Agnello del Centro Italia IGP: le evidenze tecniche per estendere l’areale al Molise

I dati fitopastorali e nutrizionali dimostrano che i pascoli molisani producono agnelli con qualità e caratteristiche equivalenti alle aree già riconosciute

1 Dicembre, 2025

Introduzione

I pascoli dell’Appennino centrale rappresentano un sistema ecologico e produttivo di primaria importanza per l’agricoltura estensiva, la conservazione della biodiversità e la prevenzione del dissesto idrogeologico. Le regioni Abruzzo e Molise, accomunate da caratteristiche geomorfologiche e climatiche simili, presentano tuttavia differenze nella composizione floristico-vegetazionale e nella qualità foraggera dei pascoli, dovute a fattori altitudinali, pedologici e gestionali. L’obiettivo di questo studio è quello di confrontare la qualità e la composizione floristica dei pascoli naturali di Abruzzo e Molise, analizzando in particolare la presenza delle principali essenze erbacee e la loro capacità produttiva e nutritiva. Il confronto si basa su dati cartografici, studi fitosociologici e informazioni derivanti da carte tematiche ufficiali e pubblicazioni scientifiche.

Metodologia

Fonti dei dati

Per la Regione Abruzzo i dati provengono principalmente da:

  • Piano dei Pascoli del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM), che include la Carta della vegetazione dei pascoli, la Carta della biomassa e la Carta dei valori pabulari delle formazioni erbacee pascolabili (PNALM, 2010).
  • Studi del CREA – Centro di Ricerca per la Zootecnia e l’Acquacoltura e del Parco Nazionale della Majella, che descrivono la composizione dei pascoli montani e subalpini (CREA, 2018; Di Pietro et al., 2010).

Per la Regione Molise le principali fonti utilizzate sono:

  • la Carta della Natura del Molise, realizzata da ISPRA (Rapporto 348/2021), che fornisce una classificazione degli habitat naturali e seminaturali, inclusi quelli pascolivi;
  • studi dell’Università degli Studi del Molise (UNIMOL) relativi alla vegetazione pastorale del Matese, delle Mainarde e della Montagnola di Frosolone (Mancini & Romano, 2015; Di Cecco et al., 2020).

Parametri di confronto

I dati raccolti sono stati confrontati secondo tre livelli di analisi:

  1. Composizione floristica: elenco delle specie erbacee dominanti (graminacee, leguminose, composite).
  2. Qualità foraggera: valutazione del valore pabulari medio e della percentuale di leguminose.
  3. Condizioni ecologiche e gestionali: altitudine, carico di pascolo, esposizione e tipologia di uso (bovino, ovino, misto).

Risultati

Composizione floristica

Entrambe le regioni mostrano una prevalenza di graminacee perenni accompagnate da un buon numero di leguminose spontanee, indice di una discreta fertilità e di un pascolamento non eccessivo.

Qualità foraggera

Il valore pabulari medio risulta:

  • Abruzzo: 70–85% (pascoli di alta quota con qualità media ma stabile nel tempo);
  • Molise: 60–75% (pascoli a qualità più variabile, spesso influenzata dalla gestione e dalla minore altitudine).

La percentuale di leguminose risulta leggermente superiore nei pascoli molisani (20–30%) rispetto a quelli abruzzesi (15–25%), suggerendo una maggiore disponibilità di proteine grezze nel foraggio molisano.

Condizioni ecologiche e gestionali

Discussione

L’analisi evidenzia una notevole affinità floristico-ecologica tra i pascoli delle due regioni, dovuta alla comune appartenenza all’Appennino centro-meridionale e alla continuità ecologica che collega le aree montane abruzzesi con quelle molisane.

Le principali differenze emergono in funzione di:

  • Altitudine e clima: i pascoli abruzzesi, situati a quote maggiori, presentano una maggiore dominanza di Nardus stricta e Festuca rubra, specie tipiche di ambienti subalpini e meno produttive ma più resistenti;
  • Gestione zootecnica: in Molise prevale la tradizione transumante e il pascolamento ovino, che favorisce un mosaico più variegato e una maggiore presenza di leguminose;
  • Fertilità e uso del suolo: i pascoli molisani, più accessibili e su suoli meno acidi, tendono ad avere una qualità foraggera superiore ma anche una maggiore sensibilità al sovrapascolamento.

In termini di biodiversità e valore ecologico, i pascoli abruzzesi risultano più ricchi in specie montane rare (ad es. Carex curvula, Sesleria juncifolia), mentre quelli molisani mostrano una maggiore diversità funzionale legata alla coesistenza di specie mesofile e xerofile.

