Il Parlamento europeo frena il Mercosur con una manciata di voti, ora la parola ai giudici
Il 21 gennaio 2026, presso la sede di Strasburgo, l’assemblea ha votato il rinvio dell’accordo commerciale tra UE e Mercosur alla Corte di giustizia dell’Unione europea per verificarne la compatibilità legale con i trattati, bloccando la ratifica degli accordi

Continua la storia infinita degli accordi UE-Mercosur. Mercoledì 21 gennaio 2026 il voto contrario del Parlamento europeo segna un’ulteriore battuta d’arresto per il trattato UE-Mercosur dopo ventisei anni di negoziati. Deferendo il testo alla Corte di giustizia, il Parlamento ha sospeso il processo di ratifica per verificare la legittimità giuridica di un’intesa che preoccupa la filiera zootecnica per i divari regolatori su ormoni e fitofarmaci.
La mozione che ha portato al rinvio legale è stata proposta e sostenuta da una specifica area politica dell’Eurocamera: si tratta dei gruppi parlamentari della Sinistra (The Left), dei Verdi (Greens) e di una parte dei Liberali (Renew), e passata con 334 favorevoli contro 324 contrari.
Oltre la firma
L’accordo di partenariato economico firmato ufficialmente il 17 gennaio 2026 ad Asunción, in Paraguay, ha messo in stato di massima allerta l’intero settore zootecnico italiano ed europeo. La firma, avvenuta alla presenza di Ursula von der Leyen e dei leader sudamericani, prometteva di creare la più vasta area di libero scambio al mondo, eliminando i dazi sul 91% delle merci europee in uscita e sul 92% dei prodotti del Mercosur in entrata.
Divari tecnici e sicurezza nel piatto: il nodo della reciprocità
Il vero punto di rottura tra la Commissione europea e gli operatori dell’allevamento risiede nel cosiddetto “risk-hazard divide”, ovvero la profonda distanza tecnica tra i sistemi di controllo. Questa mancanza di “clausole specchio” rischia di generare una concorrenza sleale, secondo i detrattori. La zootecnia italiana, basata sulla qualità certificata e sulla tracciabilità obbligatoria, si troverebbe così a competere con un modello estrattivo che favorisce la deforestazione dell’Amazzonia per fare spazio a nuovi pascoli e coltivazioni di soia industriale. Il ricorso al rinvio legale pone l’obiettivo di chiarire se sia possibile importare cibo che non rispetta le regole imposte agli agricoltori interni, minando di fatto gli obiettivi di sostenibilità del Green Deal.
Dalla firma politica al rinvio legale, la forza dei trattati
La decisione del Parlamento europeo di bloccare l’accordo già firmato si basa su un preciso strumento giuridico: l’articolo 218, paragrafo 11, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE). Questo meccanismo permette al Parlamento o agli Stati membri di richiedere un parere preventivo alla Corte di Giustizia sulla compatibilità di un accordo internazionale con l’ordinamento comunitario.
Il voto, passato con uno scarto di soli dieci voti (334 favorevoli contro 324 contrari), sospende automaticamente l’iter di ratifica finale, spostando la partita dal piano politico a quello giudiziario. Uno dei punti centrali al vaglio dei giudici di Lussemburgo sarà la pratica dello “splitting“, ovvero la divisione dell’accordo in due parti per separare la competenza commerciale (iTA) esclusiva dell’UE dal resto del trattato, che faciliterebbe, forse eccessivamente, l’approvazione, senza il passaggio dai singoli parlamenti nazionali. La Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) avrà il compito di verificare se questa procedura di divisione sia compatibile con i trattati europei o meno.
In attesa del pronunciamento della Corte, che potrebbe richiedere molti mesi, la ratifica definitiva è posticipata, anche se resta aperta la possibilità teorica di un’applicazione provvisoria dei soli capitoli commerciali, su cui il Consiglio dovrà decidere politicamente.
Il sentiment delle associazioni di categoria
Per Confagricoltura “Il voto dell’Europarlamento è in linea con la posizione che Confagricoltura ha sempre difeso e mostra chiaramente quanto questo accordo sia divisivo e non vantaggioso per l’agricoltura italiana ed europea”.
Per CIA “La manifestazione di ieri a Strasburgo è stata determinante e andrà avanti, nelle forme più opportune, affinché la sospensione della ratifica rappresenti, adesso, un tempo utile per far rispettare le nostre condizioni in questo, come in tutti i futuri negoziati commerciali”.
Per Coldiretti “Se il trattato fosse andato in porto si sarebbe creato un precedente gravissimo con un Parlamento bypassato, svuotato delle sue prerogative, ridotto a mera formalità e incapace di esercitare controllo democratico su decisioni che incidono sulla sicurezza alimentare dei cittadini consumatori, sull’agricoltura europea e sulle politiche comunitarie, a partire dalla Pac”.
Copagri: “Nel ringraziare tutti gli europarlamentari, che ancora una volta hanno dato prova di grande sensibilità, dimostrando di dare ascolto alle legittime istanze del settore agricolo, ribadiamo la necessità di approfittare di questa ‘sosta forzata’ per continuare a lavorare sulle misure necessarie a garantire il pieno rispetto del principio di reciprocità e della sostenibilità delle produzioni in chiave ambientale e sociale ma anche e soprattutto economica e commerciale”.



















































































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