Dallo scarto alla risorsa: i sottoprodotti agro-industriali nell’alimentazione dei piccoli ruminanti

Il Green Deal europeo spinge verso sistemi agroalimentari sostenibili e circolari. Il riutilizzo dei sottoprodotti agro-industriali nell’alimentazione di ovini e caprini migliora la qualità nutrizionale del latte senza effetti sulla produzione

pecore-alimentazione
16 Gennaio, 2026

Il Green Deal europeo pone il sistema agroalimentare di fronte a sfide rilevanti, ma offre al contempo importanti opportunità. La transizione verso un modello produttivo più sostenibile, in grado di garantire un’adeguata disponibilità di alimenti per una popolazione mondiale in costante crescita (Castillo-Díaz et al., 2023; Jarosz, 2023; Sandri et al., 2023), rappresenta uno degli obiettivi più ambiziosi dell’Unione Europea, che mira a diventare una comunità climaticamente neutra entro il 2050 attraverso l’attuazione delle strategie previste dal Green Deal (Jarosz, 2023).

L’adozione di un modello di economia circolare, basato sulla riduzione degli scarti e sul loro recupero e riciclo in risorse secondarie di elevata qualità, costituisce una soluzione concreta per la tutela ambientale (Shurson, 2020; Bigdeloo et al., 2021). Ogni anno l’Unione Europea produce circa 2,2 miliardi di tonnellate di rifiuti, dei quali l’1,4% è attribuibile ai settori dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca (Bedoić et al., 2019). Una quota rilevante di tali rifiuti deriva dalle attività agro-industriali e comprende i cosiddetti sottoprodotti agro-industriali, il cui riutilizzo trova un’interessante applicazione nell’alimentazione animale.

Alcuni sottoprodotti sono già ampiamente impiegati nella nutrizione animale come fonte di proteine (ad esempio la farina di soia), di fibra altamente digeribile (polpe di barbabietola, bucce di soia) o di lipidi (semi di lino). Tuttavia, numerosi sottoprodotti definiti “non convenzionali” non vengono ancora valorizzati in modo adeguato e spesso non sono riutilizzati né correttamente smaltiti (Zihare et al., 2018). Questi sottoprodotti, derivanti dalla trasformazione di caffè, vino, birra, ortaggi e frutta, comprendono materiali quali foglie, semi, bucce e polpe e risultano particolarmente interessanti per l’alimentazione animale grazie al loro contenuto in nutrienti di valore, soprattutto nell’area mediterranea (Kasapidou et al., 2015; Klingel et al., 2020; Gómez-García et al., 2021; Jimenez et al., 2021; Carta et al., 2022).

Oltre al profilo nutrizionale, molti sottoprodotti non convenzionali sono caratterizzati da un elevato contenuto di composti bioattivi, in particolare polifenoli, una classe eterogenea di metaboliti secondari delle piante dotati di spiccata attività antiossidante (Correddu et al., 2020). I benefici dei polifenoli sulla salute umana sono ampiamente documentati e includono la prevenzione dei processi ossidativi, dell’infiammazione, delle patologie cardiovascolari e dell’attività tumorale (Joseph et al., 2016; Niedzwiecki et al., 2016; Serino e Salazar, 2018). Analogamente, negli animali, questi composti mostrano un elevato potenziale per il miglioramento dello stato sanitario (Stover e Watson, 2013; López-Andrés et al., 2013; Pathak, 2013; Gessner et al., 2017; Nudda et al., 2023), delle performance produttive e della qualità dei prodotti di origine animale (Correddu et al., 2016; Nudda et al., 2019; Valenti et al., 2019), oltre a contribuire alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra (Hadidi et al., 2024).

