Bufalantia racconta la selezione genetica della bufala: il ruolo di ANASB
Raccolta dati, valutazioni morfologiche e indici genetici: un approfondimento sulle attività svolte a cura del direttore Gabriele Di Vuolo

Con la rubrica Bufalantia, noi di Ferrero Mangimi insieme a Ruminantia, abbiamo avviato un percorso editoriale dedicato all’approfondimento del mondo bufalino italiano. La rubrica è pensata per allevatori, operatori zootecnici, veterinari e tecnici specializzati, con l’obiettivo di offrire contenuti scientifici, aggiornamenti tecnici, interviste dal campo e approfondimenti utili a favorire conoscenza, innovazione e sviluppo della filiera. In questo quadro abbiamo ritenuto particolarmente interessante dedicare uno spazio alla presentazione delle strutture che si occupano di selezione genetica della Bufala Mediterranea Italiana, elemento chiave per il futuro della specie. La prima realtà, che oggi vi presentiamo, è ANASB, l’Associazione Nazionale Allevatori della Specie Bufalina, e lo facciamo grazie alla disponibilità del direttore, dottor Gabriele Di Vuolo, a rispondere ad alcune domande.
Innanzitutto, direttore, può spiegarci chi è ANASB?
«ANASB è l’Associazione Nazionale Allevatori della Specie Bufalina per la razza Bufala Mediterranea Italiana (BMI). In qualità di Ente Selezionatore, ha il compito di raccogliere, organizzare, custodire e valorizzare i dati relativi agli animali, trasformando informazioni fondamentali come genealogie, produzioni, valutazioni morfologiche, dati genetici e genomici in strumenti certificati, affidabili e concreti a supporto della selezione. La mission è accompagnare gli allevatori verso scelte sempre più consapevoli e mirate, orientate al miglioramento della qualità degli animali, all’aumento dell’efficienza degli allevamenti e alla sostenibilità dell’intera filiera.»

Quali sono le attività che l’associazione porta avanti?
«Le attività di ANASB comprendono la gestione del Libro Genealogico, la raccolta dei dati in azienda, le valutazioni morfologiche, l’elaborazione degli indici genomici, la tutela della biodiversità e il supporto tecnico agli allevatori. Oggi la selezione della Bufala Mediterranea Italiana non riguarda soltanto quanto latte produce un animale, ma anche come lo produce: con salute, efficienza, fertilità, longevità e sostenibilità. In questo contesto il dato diventa strategico: ogni informazione raccolta in allevamento contribuisce a costruire un sistema selettivo moderno e affidabile, capace di rispondere alle nuove esigenze produttive, ambientali e sociali.»
Quale sarà la “bufala del futuro”?
«La “bufala del futuro” non è più una prospettiva lontana. Grazie alla genomica, che consente valutazioni più precise e rapide, è possibile accelerare il progresso genetico e individuare in anticipo i soggetti migliori per programmare accoppiamenti sempre più mirati. La genomica apre, inoltre, nuove prospettive legate alla qualità del latte e alla nutraceutica: si inizia infatti a parlare di latte nutraceutico, ovvero alimenti che, oltre al valore nutrizionale, possono contribuire al benessere e alla salute del consumatore. Parallelamente, cresce l’attenzione verso animali più resilienti alle malattie, più adattabili e capaci di mantenere elevate performance produttive con minore impatto sanitario e ambientale. È un approccio pienamente inserito nella visione “One Health”, dove salute animale, salute umana e sostenibilità ambientale sono strettamente collegate. ANASB sta lavorando su tutti questi aspetti, mantenendo sempre centrale la sostenibilità economica della stalla. L’obiettivo è costruire una bufala più completa: produttiva, funzionale, efficiente e capace di generare valore lungo tutta la filiera.»

Si può immaginare per il prossimo futuro un’attitudine produttiva diversa da quella del latte?
«Il latte resterà la principale attitudine della BMI, fortemente legata a eccellenze del Made in Italy come la mozzarella di bufala, ma assumeranno crescente importanza anche la valorizzazione della carne, la rusticità e il ruolo della specie nella gestione e valorizzazione dei territori. La sfida dei prossimi anni sarà. quindi. quella di selezionare una bufala capace di rispondere alle esigenze degli allevatori, dei trasformatori e dei consumatori, contribuendo allo sviluppo di una filiera sempre più solida, sostenibile e competitiva.»















































































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