Fertilizzanti: l’UE lancia il Piano d’Azione per l’autonomia strategica e il sostegno immediato agli agricoltori

La Commissione Europea ha adottato un nuovo Piano d’Azione per i fertilizzanti volto a contrastare l’impennata dei costi e la dipendenza dalle importazioni. Netta la posizione delle associazioni di categoria che richiedono azioni concrete e massima attenzione

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20 Maggio, 2026

La Commissione europea ha presentato a Strasburgo il 19 maggio 2026 il nuovo Piano d’Azione per i Fertilizzanti per rispondere alla volatilità dei prezzi e alle interruzioni delle catene di approvvigionamento, aggravate dai conflitti in Medio Oriente e in Ucraina. Attraverso una strategia su due binari, Bruxelles intende combinare misure di sostegno finanziario immediato e azioni strutturali a lungo termine per rafforzare l’industria domestica e accelerare la transizione verso fertilizzanti a basse emissioni di carbonio e di origine biologica. Tale approccio integrato risponde alla richiesta degli agricoltori di accesso a nutrienti a prezzi ragionevoli per la prossima stagione di semina, riducendo al contempo la dipendenza strategica dai combustibili fossili e dalle importazioni da paesi terzi.

La vulnerabilità del mercato dei nutrienti

L’Europa sconta oggi una forte dipendenza dall’estero per le materie prime fondamentali, importando circa il 30% del fabbisogno di fertilizzanti azotati, il 70% di quelli fosfatici e il 40% di quelli potassici. La produzione di ammoniaca, base dei concimi azotati, è particolarmente critica poiché dipende dal gas naturale sia come materia prima sia come fonte energetica, rappresentando circa il 70-80% dei costi operativi dell’industria. La recente escalation militare in Medio Oriente ha ulteriormente destabilizzato il mercato, influenzando una regione che gestisce tra il 20% e il 30% delle esportazioni globali di urea e ammoniaca. Questa situazione ha spinto i prezzi a livelli insostenibili, rendendo difficile per gli agricoltori assorbire i costi di produzione e mettendo a rischio le rese dei raccolti dei cicli futuri.

Le proposte della Commissione

Le proposte della commissione si articolano in sostegno finanziario, nuove misure del mercato, tra CBAM e dazi, promozione della circolarità in economia e carbon farming. L’aiuto economico si avvalerebbe della Politica Agricola Comune per creare schemi di flessibilità nei pagamenti anticipati, oltre a un pacchetto finanziario per fornire liquidità immediata agli allevatori e agli agricoltori più colpiti. 

Tra gas e idrogeno verde

Per superare la crisi dei combustibili fossili, il piano proposto dalla Commissione promuove la decarbonizzazione dell’industria, attraverso l’uso di idrogeno rinnovabile per la produzione di “ammoniaca verde”. Sebbene questa tecnologia richieda investimenti massicci e debba affrontare costi di produzione inizialmente superiori rispetto alle attuali alternative tradizionali (come il metodo Haber-Bosch), essa rappresenterebbe la chiave per l’autonomia energetica e climatica dell’Europa. La Commissione intende facilitare l’accesso ai fondi per l’innovazione e la modernizzazione, assicurando che il settore dei fertilizzanti non resti indietro rispetto ad altri comparti energivori. Il passaggio a processi produttivi a basse emissioni deve però essere bilanciato, al fine di non compromettere la capacità finanziaria degli agricoltori durante la fase di transizione.

Una spinta all’economia circolare

Un pilastro fondamentale della strategia riguarda l’incentivazione dei fertilizzanti organici e “bio-based” derivati da biomasse interne, dalle alghe e dal recupero di nutrienti dai fanghi di depurazione. In questo contesto, la Commissione dichiara che sta lavorando per chiarire le regole di attuazione della Direttiva Nitrati, cercando di allinearle alle esigenze operative del calendario agricolo per facilitare l’uso dei digestati. L’introduzione dei materiali RENURE (Recovered Nitrogen from Manure) permetterebbe già oggi di sostituire parte dei concimi minerali senza compromettere la protezione delle acque, puntando a estendere tali possibilità anche ai residui della digestione anaerobica. La rimozione degli ostacoli burocratici e la creazione di mercati pilota per i prodotti biostimolanti sono passi cruciali per rendere queste alternative competitive sul mercato unico.

