La zootecnia non è solo un accumulo di nozioni

Nella zootecnia moderna le nozioni non bastano: solo spirito critico, cultura e capacità di adattamento permettono di affrontare cambiamento e innovazione

8 Gennaio, 2026

Noi di Ruminantia, e le aziende e organizzazioni che condividono il nostro progetto editoriale, ci siamo a lungo chiesti quali eventi organizzare per l’edizione 2025 delle Fiere Zootecniche Internazionali di Cremona, ma soprattutto quale taglio dare alla nostra attività divulgativa.

Per un popolo come il nostro, cronica­mente esterofilo, invitare prevalentemente relatori stranieri permette certamente di raggiungere l’obiettivo quantitativo di riempire le sale. Tuttavia, se l’obiettivo è offrire ai nostri lettori contenuti di qualità, utili alle filiere italiane ma potenzialmente di scarso interesse per alcuni, la scelta diventa più complessa, quasi amletica, ma certamente di valore, seppur controcorrente.

A fiera conclusa, abbiamo pubblicato un articolo dal titolo: Riflessioni sull’edizione 2025 della Fiera di Cremona: una fiera non è un evento quantitativo ma qualitativo, per iniziare a discutere di questo approccio.

Allevare animali per produrre latte e carne è un’attività imprenditoriale complessa, che richiede intelligenza, esperienza, passione, ambizione e costante aggiornamento, soprattutto oggi, quando la cultura umanistica bussa prepotentemente alle porte delle aziende agricole e zootecniche, rendendo necessario fornire risposte concrete alle preoccupazioni etiche dell’opinione pubblica.

Per ogni specie e razza allevata, e per ogni indirizzo produttivo, si sono accumulate conoscenze zootecniche che potrebbero essere raccolte in manuali di buone pratiche zootecniche. In teoria, basterebbe impararle a memoria e rinfrescarle partecipando ai tanti incontri sul territorio per diventare ottimi allevatori.

Se a questo si aggiunge la facile accessibilità dei contenuti tramite i motori di ricerca, e sempre più spesso il ricorso all’aiuto dell’Intelligenza Artificiale Generativa, si potrebbe arrivare a pensare: “ormai conosco tutto e non ho più bisogno di nessuno”.

Esiste, però, la congiunzione “tuttavia”, capace di demolire le certezze più granitiche. Sappiamo bene come in agricoltura le cose cambino continuamente. Il cambiamento climatico mette a dura prova i paradigmi della prevenzione dello stress da caldo e i piani colturali, mentre la genetica evolve con una rapidità e una precisione senza precedenti. Il prepotente ingresso delle tecnologie impone un rapido cambio di mentalità agli allevatori e ai consulenti che li seguono, e la crescente sensibilità dei cittadini mette in discussione molte certezze sul come allevare gli animali.

Accanto a tutto questo, la ricerca scientifica archivia molte conoscenze sostituendole con nuovi paradigmi. Il tema su cui riflettiamo non riguarda soltanto la zootecnia, ma investe ogni ambito delle attività umane.

Massimo Recalcati, nel libro “La luce e l’onda”, affronta con chiarezza il tema della scuola e del ruolo dei docenti: la scuola può essere un freddo dispositivo per ingozzare gli studenti di nozioni, oppure un luogo e un momento in cui i giovani sviluppano spirito critico. Le nozioni oggi sono talmente tante che non basta una vita per apprenderle tutte: saperle cercare e possedere un potente spirito critico permette di affrontare tutte le situazioni presenti e future, e soprattutto ogni cambiamento.

Molti sono spaventati dall’Intelligenza Artificiale Generativa, che indubbiamente semplifica molte operazioni noiose. Il rischi di esserne fagocitati sono elevatissimi, e l’unico antidoto oggi disponibile è proprio il senso critico, che può essere trasmesso da famiglia e docenti… a patto che lo posseggano anche loro.

Come ci ricorda Umberto Galimberti nelle sue opere e lezioni, è impensabile dare rigidi confini alla tecnica, perché essa evolve indipendentemente dagli scopi dell’uomo. L’umanità è arrivata al progresso e al benessere attuali grazie alla propria inquietudine e alla voglia di novità. Senza questo spirito, probabilmente saremmo ancora a vagare nei boschi, raccogliere bacche, cacciare prede e soccombere di fronte alle intemperie, alle malattie e ai predatori.

Mettere continuamente in discussione le certezze acquisite, viaggiare per scoprire luoghi inesplorati, riuscire a fare ragionamenti astratti e possedere un linguaggio sono stati i motivi della diffusione pandemica della nostra specie sulla Terra.

Nei luoghi emergenti del mondo zootecnico ho conosciuto persone che sapevano a memoria, ed in maniera impeccabile, ogni dettaglio della zootecnia delle bovine da latte. Ho visto realizzare allevamenti dove ogni tecnologia disponibile era stata adottata, e osservato con quale disciplina gli allevatori consolidassero le loro nozioni ascoltando docenti stranieri.

Al contempo, ho constatato che questi perfetti allievi commettevano errori pratici madornali, dovuti alla totale assenza di spirito critico e a un approccio professionale carente, intrappolati nel bozzolo delle nozioni apprese a memoria.

Conoscere a menadito le buone pratiche zootecniche e la medicina della produzione è semplicemente un prerequisito per occuparsi di allevamento degli animali destinati a fare cibo per l’uomo. Si tratta di un aspetto quantitativo: conoscere il più possibile protocolli e pratiche corrette.

Diventare invece allevatori e professionisti completi significa, pur conoscendo a memoria le nozioni e sapendo dove cercarle, coltivare lo spirito dubitativo tipico del senso critico. Questo permette di non diventare mai obsoleti e di accogliere il nuovo come una benedizione, e non con la disperazione di chi vede nel passato le certezze migliori.

Perciò è necessario e altamente consigliabile affiancare ai momenti formativi nozionistici quelli, forse più noiosi, di allenamento allo spirito critico, senza trascurare insegnamenti umanistici, indispensabili per comprendere il mondo come va.

Ricordo spesso nei miei articoli che, per sopravvivere e prosperare, non serve necessariamente essere forti, ma possedere una spiccata capacità di adattamento. Ce lo ha insegnato bene Charles Darwin nella sua opera principale “L’origine della specie”: a sopravvivere e prosperare è solo il più adatto, non il più forte.

Image used alone as a linked logo

Da leggere - Luglio 2026

Condividi questa notizia!