Aspetti nutraceutici delle carni da animali allevati al pascolo in Abruzzo e Molise

Numerosi studi internazionali hanno evidenziato come i sistemi di allevamento al pascolo, rispetto a quelli intensivi basati su diete ad alto tenore di concentrati, determinino nelle carni di ruminanti un profilo lipidico più favorevole per la salute umana. In particolare, le carni di bovini e ovini alimentati prevalentemente con foraggi freschi presentano una maggiore quota di acidi grassi polinsaturi n-3 (PUFA n-3), una riduzione del rapporto n-6/n-3, una maggiore concentrazione di acido linoleico coniugato (CLA) e, spesso, un contenuto complessivo di grasso leggermente inferiore rispetto agli animali alimentati con razioni ricche di cereali (Daley et al., 2010; Popova et al., 2015; Davis et al., 2022).

Questo effetto è particolarmente rilevante nel caso degli agnelli e dei giovani bovini da carne, in cui il consumo di cotico erboso ricco di leguminose e di specie prative polifite – condizione tipica dei pascoli montani e collinari di Abruzzo e Molise – favorisce l’accumulo, nel muscolo, di PUFA n-3 a lunga catena (EPA, DPA, DHA) e di CLA, con un rapporto n-6/n-3 spesso prossimo o inferiore ai valori considerati ottimali per la prevenzione del rischio cardiovascolare (Popova et al., 2015; Daley et al., 2010). A ciò si associa una buona dotazione di micronutrienti essenziali (ferro, zinco, selenio) e vitamine del gruppo B, che caratterizzano la carne di ruminante come alimento ad elevata densità nutrizionale.

Un ulteriore aspetto di interesse nutraceutico riguarda la presenza di fitonutrienti di origine vegetale nella carne. È stato dimostrato che gli animali allevati su pascoli ad elevata biodiversità floristica accumulano nel tessuto muscolare carotenoidi, tocoferoli e composti fenolici in misura maggiore rispetto agli animali allevati in sistemi intensivi o su cotico monofita (van Vliet et al., 2021). La maggiore ricchezza floristica dei pascoli appenninici di Abruzzo e Molise – evidenziata dalle carte della vegetazione e dagli studi fitosociologici citati in precedenza – suggerisce quindi che le carni prodotte in questi sistemi possano presentare concentrazioni più elevate di antiossidanti naturali e di composti ad azione potenzialmente anti-infiammatoria e cardio-protettiva.

Infine, studi recenti su consumatori che introducono abitualmente carne ovina o bovina “grass-finished” nella dieta hanno mostrato un miglioramento del profilo di ω-3 plasmatici e una potenziale riduzione dell’apporto di acidi grassi saturi più aterogeni, rispetto alla carne proveniente da sistemi intensivi (Perkins et al., 2025; Davis et al., 2022). In un’ottica applicata al contesto appenninico, ciò significa che le carni ottenute da animali allevati e alimentati sui pascoli di Abruzzo e Molise possono essere ragionevolmente considerate come prodotti con spiccata valenza nutraceutica, capaci di coniugare la valorizzazione delle risorse pastorali locali con un profilo nutrizionale favorevole per il consumatore.

Prospettive di inclusione del Molise nel Consorzio di tutela dell’Agnello del Centro Italia IGP

L’Agnello del Centro Italia IGP rappresenta una delle eccellenze zootecniche riconosciute a livello europeo, nata per valorizzare le produzioni ovine provenienti dai pascoli naturali dell’Appennino centrale. Il Consorzio di Tutela, istituito nel 2014, riunisce allevatori e operatori di diverse regioni — Abruzzo, Lazio, Marche, Toscana, Umbria ed Emilia-Romagna — impegnati nella salvaguardia delle razze locali e nella promozione di un modello di allevamento sostenibile, rispettoso dell’ambiente e del benessere animale.

L’Agnello del Centro Italia IGP rappresenta uno dei simboli più autentici della zootecnia appenninica, nato per valorizzare un patrimonio di razze, pascoli e tradizioni condivise da tutte le regioni dell’Italia centrale. Il marchio tutela carni provenienti da allevamenti estensivi, nei quali gli animali si nutrono di foraggi naturali e di erbe spontanee, tipiche dei pascoli appenninici ricchi di Festuca rubra, Bromus erectus, Trifolium pratense, Lolium perenne e Dactylis glomerata. Queste essenze conferiscono alla carne un profilo aromatico e nutrizionale distintivo, con maggiori concentrazioni di CLA, acidi grassi omega-3, carotenoidi e tocoferoli, responsabili di proprietà nutraceutiche e antiossidanti riconosciute anche in letteratura scientifica.

Sebbene il Molise non rientri ancora formalmente nell’area geografica riconosciuta dal disciplinare IGP, le evidenze storiche, scientifiche e zootecniche dimostrano che gli agnelli allevati sui pascoli molisani possiedono le stesse caratteristiche genetiche, alimentari e qualitative di quelli provenienti da Abruzzo, Lazio, Umbria e Marche.