La composizione chimica dei sottoprodotti è fortemente influenzata dal tipo di materia prima e dai processi industriali adottati, rendendoli potenziali fonti di proteina grezza, lipidi e fibra, seppur con un’elevata variabilità (Correddu et al., 2023; García-Rodríguez et al., 2019). Di conseguenza, la possibilità di un loro impiego efficace nelle diete animali dipende dalla composizione nutrizionale, dalla risposta degli animali e dalla sostenibilità economica dell’alimentazione (Halmemies-Beauchet-Filleau et al., 2018). Questa complessità spiega la variabilità dei risultati osservati in letteratura, anche in presenza dello stesso sottoprodotto.

In questo contesto, l’impiego della meta-analisi per la revisione di un elevato numero di studi risulta particolarmente utile per aumentare la qualità delle evidenze scientifiche (Stogiannis et al., 2024) e per fornire risultati più solidi e affidabili sugli effetti dei sottoprodotti sulla produzione e sulla qualità del latte dei piccoli ruminanti.

In questo quadro si inserisce la presente ricerca, condotta dalla Sezione di Scienze Zootecniche del Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari, che da diversi anni porta avanti studi volti a valutare le potenzialità del riutilizzo dei sottoprodotti nell’alimentazione animale. Lo studio, coordinato dalla Prof.ssa Anna Nudda, ha avuto come obiettivo quello di valutare gli effetti della supplementazione alimentare con sottoprodotti ricchi in polifenoli sulla produzione e sulla composizione del latte, nonché sul profilo degli acidi grassi, in pecore e capre da latte. La ricerca è stata condotta attraverso una revisione sistematica della letteratura scientifica, includendo esclusivamente studi relativi alle specie ovina e caprina, con dati estratti da 41 articoli scientifici. I sottoprodotti considerati provenivano dalle filiere di trasformazione di uva, oliva, pomodoro, agrumi, cacao e caffè.

I risultati hanno evidenziato che l’inclusione dei sottoprodotti nella dieta di ovini e caprini non influisce sulla produzione di latte. Dal punto di vista qualitativo, nelle pecore l’utilizzo dei sottoprodotti comporta un aumento degli acidi grassi monoinsaturi (MUFA), dell’acido oleico e dell’acido vaccenico, accompagnato da una riduzione degli acidi grassi saturi (SFA). Inoltre, i PUFA, i PUFA n-3, il VA e l’acido linolenico risultano positivamente correlati al dosaggio di polifenoli nella dieta.

Analogamente, nelle capre l’inclusione dei sottoprodotti nella dieta determina una riduzione degli SFA e un incremento dei MUFA, del VA, dell’acido linolenico e dell’acido rumenico, mentre il dosaggio di polifenoli non sembra influenzare significativamente questi parametri.

In conclusione, lo studio dimostra che l’integrazione di sottoprodotti agro-industriali nella dieta di pecore e capre non modifica la produzione lattea, ma migliora in modo significativo la qualità nutrizionale del grasso del latte, grazie alla riduzione degli acidi grassi saturi e all’aumento di quelli insaturi, in particolare dell’acido vaccenico e, nel latte caprino, dell’acido rumenico. Inoltre, l’utilizzo dei sottoprodotti agro-industriali come alimenti zootecnici a basso costo ed ecocompatibili risponde alle crescenti esigenze di sostenibilità dei sistemi di produzione zootecnica.

La presente nota  è una sintesi del seguente articolo scientifico pubblicato dalla rivista animal. Nudda, A., Carta, S., Correddu, F., Caratzu, M. F., Cesarani, A., Hidalgo, J., Pulina, G., & Lunesu, M. F. (2025). A meta-analysis on use of agro-industrial by-products rich in polyphenols in dairy small ruminant nutrition. animal, 101522. https://doi.org/10.1016/j.animal.2025.101522.

Autore

Mondina Lunesu,

sotto la supervisione del

Gruppo editoriale ASPA: Giuseppe Conte, Alberto Stanislao Atzori, Fabio Correddu, Luca Cattaneo, Gabriele Rocchetti, Antonio Natalello, Sara Pegolo, Aristide Maggiolino, Antonella Della Malva, Giulia Gislon, Manuel Scerra.

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