Carbonchio ematico, confermato nuovo focolaio in Campania

Un focolaio di Bacillus anthracis in un gregge di pecore in Campania riaccende l’attenzione sul carbonchio ematico, una zoonosi rara ma ancora presente

pecore - campo - ovini - pastore
17 Luglio, 2026

Sono 5 le pecore morte improvvisamente nella regione Campania che hanno dato il via alle indagini da parte dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale (IZS) del Mezzogiorno che ha confermato un focolaio di Bacillus anthracis.

Il Bacillus anthracis, appartenente al gruppo Bacillus cereus sensu lato, è un batterio Gram-positivo incapsulato anaerobio facoltativo altamente resistente nell’ambiente ed anche alle condizioni avverse grazie alla sua caratteristica di batterio sporigeno.

Si tratta dell’agente eziologico del carbonchio ematico negli animali e dell’antrace nell’uomo.

Dopo l’ingresso nell’organismo avviene la fagocitosi da parte dei macrofagi all’interno dei quali inizia la germinazione e quindi il risveglio della forma vegetativa in grado di replicarsi e produrre tossine letali ed edemigene. Negli animali al pascolo è causa di morte improvvisa, in particolare gli erbivori risultano maggiormente suscettibili e con forme cliniche più gravi rispetto ai carnivori.

Sono 79 gli animali suscettibili coinvolti nel focolaio riscontrato nella zona di San Gregorio Magno. Le autorità competenti hanno già messo in atto tutte le misure di contenimento e di sicurezza previste per limitare la diffusione del batterio ed i danni derivanti. Il test PCR per la diagnosi è stato esteso a tutto il gregge nel quale sono morte le 5 pecore.

Il Bacillus anthracis

Tuttora il carbonchio ematico è ancora endemico in molti Paesi del mondo, in particolare in Africa e Asia. Questo rappresenta un rischio per i Paesi che importano prodotti provenienti da aree endemiche, poiché questi possono risultare contaminati e provocare focolai nel bestiame. Nei Paesi più freddi i casi sono invece rari e generalmente associati alle importazioni. Tuttavia, i cambiamenti climatici e le modifiche degli ecosistemi potrebbero favorire la comparsa di focolai anche in aree precedentemente considerate a basso rischio.

Secondo l’OMS la sottostima dei casi, la mancata adozione di adeguate procedure di smaltimento e bonifica, la movimentazione e la vendita di carne, pelli e ossa di animali infetti con conseguente maggiore esposizione umana e maggiore contaminazione ambientale sono tutte conseguenze prevedibili nel momento in cui le epidemie diventano significative. Famoso è il caso dell’Iran del 1945 in cui sono morte più di un milione di pecore per carbonchio ematico, come in molti altri stati (Anthrax: a continuing concern in the era of bioterrorism, PMID: 16200179).

La segnalazione errata della malattia è talvolta anche causata dalla perdita di esperienza, interesse e formazione, in particolare nelle zone dove i casi sono sporadici o assenti da moltissimi anniLe spore di B. anthracis possono rimanere vitali per molti anni nelle carcasse degli animali, per questo è importante che il medico veterinario non esegua in campo la necroscopia degli animali morti se vi è sospetto di infezione da B. anthracis in quanto l’apertura della carcassa espone le forme vegetative all’ossigeno, favorendo la sporulazione e quindi la contaminazione ambientale dove le spore possono rimanere vitali anche per diversi decenni.

Nell’uomo la forma più diffusa è quella cutanea che se trattata tempestivamente ha una mortalità molto bassa inferiore all’1% ed è dovuta perlopiù a contatti con prodotti animali infetti come pelli, lana ed ossa. Negli anni sono stati sviluppati diversi vaccini sia per l’uomo che per il bestiame. In particolare i vaccini veterinari sono tutti costituiti da un ceppo vivo attenuato e non incapsulato, prodotti a partire da B. anthracis Sterne 34F2. 

Fonti: BENV, World Organisation for Animal Health (WOAH)

Autori: Laura Benvegnù

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