Come sottolineato da Giuseppe Vassalotti (Ordine dei Medici Veterinari di Campobasso), la continuità geografica e culturale fra Abruzzo e Molise — un tempo un’unica regione, “Abruzzi e Molise” — si riflette in un’identità pastorale indivisibile: le stesse vie della transumanza, i medesimi pascoli d’altura e una tradizione millenaria di allevamento estensivo che, dai tratturi sannitici al periodo aragonese, ha fatto della carne di agnello un prodotto di pregio riconosciuto anche nei grandi mercati di Roma, Napoli e Firenze.

Dal punto di vista produttivo, le razze allevate in Molise — Gentile di Puglia, Sopravissana, Comisana, Appenninica, Merinizzata Italiana e Meticcia Appenninica — coincidono con quelle presenti nel resto dell’Appennino centrale. Come documenta Francesca Sauro (Ordine dei Medici Veterinari di Campobasso, 2025), questi ovini, perfettamente adattati ai pascoli montani e collinari, sono alimentati quasi esclusivamente con erbe spontanee e fieni locali, che mantengono elevata la qualità foraggera e garantiscono un perfetto equilibrio tra sostenibilità ambientale e valore nutrizionale delle carni. I dati sulle rese alla macellazione, sul pH post-macellazione e sulla composizione lipidica confermano valori del tutto sovrapponibili a quelli degli agnelli già certificati IGP. Durante la Festa del Pastore di Roccamandolfi (luglio 2025), evento simbolo della cultura pastorale molisana, autorità regionali, rappresentanti del Consorzio e allevatori hanno espresso pubblicamente la volontà di estendere il riconoscimento dell’IGP al Molise, sottolineando come i pascoli locali, per biodiversità e qualità botanica, producano carni equivalenti a quelle abruzzesi e umbre. Tale estensione permetterebbe di valorizzare un territorio che condivide pienamente le condizioni pedoclimatiche, le razze autoctone e i sistemi di pascolamento del resto dell’Appennino centrale.

Dal punto di vista tecnico-scientifico, non esistono differenze significative tra gli agnelli molisani e quelli delle aree già tutelate: identiche caratteristiche genetiche, alimentazione basata su erbaggi spontanei e profilo nutraceutico di pregio. Includere il Molise nel Consorzio dell’Agnello del Centro Italia IGP rappresenterebbe pertanto una naturale evoluzione del marchio, rafforzando la coerenza geografica e culturale dell’indicazione e offrendo nuove opportunità di reddito e riconoscimento agli allevatori di un’area storicamente vocata alla pastorizia. Inoltre, tale estensione contribuirebbe a consolidare la reputazione del marchio IGP come garante di qualità, benessere animale e sostenibilità, valorizzando appieno la carne di agnello come alimento genuino, salutare e fortemente identitario dell’Italia appenninica.

Conclusioni

Il presente lavoro ha evidenziato come i pascoli e i sistemi di allevamento del Molise condividano con quelli abruzzesi e più in generale dell’Appennino centrale caratteristiche ecologiche, botaniche e zootecniche pienamente comparabili. La comune composizione floristica – ricca di graminacee e leguminose perenni come Festuca rubra, Bromus erectus, Trifolium pratense e Dactylis glomerata – determina un’alimentazione naturale e diversificata che si riflette direttamente sulla qualità e sul profilo nutraceutico delle carni ovine, con un equilibrato rapporto fra acidi grassi polinsaturi, composti antiossidanti e vitamine liposolubili.

Dal punto di vista fitopastorale, i pascoli molisani garantiscono valori pabulari, biodiversità e capacità produttive analoghe a quelle delle aree già incluse nel disciplinare dell’IGP “Agnello del Centro Italia”. Gli allevamenti locali, basati su razze storiche come la Gentile di Puglia, la Sopravissana, la Comisana e la Merinizzata Italiana, seguono pratiche estensive e rispettose dell’ambiente che contribuiscono al mantenimento del paesaggio e alla prevenzione del dissesto idrogeologico.

Le analisi qualitative e nutrizionali delle carni di agnello allevato su questi pascoli confermano parametri di tenerezza, aroma e resa alla macellazione del tutto sovrapponibili a quelli certificati IGP (Budimir, 2018; Consorzio Agnello del Centro Italia IGP, s.d.; Eurocarni, 2024; Progetto Va.Bene, 2020). L’alimentazione a base di foraggi naturali, ricchi di essenze aromatiche e leguminose, garantisce un’elevata densità nutrizionale e una composizione lipidica favorevole alla salute umana.

