunciato una nuova provvista di 1,5 miliardi di euro destinata alla filiera lattiero-casearia italiana, con l’obiettivo di accelerare investimenti e competitività lungo tutta la catena del valore, dall’allevamento alla trasformazione fino alla distribuzione. La misura rientra nel più ampio piano della Banca dei Territori, che ha già messo a disposizione 10 miliardi per le filiere dell’agroalimentare e si inserisce nel programma complessivo di credito collegato al PNRR del Gruppo. L’annuncio è arrivato a Brescia durante la tappa di Agri-talk dedicata al lattiero-caseario.
Per il settore, che in Italia vale quasi 28 miliardi di euro ed è terzo in Europa per valore della produzione, l’intervento arriva in un momento cruciale: imprese mediamente più piccole rispetto a Francia e Germania si misurano con mercati esteri dinamici, con un portafoglio di 57 formaggi DOP e IGP e un export che nel 2024 ha toccato 6,3 miliardi ed è cresciuto ulteriormente nella prima metà del 2025. In termini occupazionali, parliamo di 44 mila addetti e 3.400 aziende attive: numeri che spiegano perché la leva del credito possa incidere sulla capacità di investire e presidiare i mercati.
La banca ha definito quattro direttrici operative che parlano direttamente alle esigenze della filiera. Internazionalizzazione, per consolidare la presenza dei formaggi italiani sui mercati dove la domanda cresce; crescita dimensionale, favorendo percorsi di aggregazione e partnership industriali; innovazione e transizione energetica, con focus su impianti, tracciabilità digitale, riduzione dei consumi idrici ed energetici e benessere animale; infine, valorizzazione della qualità e continuità aziendale, sostenendo certificazioni d’origine, tutela delle DOP e ricambio generazionale. In questa logica si conferma strategico anche il pegno rotativo DOP, strumento che permette di mobilizzare capitale circolante contro magazzini di prodotti a lunga stagionatura, dal formaggio al vino, e che ha già consentito erogazioni dedicate per oltre 70 milioni.
L’orizzonte macro resta sfidante. La ricerca presentata in occasione di Agri-talk evidenzia un contesto di rallentamento della crescita globale e l’acuirsi di barriere tariffarie, con i nuovi dazi statunitensi su un livello medio ponderato del 17,4%, il più alto dal 1935. L’impatto pieno di queste misure sul commercio mondiale è atteso soprattutto nel primo semestre 2026, mentre l’Eurozona nel 2025 viaggia su ritmi moderati e l’Italia cresce tra 0,5% e 0,8% tra 2025 e 2026. In questo quadro, alcune denominazioni italiane risultano esposte in modo particolare, si pensi al Pecorino Romano, che destina quasi il 75% dell’export agli Stati Uniti, mentre per altre DOP i dazi sono già una variabile operativa.
Per il lattiero-caseario, le implicazioni sono concrete. L’asse internazionalizzazione può sostenere piani di marketing e presidio commerciale per consolidare quote in Francia e Germania e diversificare su mercati ad alta crescita; allo stesso tempo, l’accesso a credito dedicato riduce il tempo di esecuzione per capex su impianti, digitalizzazione della tracciabilità e interventi di efficientamento energetico, leve decisive in un comparto sensibile ai costi energetici e ambientali. Qui l’adozione di sensori e sistemi digitali, dal monitoraggio dell’alimentazione e del benessere in stalla al controllo in continuo di temperatura e fermentazioni, diventa fattore di qualità, standardizzazione e riduzione scarti, con ricadute positive su redditività e posizionamento.

La direttrice crescita dimensionale risponde poi a un tema strutturale del tessuto produttivo: l’aggregazione lungo la filiera, anche tramite accordi tra cooperative e trasformatori, consente di ottimizzare approvvigionamenti, rafforzare il potere negoziale e programmare investimenti su scala. In parallelo, il sostegno alla continuità aziendale offre alle imprese strumenti per il passaggio generazionale e la tutela del know-how, elementi essenziali per preservare identità di territorio e fiducia dei consumatori.
Sul fronte mercati, l’appeal internazionale dei formaggi italiani rimane un cuscinetto competitivo: la qualità intrinseca e il legame con l’origine rendono i grandi DOP difficilmente sostituibili, mentre l’innovazione di prodotto, riduzione di zuccheri, grassi o lattosio, arricchimento nutrizionale, intercetta stili di consumo in evoluzione senza snaturare la tradizione. La disponibilità di credito mirato può accelerare questi percorsi, trasformando i piani industriali delle aziende in vantaggi competitivi misurabili su export, mix e marginalità.
«Gestione del rischio e innovazione sostenibile sono leve di sviluppo da far evolvere ulteriormente», ha sottolineato la Direzione Agribusiness, ricordando che negli ultimi anni la banca ha erogato oltre 12,4 miliardi alle PMI dell’agroalimentare e che la rete dedicata conta 250 punti operativi, 95 filiali specializzate e circa 1.100 specialisti a supporto di oltre 80.000 clienti. Numeri che spiegano la portata dell’operazione e la volontà di presidiare, con strumenti tecnici e capitale, una delle filiere più rappresentative del made in Italy.



















































































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