Rapporto Coop 2026: italiani prudenti, ma attenti alla qualità
Lo studio annuale fotografa un Paese preoccupato per economia e scenari globali, ma che punta a proteggere salute e qualità alimentare. In calo le intenzioni di acquisto di latte, latticini e carni rosse

È stato pubblicato il Rapporto Coop 2026, lo studio annuale dell’Ufficio Studi Coop che restituisce un quadro dettagliato di come gli italiani guardano al 2026 e di come stanno cambiando le loro scelte di consumo. Attraverso un’analisi delle aspettative economiche e dei comportamenti di spesa, il report mette in luce le principali tendenze che interessano il mercato alimentare e il largo consumo. Le previsioni 2026 riportate nel documento derivano da due indagini on-line (metodologia Cawi) condotte nel mese di dicembre 2025 dall’Ufficio studi Coop e i suoi partner. La prima, “Wish List 2026“, è stata realizzata in collaborazione con Nomisma su un campione di 1.000 individui rappresentativo della popolazione italiana di 18-65 anni ed ha visto la collaborazione con A21 Consulting di Mirko Veratti. La seconda, “Unwrapping 2026″, rivolta alla community del Rapporto Coop, ha visto la partecipazione di 714 opinion leader italiani (titolari e manager di aziende, rappresentanti di istituzioni pubbliche, analisti di primarie società di consulenza). I dati raccolti mostrano un’ Italia caratterizzata da preoccupazioni profonde, legate allo scenario geopolitico, al clima, alla tenuta dell’economia e ad una percezione diffusa di instabilità. Questo stato emotivo generale si riflette nelle previsioni legate alle scelte di consumo del 2026, sempre più improntate alla cautela, alla razionalità e alla ricerca di equilibrio tra qualità e convenienza.
Consumi che stentano a ripartire
Secondo gli opinion leader, in merito ai consumi è plausibile attendersi una crescita ma giusto appena accennata (+0,3%). Gli italiani sanno di dover spendere di più, ma dichiarano che lo faranno quasi esclusivamente per beni essenziali. Bollette e utenze sono in cima alle preoccupazioni, seguite dalla spesa sanitaria e dall’alimentare domestico. Si delinea così un modello di consumo prudente, in cui la rinuncia non è tanto ideologica quanto forzata.
Il ruolo centrale della casa
La casa si conferma il fulcro della quotidianità e il cibo ne diventa l’elemento centrale. L’home cooking si stabilizza su livelli elevati e, sorprendentemente, torna a crescere anche il delivery, ma proprio come estensione della permanenza domestica. La tavola del 2026 è segnata da tre parole chiave: semplicità, salute, autenticità. Cresce, infatti, l’attenzione verso alimenti senza conservanti, a ridotto contenuto di zuccheri e grassi, mentre frutta, verdura e pesce guadagnano spazio nel carrello. In netto contrasto, calano le intenzioni di acquisto di latte e latticini (-5%) carni rosse (-21%) e salumi (-28%).

Non si tratta solo di una moda, ma emerge come un comportamento consolidato: mangiare meglio è percepito come una forma di tutela personale e prevenzione in un mondo esterno sempre più incerto.
Qualità o convenienza: chi vincerà nel carrello?
Il Rapporto Coop evidenzia come la ricerca della qualità abbia un suo peso nelle scelte, seppur in relazione costante con la convenienza. In questa ricerca del connubio “qualità/convenienza” i prodotti a marchio del distributore continuano a rafforzarsi, proprio perché riescono a soddisfare questo equilibrio, offrendo prodotti percepiti come affidabili, controllati e, allo stesso tempo, accessibili. Non a caso, la grande maggioranza dei manager food & beverage prevede un ulteriore aumento della spesa a questi destinata. Parallelamente, il rallentare della crescita dei discount, mette in luce un consumatore meno attratto esclusivamente dal prezzo e più attento al rapporto complessivo tra valore, servizio e fiducia.

La rotta del commercio al dettaglio
Per il 2026, il clima nel Largo Consumo appare prudente: solo il 12% dei manager food & beverage prevede un miglioramento, il 66% si attende stabilità e il 22% teme peggioramenti. Le intenzioni di acquisto alimentare mostrano una crescita contenuta (+0,9% in valore rispetto al 2025), compensata dall’aumento dei prezzi, che porta a una lieve riduzione dei volumi (-0,4%). La maggior parte degli intervistati attribuisce la possibilità di generare un miglioramento concreto a due fattori fondamentali: l’innovazione tecnologica e il capitale umano, indicati come priorità dal 57% e dal 47% dei manager rispettivamente. La sostenibilità ambientale resta un obiettivo praticabile (saldo +18 punti percentuali), mentre si considerano tra le principali criticità: il costo del lavoro, le materie prime e i margini.
Il documento integrale sarà consultabile a fine gennaio 2026 cliccando QUI!



















































































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