Per questi motivi, l’estensione dell’area geografica del Consorzio di tutela dell’Agnello del Centro Italia IGP al territorio molisano risulterebbe coerente dal punto di vista scientifico, zootecnico e ambientale. Essa consentirebbe di:

  • riconoscere ufficialmente la qualità e la tipicità già presenti nella produzione molisana;
  • tutelare economicamente gli allevatori e consolidare il valore delle filiere pastorali locali;
  • rafforzare la coerenza territoriale e culturale dell’indicazione geografica protetta lungo l’intera dorsale appenninica.

Il Molise, per storia, pascoli, razze allevate e tradizione transumante, rappresenta a pieno titolo una componente naturale dell’Appennino centrale pastorale e possiede tutte le condizioni per essere incluso nell’area tutelata del Consorzio. Tale riconoscimento consoliderebbe il ruolo della pastorizia come presidio economico e ambientale delle aree interne, contribuendo a preservare e valorizzare un modello produttivo sostenibile, identitario e di altissimo valore nutrizionale.

Riferimenti bibliografici

  1. CREA (2018). Prati e pascoli dell’Appennino centrale: aspetti produttivi e gestionali. Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria, Roma.
  2. Di Cecco, V., Mancini, L., & Di Pietro, R. (2020). Vegetazione e gestione dei pascoli dell’Appennino molisano. Università degli Studi del Molise, Campobasso.
  3. Di Pietro, R., Burrascano, S., & Blasi, C. (2010). Classificazione fitosociologica dei pascoli dell’Appennino centrale. Fitosociologia, 47(1), 3–24.
  4. ISPRA (2021). Carta della Natura – Regione Molise (Rapporto 348/2021). Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, Roma.
  5. Mancini, L., & Romano, B. (2015). Analisi territoriale dei pascoli dell’Appennino molisano: biodiversità e uso sostenibile. Università degli Studi del Molise.
  6. Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM) (2010). Carta della vegetazione dei pascoli, Carta della biomassa e Carta dei valori pabulari delle formazioni erbacee pascolabili. Sede di Pescasseroli.
  7. Regione Abruzzo (2014). Legge regionale 4 gennaio 2014, n. 3 – Tutela e valorizzazione delle foreste e dei pascoli. Bollettino Ufficiale Regione Abruzzo.
  8. Daley, C. A., Abbott, A., Doyle, P. S., Nader, G. A., & Larson, S. (2010). A review of fatty acid profiles and antioxidant content in grass-fed and grain-fed beef. Nutrition Journal, 9, 10.
  9. Popova, T., Gonzales-Barron, U., & Cadavez, V. (2015). A meta-analysis of the effect of pasture access on the lipid content and fatty acid composition of lamb meat. Food Research International, 77, 476–483.
  10. Davis, H., Magistrali, A., Butler, G., & Stergiadis, S. (2022). Nutritional benefits from fatty acids in organic and grass-fed beef. Foods, 11(5), 646.
  11. Van Vliet, S., Provenza, F. D., & Kronberg Budimir, K. (2018). Effect of the production system on lamb meat quality. Tesi di Dottorato, Università Politecnica delle Marche.
  12. Consorzio Agnello del Centro Italia IGP. (s.d.). Analisi della qualità e benefici nutrizionali della carne. https://agnellodelcentroitalia.it/
  13. Agnello del Centro Italia IGP: una carne preziosa, da valorizzare. (2024). Eurocarni.
  14. Progetto Va.Bene – Valore e Benessere delle DOP e IGP italiane. (2020). Università di Pisa – Nutrafood Research Centre.
  15. Sauro, F. (2025, 19 luglio). Festa del Pastore: Agnello del Centro Italia tra tradizione, qualità e futuro sostenibile. Quotidiano del Molise. Recuperato da https://www.quotidianomolise.com/articolo/festa-del-pastore-agnello-del-centro-italia-tra-tradizione-qualit-e-futuro-sostenibile
  16. Vassalotti, G. (2025, 19 luglio). Consorzio dell’Agnello dell’Italia Centrale IGP: qualità e genuinità certificata. AmoLiveNews. Recuperato da https://www.amolivenews.it/2025/07/19/consorzio-dellagnello-dellitalia-centrale-igp-qualita-e-genuinita-certificata/
  17. Consorzio di tutela Agnello del Centro Italia IGP (s.d.). Disciplinare di produzione. https://agnellodelcentroitalia.it/
  18. Qualigeo (s.d.). Agnello del Centro Italia IGP – descrizione e disciplinare di produzione. https://www.qualigeo.eu/prodotto-qualigeo/agnello-del-centro-italia-igp/

Autori

  • Giuseppe Vassalotti, Ordine dei Medici Veterinari della provincia di Campobasso
  • Francesca Sauro, Ordine dei Medici Veterinari della provincia di Campobasso
  • Angelo Niro, Ordine dei Medici Veterinari della provincia di Campobasso

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