Mais brachitico: effetto sulla qualità dell’insilato e sull’efficienza energetica in lattazione
Uno studio che indaga l’impatto di un ibrido a bassa statura sulla digeribilità della NDF, sull’energia metabolizzabile e sulla produzione di latte nelle vacche ad alta produzione

Il mais insilato resta il fulcro dell’alimentazione delle vacche da latte ad alta produzione. Negli ultimi anni, però, l’attenzione di tecnici e allevatori si è spostata sempre di più dalla sola resa in campo alla qualità nutrizionale del foraggio e alla sua capacità di migliorare l’efficienza alimentare. In questo contesto si inserisce lo studio di Catellani et al. (2025), che ha valutato l’impiego di un nuovo ibrido di mais brachitico a bassa statura per la produzione di insilato destinato a vacche in lattazione.
Cos’è il mais brachitico e perché interessa la zootecnia
Il mais brachitico è caratterizzato da internodi più corti, che determinano una pianta più bassa ma più stabile e adatta a densità di semina elevate. Dal punto di vista agronomico questo si traduce in un maggiore harvest index, con una quota più elevata di spiga rispetto alla parte vegetativa. Per la zootecnia il vantaggio è chiaro: più spiga significa più amido, mentre la riduzione della componente fibrosa e della lignificazione porta a una maggiore digeribilità della NDF. Il risultato è un insilato potenzialmente più energetico e più efficiente nella razione.
La prova sperimentale
Nello studio sono state confrontate due razioni identiche, contenenti la stessa percentuale di insilato di mais (38,5% della sostanza secca), differenziate esclusivamente dal tipo di ibrido:
- insilato da mais tradizionale ad alta statura (TSC),
- insilato da mais brachitico a bassa statura (SSC).
Le diete erano formulate per avere livelli simili di proteina grezza, amido e NDF, in modo da isolare l’effetto della qualità della fibra. Ventiquattro vacche Frisone in lattazione sono state seguite per 70 giorni, monitorando ingestione, comportamento alimentare, digeribilità e produzione di latte.
Un insilato più digeribile
L’insilato di mais brachitico ha mostrato:
- minori contenuti di NDF, ADF e lignina,
- maggiore digeribilità della fibra (NDFD),
- più amido e una maggiore energia metabolizzabile, se calcolata considerando la digeribilità della NDF.
In pratica, pur partendo da razioni formulate in modo simile, il mais brachitico ha fornito più energia realmente disponibile per la vacca.
Ingestione e comportamento alimentare
Le vacche alimentate con insilato brachitico hanno mostrato:
- una riduzione dell’ingestione di sostanza secca,
- pasti più frequenti, ma di dimensioni più contenute,
- tempi di ruminazione complessivamente simili rispetto al gruppo controllo.
Questo comportamento suggerisce una regolazione metabolica dell’ingestione, legata alla maggiore densità energetica della razione, piuttosto che un limite fisico di riempimento ruminale.
Effetti sulla produzione di latte
Nonostante la minore ingestione, le vacche alimentate con insilato brachitico hanno prodotto:
- circa 1,8 kg di latte in più al giorno per capo,
- senza variazioni significative nella composizione del latte (grasso, proteina, lattosio),
- senza effetti negativi sulle attitudini alla caseificazione.
Dal punto di vista pratico, questo si traduce in una migliore efficienza alimentare, ovvero più latte prodotto per kg di sostanza secca ingerita.
Indicazioni per allevatori e tecnici
I risultati indicano che l’insilato di mais brachitico può rappresentare:
- una valida alternativa agli ibridi convenzionali per l’alimentazione delle vacche in lattazione,
- uno strumento per aumentare l efficienza della razione senza modificare radicalmente la formulazione,
- un’opportunità per ridurre il costo alimentare per kg di latte,
- un contributo concreto alla sostenibilità aziendale, grazie a un miglior uso dell’energia del foraggio.
Conclusioni
L’utilizzo di nuovi ibridi di mais per l’insilamento, come il mais brachitico, conferma quanto la qualità del foraggio sia centrale nel determinare le performance produttive in stalla. Migliorare la digeribilità della fibra e la densità energetica dell’insilato consente alle vacche di produrre più latte con meno alimento, senza penalizzare la qualità del prodotto finale. Un risultato che parte dal campo, ma che trova la sua vera valorizzazione in stalla.
La presente nota è una sintesi del seguente articolo scientifico pubblicato dalla rivista Journal of Dairy Science, dove è riportata tutta la letteratura citata: “Effect of silage from a new brachytic corn hybrid with a high harvest index on feeding behavior and performance of lactating dairy cow“. A. Catellani1, C. Mastroeni1, L. F. Ferraretto2, A. Fiorini3, E. Trevisi1,4, J. L. Pellet5, E. Badalotti5, M. Battisti5, and A. Gallo1,4
1 – Department of Animal Science, Food and Nutrition, Università Cattolica del Sacro Cuore, Via E. Parmense 84, 29122, Piacenza, Italy.
2 – Department of Animal and Dairy Sciences, University of Wisconsin–Madison, Madison, WI 53706.
3 – Department of Sustainable Crop Production, Università Cattolica del Sacro Cuore, Via E. Parmense 84, 29122, Piacenza, Italy.
4 – Romeo and Enrica Invernizzi Research Center for Sustainable Dairy Production of the Università Cattolica del Sacro Cuore (CREI), Via E. Parmense 84, 29122, Piacenza, Italy.
5 – Bayer Crop Science, Olmeneta, Italy.
Autore: DiANA – Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza















































































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