I dati della crisi 

Le statistiche evidenziano un quadro allarmante, con i prezzi dei fertilizzanti azotati che nell’aprile 2026 sono aumentati del 40% rispetto a febbraio dello stesso anno, attestandosi al 70% sopra la media del 2024. Solamente in Italia, secondo CIA,  tra aprile 2025 e aprile 2026, il costo dell’urea ha registrato un incremento dell’81%, mettendo in ginocchio molte filiere produttive. I fertilizzanti pesano mediamente oltre il 7% sui costi di input agricoli complessivi, ma questa quota sale drasticamente fino al 16% per le aziende specializzate in seminativi. Per mitigare questo impatto, l’UE ha introdotto eccezioni temporanee al meccanismo CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), applicando un ricarico forfettario dell’1% anziché del 10-30% previsto sugli altri settori, riducendo così l’onere finanziario immediato per gli importatori e, di riflesso, per gli agricoltori.

Le associazioni di categoria tra critiche e attese

Le organizzazioni di categoria hanno accolto il piano con riserve, sottolineando la necessità di interventi ancora più incisivi e tempestivi. Confagricoltura, durante una manifestazione a Strasburgo, ha inviato un messaggio chiaro alla Commissione: “È il tempo di intervenire ora, non c’è più tempo da aspettare, … investire in agricoltura significa investire nell’Unione Europea, … l’Urea è passata da 300 a 1.000 euro a tonnellata, il costo del gasolio da 70 centesimi a quasi 2 euro al litro. Com’è possibile andare avanti con questi costi? È il motivo per cui noi vogliamo sensibilizzare la Commissione. Ora o mai più.”  L’associazione ha evidenziato che l’esplosione dei costi energetici e delle materie prime rende impossibile proseguire senza un piano realmente ambizioso. Anche la Cia-Agricoltori Italiani ha espresso criticità, definendo il piano insufficiente rispetto alla portata dell’emergenza. Il presidente nazionale Cristiano Fini ha dichiarato: “Il piano proposto da Bruxelles non basta. Agli agricoltori servono risposte immediate, non promesse future… occorre sospendere immediatamente il CBAM sui fertilizzanti ed eliminare dazi che aggravano il quadro”. Anche Coldiretti fa sentire la sua voce: “La Commissione Von Der Leyen continua a scaricare su agricoltori e indirettamente su consumatori nuovi costi e vincoli burocratici, colpendo direttamente la competitività del settore e mettendo a rischio la sovranità alimentare europea. Abbiamo ribadito con chiarezza le nostre richieste, a partire dalla sospensione del CBAM applicato ai fertilizzanti, che si traduce di fatto in una nuova tassa sulle imprese agricole europee. Una scelta che arriva mentre il settore è già sotto pressione per l’aumento dei costi energetici, le fragilità delle catene di approvvigionamento e un contesto geopolitico internazionale sempre più instabile”. Per Copagri “Gli ingenti rincari dei prezzi dei fertilizzanti, legati a doppio filo alle forti tensioni internazionali, stanno mettendo a serio rischio la continuità delle semine, con possibili conseguenze dirette sulla sovranità alimentare nazionale e comunitaria; tali aumenti, inoltre, palesano la necessità di interventi decisamente più coraggiosi e impattanti di quelli ipotizzati dall’Esecutivo Ue”. Lo sottolinea il presidente della Copagri Tommaso Battista.

Prospettive per la sovranità alimentare europea

La creazione di un partenariato per la catena del valore dei fertilizzanti dovrà favorire il dialogo tra produttori, agricoltori e Stati membri per stabilizzare il mercato e aumentare la trasparenza sui prezzi. Guardando al futuro, l’integrazione del sistema di certificazione per il Carbon Farming potrebbe offrire agli agricoltori nuove fonti di reddito legate all’efficienza nell’uso dei nutrienti. Solo attraverso un rafforzamento della produzione interna e una maggiore efficienza agronomica l’Europa potrà proteggersi da futuri shock geopolitici, garantendo cibo a prezzi accessibili per i consumatori e stabilizzando il settore primario.

 

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